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Il ritorno del nucleare/11

Per Franceschini la politica energetica dell’Italia non passa dal nucleare

Come già accennato in uno dei primi articoli di questo dossier, un elemento centrale di una sana politica energetica  in particolare per quanto riguarda il nucleare è un certo grado di supporto bipartisan. Nel migliore dei casi, come accade in Gran Bretagna e, anche se con qualche riserva, negli Stati Uniti, tutti e due i maggiori partiti sono d’accordo sulla necessita ‘ di un rilancio dell’energia nucleare. In altri casi, il nucleare è un elemento cardine della politica energetica e non viene messo in dubbio da un cambio di governo, come in Francia. Ma come minimo ci si dovrebbe aspettare che entrambi gli schieramenti, governo e opposizione, riconoscano il comune problema, abbiano gli stessi obiettivi, e siano aperti ad un dialogo ragionevole e ben informato sui mezzi per raggiungerli.

In Italia, purtroppo, tale comprensione e dialogo ancora non c’è. Nel ‘ritorno del nucleare’ si è finora fatto affidamento solo sulla forza del corrente governo e la volonta’ di affrontare con serietà le sfide del futuro. L’industria italiana è pronta per tale sfida. Il governo italiano sta facendo il necessario.

L’opposizione ancora non si muove, anzi nega e si rifugia in desueti e ingannevoli luoghi comuni. Dario Franceschini, sul numero di giugno del mensile free press 'Pocket', recentemente ha affermato “Credo che la futura politica energetica dell'Italia non dovrà necessariamente essere fondata sul nucleare"."In Europa - aggiunge - si aspettano gli impianti di quarta generazione, per questo praticamente non ci sono centrali in costruzione e la Germania ha annunciato l'uscita graduale dal nucleare. Mi sembra che si faccia un gran parlare di questo per non fare niente per le energie alternative: solare, eolico che fine hanno fatto? Siamo i fanalini di coda in Europa e il governo aveva cominciato col tagliare il contributo alle ristrutturazioni energeticamente sostenibili.”

In primo luogo, non e’ vero che in Europa non ci sono nuove centrali – due sono in costruzione in Slovacchia, una in Finlandia ed una in Francia. Le ultime due sono oltretutto di Generazione III+, quindi di ultima generazione, moderne, efficienti e sicure. Pochi in realtà aspettano solo la quarta generazione, che probabilmente non sara’ disponibile per più di dieci anni. Infatti, chi vuole la quarta generazione non aspetta ma cerca di guadagnare esperienza con impianti di terza generazione. Olanda, Svizzera, Svezia; non si contano i paesi d’Europa che vogliono un ritorno del nucleare. Pure in Germania il dibattito sul futuro del nucleare è probabile che si riaprirà – la politica del phase out è sempre più in questione. Quindi, a quale Europa si riferisce Franceschini? In secondo luogo, l’Italia non è il fanalino di coda nei riguardi delle energie alternative, ed il nucleare non è in opposizione alle rinnovabili. Ancora una volta l’opposizione ripropone argomenti superati e fallaci. 

Quindi, se non c’e’ un supporto bipartisan, significa che il nucleare in Italia non si può realizzare? Non necessariamente. Ma ci vogliono due elementi fondamentali: un rapido progresso nel processo legislativo, e un processo consultativo col pubblico che cementi il supporto per il nucleare tra la popolazione. Il primo elemento sta facendo progressi, anche se lenti. Il ddl manovra con delega sul nucleare è stato approvato dal senato il mese scorso ed è ora alla camera per approvazione finale (attesa prima della fine del mese). Non sottovalutiamo tale momento. Una legislazione anche se imperfetta che finalemente apre la porta al nucleare e punta verso una nuova seria politica energetica è un segnale importante.

Il secondo elemento non e’ ancora in piedi ma deve essere affrontato e lanciato al più presto. Un’opinione pubblica ben informata è più probabile che sia in favore del nucleare e meno suscettibile ad improvvisi cambi di rotta nel caso che il governo (di qualunque schieramento) abbia dei ripensamenti nel futuro. Proiettiamoci nel futuro per un momento, al tempo delle prossime elezioni politiche (diciamo nel 2013). Con legislazioni approvate, tecnologie approvate, consorzi stabiliti, investimenti pronti ed un’opinione pubblica favorevole. Quale governo farebbe marcia indietro? Senza almeno un piano alternativo valido e realistico? E’ solo in questa maniera, con chiarezza, trasparanza, e determinazione che il nucleare puo’ ritornare in Italia anche senza un completo supporto bipartisan.
 

