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Per accelerare su Expò 2015 la Moratti deve ritrovare Formigoni

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E così il consiglio dei ministri non è riuscito a varare - come si era impegnato a fare - l’organismo che dovrà gestire l’Expo 2015 di Milano. E la povera Letizia Moratti è stata costretta a fare assumere dal Comune di Milano tutto lo staff del comitato promotore (quello che ha gestito gloriosamente la partita, con il Bureau international, per l’aggiudicazione), a partire dal suo Paolo Glisenti, per consentire una continuità amministrativa più che mai necessaria. Naturalmente la furibonda offensiva giustizialista in atto spiega una parte dei fatti: Silvio Berlusconi non sempre riesce a essere sulla palla in questi giorni. E altrettanto giustificabile è Giulio Tremonti impegnato nell’impresa titanica di impostare il bilancio dello stato nel mese di luglio così da liberare, tra l’altro, il parlamento dall’orrendo trafficare autunnal-invernale connesso con il sistema di approvazioni delle Finanziarie invalso negli anni.

Qualche ritardo è dunque perfettamente comprensibile, ma sarebbe deleteria una condotta del governo che sottovalutasse quanto l’esposizione internazionale è decisiva non solo per rilanciare Milano ma tutta l’Italia. In questo senso è stato assolutamente bene che si siano trovati i soldi per Roma di fronte al blocco della liquidità lasciato in eredità da Walter Veltroni (anche se non si capisce perché Milano abbia provveduto a vendere le sue municipalizzate per finanziare il proprio sviluppo e la Capitale, pur in difficoltà, non lo faccia), ma è altrettanto bene che nel breve periodo non si facciano scherzi sull’esposizione milanese.

C’è chi riguardo a questa vicenda ha ricamato anche su possibili retroscena politici: nel centrodestra ci si preparebbe per il 2011 alla successione a Berlusconi che - sia che l’attuale premier vada al Quirinale sia che non riesca a raggiungere l’obiettivo - diventerà inevitabile. Dunque secondo queste voci Tremonti riterrebbe di avere guadagnato alcune chance in questo periodo per questa meta. E, sempre secondo queste voci, sarebbe anche un po’ preoccupato da una Moratti che l’Expo potrebbe lanciare sempre di più come star anche della scena nazionale. Sindaco di Milano, donna, non priva di risorse per le campagne elettorali, la Moratti sarebbe una concorrente con diversi atout. Da questo scenario deriverebbe il braccino particolarmente conto di Tremonti quando si tratta di tenere i rapporti con il Comune ambrosiano e in particolare di pianificare le ingenti risorse necessarie a gestire un evento complesso come la futura Expo (senza bisogno di aggiungere ulteriori malignità sulla supertassazione dei petrolieri).

Mah. Sembrano voci che forzano un corso degli eventi condizionato da tanti altri fattori con una spiegazione un po’ troppo pettegola. Comunque passata l’ondata giustizialista più violenta, non sarà male se Berlusconi riprenderà in mano tutta la faccenda: nel corso dei prossimi mesi il tema dei rapporti Nord-Sud diventerà decisivo per le scelte del governo, tenendo conto che uno dei nodi di fondo dell’azione dell’esecutivo sarà quello del federalismo fiscale. Nello sforzo di saldare tutto il Paese in un’opera di risanamento e di rilancio dello sviluppo, Berlusconi questa volta conta anche su una migliore disponibilità politica leghista. Dopo la lezione  delle modifiche federaliste alla Costituzione approvate dal solo centrodestra e che sono state bocciate con un referendum che ha visto protagonista il no del Sud, Umberto Bossi (e il suo fido compagno d’armi Roberto Maroni) hanno cambiato atteggiamento sulle scelte pro Meridione. E questo atteggiamento “leghista” conta anche sull’azione politica tremontiana sempre attenta a Bossi e ai suoi. In questo senso non manca lo spazio per un’iniziativa con ampia visione nazionale nella quale incastonare perfettamente un’intransigente difesa degli impegni presi sull’Expo 2015.

Certo anche la Moratti dovrebbe un po’ riflettere sulle ultime vicende. Soprattutto quando le questioni diventano nazionali, accanto alla buona amministrazione, alle ragioni in sé sensate, ci vuole anche un po’ di politica. In questo contesto avere trascurato di costruire un saldo rapporto con Roberto Formigoni, governatore della Lombardia, ha indebolito l’iniziativa del sindaco di Milano. Eppure negli ultimi mesi, per esempio sul caso Malpensa sul quale sia Berlusconi sia Tremonti erano all’inizio apparsi molto scettici, si era ben compreso come quando la Moratti e Formigoni marciano d’intesa, siano praticamente invincibili. Troppa politica magari fa male. Ma in modica quantità, è indispensabile.

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