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Per i mercati questa è stata una settimana segnata dall’incertezza

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La giornata di venerdì delle Borse è stata dominata dalla volatilità. I listini europei chiudono in ribasso con l'eccezione di Atene (+2,5%) e di Madrid (+0,4%), dove Bankia ha guadagnato il 24%. Milano ha perso lo 0,31%, Parigi lo 0,13%. Londra, la peggiore, ha lasciato sul terreno l'1,3%, Francoforte lo 0,6%. Ma venerdì è stato il giorno di Facebook e il social network di Mark Zuckerberg stecca il debutto e tra ritardi ed intoppi chiude a 38.23$ di solo 23 centesimi sopra il collocamento non senza aver fatto segnare un massimo di 45$.

I mercati finanziari hanno archiviato una settimana tutta da dimenticare: Milano ha perso il 7,1%, Madrid il 6,3%, Francoforte il 4,49% e Londra il 5,4%. E' andata un po' meglio a Parigi che ha lasciato sul parterre “solo” il 3,8%. Oltreoceano il Nasdaq in cinque sedute ha registrato un calo del 5,28%% e il Dow Jones del 3,52%. Lo scenario attuale da per certa l’uscita della Grecia che persiste nel fare la “furba”, promettendo risultati senza arrivare però a soluzioni concrete.

L’uscita della Grecia metterebbe in forse l’intera tenuta dell’Eurozona, ma allo stesso tempo obbligherebbe la Germania a fare un passo indietro. Come il bravo diabetologo che concede in situazione di emergenza una zolletta di zucchero, così la Merkel si vedrà costretta a concedere qualcosa di importante. A breve ci saranno le elezioni in Grecia e i mercati saranno ancora in balìa della nevrosi e dei dati macroeconomici americani che ad oggi mostrano una situazione “decente”.

Si ha la sensazione che i mercati siano posizionati a metà strada tra il caos greco e le soluzioni apportate dall’Unione europea, con la Bce pronta a concedere liquidità. Il panico al momento non è presente, solo grazie agli Stati Uniti e alla Cina che rallenta ma non scende. Poi, se  più avanti il prezzo del petrolio salirà (oggi scende per una contrazione dei consumi), si incrementerà la disoccupazione americana e la Cina rallenterà, i mercati si adegueranno, ma è ancora troppo presto.

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