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5 COMMENTS

  1. No al nucleare, al di là delle stupide ideologie.
    I motivi per cui il nucleare è da considerarsi oramai una tecnologia non più conveniente (se mai lo è stata) sono molteplici e non necessariamente e strettamente legati al fattore ambientale dello smaltimento delle scorie o del rischio radioattività delle zone circostanti le centrali di produzione. Cercando di evitare di riempire il mio intervento di numeri, percentuali e dati che possono annoiare, confondere e che comunque si possono reperire facilmente anche in rete nei siti specializzati, vorrei provare a sintetizzare alcuni concetti che nonostante siano piuttosto ovvi e spesso banali, sembra non riescano ad attecchire (eufemismo) presso i media che in questi giorni trattano l’argomento. Prima di tutto ci sarebbe da chiedersi perché il Governo Berlusconi voglia reintrodurre la produzione di energia da fonti nucleari nel nostro Paese. Quali sono i motivi che muovono l’esecutivo a stringere rapporti con Paesi confinanti (senza nemmeno presentare la questione al Parlamento), ad elaborare e commissionare progetti, a sensibilizzare l’opinione pubblica circa gli effetti positivi della produzione nucleare? Le fonti governative risaltano principalmente due aspetti: il nucleare produce energia pulita, con impatto emissioni di CO2 pari a zero; l’energia prodotta avrà un costo al consumatore nettamente inferiore a quello attuale. Il primo aspetto, la presunta “pulizia” della produzione nucleare, è vero solo in parte. Se è vero infatti che il funzionamento della centrale non produce alcuna emissione di anidride carbonica, il famigerato gas principale attore nella formazione del fenomeno devastante dell’effetto serra, è necessario considerare nel computo dell’impatto ambientale il costo economico e inquinante che si sviluppa nella fase di reperimento del combustibile: l’uranio. Estrarre uranio, e prepararlo per il trattamento, ha un costo in termini di macchinari e processi intermedi notevole, e soprattutto determina una certa quantità di emissioni inquinanti, che invalidano in buona parte l’effetto positivo dell’emissione zero della centrale. Se a questo aspetto si somma il non trascurabile dettaglio che l’uranio è un elemento naturale finito, oltretutto di importazione, così come lo sono i combustibili fossili, si capisce come il primo vantaggio tracciato dai sostenitori del nucleare si sgonfia notevolmonte. Il secondo punto, l’economicità dell’energia prodotta, è ancora più improbabile. Un recente studio commissionato da Greenpeace e validato dal IPCC (il foro intergovernativo sul mutamento climatico), dal WEC (il consiglio mondiale sull’energia) e da un progetto parallelo dell’Università di Greenwich, ha evidenziato come a causa dei costi di realizzazione, dei lunghi periodi di costruzione, degli enormi contributi pubblici necessari, delle preoccupazioni riguardo la sicurezza e alle incertezze legate a tecnologie non ancora compiutamente testate, le centrali nucleari rappresentino un pericoloso e costoso diversivo per le politiche di salvaguardia del clima globale, con un impatto sociale, ambientale ed economico estremamente gravoso, che inficia totalmente il vantaggio di un costo a chilowattora inferiore sulla bolletta del consumatore. Nel mondo (esempi più eclatati in Giappone, India, Cina e Finlandia) i progetti di costruzione di centrali nucleari in corso sono molto al di sopra dei costi previsti in fase di progettazione (fino a +300% in India e Cina), per questioni principalmente legate a problematiche in materia di sicurezza del personale, dei cittadini e dell’ambiente circostante. Ciò determina inevitabilmente un accumulo di ritardi su ritardi per la messa in servizio delle centrali di nuova concezione (dai 66 mesi previsti in progettazione, ad una media di 120 in fase esecutiva – parliamo di dieci anni!). Un aumento nei tempi di costruzione porta a sua volta ad un incremento esponenziale dei costi, dovuto all’inevitabile lievitare degli interessi totali sul capitale prestato per costruire l’impianto. Spesso i Governi nazionali sono dovuti intervenire con ingenti finanziamenti a copertura degli sfori di budget (la Finlandia è sotto inchiesta da parte del Parlamento Europeo per questo motivo – aiuti di Stato non regolari), gravando ulteriormente sulla collettività in tempi di ristrettezze finanziarie e di crisi generalizzata. A questo scenario presente, si aggiunge la prospettiva futura di un mercato ancora più liberalizzato che determinerebbe un costo di realizzazione (e dunque di vendita dell’energia) ancora più elevato per via dei tassi di interesse che non sarebbero più coperti nei rischi di investimento dalla collettività (con tasse e sussidi di vario tipo). Ecco dunque che anche il secondo vantaggio si sgretola davanti ai freddi ed impietosi dati economici emersi dagli studi compiuti da organismi sovranazionali, imparziali e disinteressati. Per concludere, due parole sulle tecnologie. La tanto pubblicizzata quarta generazione, quella che dovrebbe sostituire l’uranio con il plutonio, ed essere più produttiva e sicura, è ancora in fase embrionale e gli esperti parlano di almeno 20 anni di studio prima della effettiva implementazione del progetto. Con la tecnologia della terza generazione avanzata, non è stata nemmeno completata l’unica centrale in costruzione per problemi legati proprio alla sicurezza ambientale. Con la terza generazione è stato completato un solo impianto (in Giappone) che ha già presentato diversi problemi legati ad un difetto di costruzione (una crepa che sta liberando materiale radioattivo nell’ambiente circostante). In buona sostanza, di fatto, siamo ancora fermi alla seconda generazione, quella che ci portiamo dietro (seppur con alcune ovvie migliorie dettate dal progredire della tecnica) dagli anni settanta. Di cosa stiamo parlando allora? Molto semplice. Di una tecnologia che, riassumendo: si serve di un combustibile a risorsa limitata; nel giro di dieci anni verrà definitivamente bocciata dal mercato liberalizzato; ha un costo di implementazione spropositato in tempi di crisi finanziaria; ha un impatto ambientale non trascurabile legato principalmente all’irrisolto e di fatto irrisolvibile problema dello smaltimento delle scorie; ha un tempo di start-up improponibile vista l’urgenza di porre rimedio alla questione dell’emissione di gas inquinanti. A chi serve allora? In Italia, probabilmente ai poteri forti facenti capo la potente lobby Eni/Enel, lobby che sta determinando sempre più le politiche energetiche e ambientali del nostro Paese. Per non parlare dell’affare che sta attorno alla costruzione fisica delle strutture delle centrali, a rischio infiltrazioni mafiose, come tutte le grandi infrastrutture italiane. Che fare quindi? La ricetta, oramai riconosciuta a livello planetario, promossa dalla UE e dal nuovo Presidente USA, è l’imprescindibile mix di produzione da fonti rinnovabili e di efficienza energetica. Da uno studio commissionato da Obama è emerso che modifiche nella produzione, nella trasmissione e nell’uso finale dell’energia, potrebbero dimezzare il consumo di energia globale con un risparmio equivalente di 9mila milioni di tonnellate di petrolio l’anno entro il 2050. Nel 2005 la produzione globale di energia nucleare è stata l’equivalente di 627 milioni di tonnellate. Alla luce di questi dati Obama sta bocciando i nuovi progetti di costruzione/sostituzione di reattori nucleari a favore di investimenti sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica. In Italia invece si bloccano le agevolazioni fiscali sull’efficienza energetica e si promuovono Centrali Nucleari. Mai come di questi tempi, l’America è lontana

  2. non ho simpatia per
    non ho simpatia per franceschini e tantomeno per il partito che rappresenta, ma sono del parere che ritornare sul discorso nucleare non sia propio in linea con un pensiero progressista-illuminato.
    vediamo di sfruttare “veramente” le risorse alternative che ci sono offerte naturalmente, per primo il fotovoltaico, e smettiamola di ingrassare sarko e la banda che rappresenta.

  3. nucleare
    ai contrari al nucleare suggerisco anche di affermare con forza che tutti i francesi si sono bevuti il cervello. Ovviamente sarà propinata come risposta a questa ovvia considerazione la tesi del complotto, che l’electricité de France nasconde molti gravi incidenti, fughe radioattive pericolosissime, ecc.
    Io questo lo etichetto come terrorismo ecologista. Non sarebbe nè la prima nè l’ultima balla che tentano di refilarci come oro colato

  4. Le persone contrarie all’uso
    Le persone contrarie all’uso civile dell’energia nucleare girano spesso intorno all’argomento, ma non affrontano alcuni punti ineludibili:

    1) in futuro (anche prossimo) le necessità di energia elettrica continueranno ad aumentare, specialmente nei paesi come la Cina e l’India cui nessun ragionamento può impedire di aspirare ad un netto miglioramento delle condizioni di vita. E per questo serve energia elettrica abbondante e a basso costo.

    2)Alcune delle energie rinnovabili, in particolare l’eolico e il fotovoltaico, possono AIUTARE a risparmiare petrolio e gas, ma non sono in grado, per ragioni anche di fisica e termodinamica, di fornire adeguata POTENZA elettrica (che si misura in KWatt e multpli), anche se possono fornire molta ENERGIA (che si misura in KWatt/h e multipli). Un treno, per funzionare ha bisogno di avere a disposizione, istante per istante, circa 5 MWatt di POTENZA elettrica. Altrimenti NON si muove.
    Credere nell’energia dal sole come panacea dei nostri bisogni, è una illusione per molti, una colpa per alcuni (politici ed ecologisti).

    3) Da sempre il nostro paese ha scarsissime fonti primarie di energia (petrolio, gas) e la fonte idroelettrica è arrivata al suo massimo sfruttamento. E poi vento poco, quando vuole lui e sole di più al sud, ma non di notte !!

    4) Di conseguenza, un mix di fonti di approvvigionamento è INDISPENSABILE, anche con il nucleare civile. Nuove centrali in Italia o forti partecipazioni (come sta facendo ENEL) nella proprietà di centrali all’estero. Tertium non datur.

    5) I contrari al nucleare provino ad immaginare cosa succederebbe loro nella vita quotidiana se l’energia elettrica scarseggiasse. Facciano una prova, per un giorno solo, a chiudere il contatore!!

    6) Esiste una insanabile contraddizione tra il volere meno CO2 nell’atmosfera e il non volere il nucleare civile.

    7) Ultima notazione: in Australia è allo studio il progetto di ampliamento di una miniera a cielo aperto che contiene la maggior quantità di Uranio (oltre a rame ed oro) nota al mondo. Il futuro andrà in questa non-ideologica direzione.

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