Per il dopo Gheddafi sgomitano l’ex amico e i figli

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Per il dopo Gheddafi sgomitano l’ex amico e i figli

24 Febbraio 2011

Oltre e dopo l’enorme numero delle vittime che la controffensiva ordinata da Muammar Gheddafi sta mietendo in Libia, la preoccupazione più grande per l’Occidente sull’evoluzione della crisi libica verte tutta sulle caratteristiche delle forze d’opposizione. Non è infatti per nulla escluso che – oltre a movimenti islamisti, molto radicati in Cirenaica – in realtà, sia in atto una lotta all’ultimo sangue, una vera e propria guerra civile tra componenti dello stesso regime.

Sul fronte islamista si attende conferma della notizia data dal vice ministro, Khaled Khaim, secondo cui a Derna (capitale di una provincia) è stato fondato un Emirato islamico, il cui leader sarebbe Abdelkarim al Hasadi, un terrorista di al Qaida, già detenuto nel carcere di Guantanamo che godrebbe dell’appoggio di un altro membro di al Qaida, Kheirallah Baraassi, che opera, pare con successo, ad Al Baida (teatro di una vera e propria battaglia nei giorni scorsi). Questo Emirato Islamico disporrebbe di una stazione radio in freuqenze FM, avrebbe iniziato a imporre il burqa e a giustiziare coloro che si rifiutano di collaborare.

Ma, oltre alla presa degli islamisti su alcune città (in realtà marginali, per ora) quello che più preoccupa gli analisti è il prolungato silenzio di Abdesalam Jallud, che fu per ben 24 anni, dal 1969 sino al 1993, quando fu bruscamente emarginato e ridotto al silenzio, il potente braccio destro di Gheddafi, suo complice nelle più efferate imprese (appoggio al terrorismo incluso). Jallud è infatti il principale esponente politico della grande tribù dei Maghariba che, alleata con le tribù dei Warfalla e dei Zintan si è schierata contro Gheddafi, tanto che Akram al-Warfalla, leader dell’omonimo clan ha chiesto pubblicamente due giorni fa al colonnello di "lasciare il Paese".

Anche se per ora resta solo un’ipotesi, non si può escludere, quindi, che una eventuale sconfitta di Gheddafi – che al momento pare riesca a controllare solo la pur strategica Tripoli – lasci il posto a un nuovo assetto che veda Jallud in posizione di leader, alla guida delle tribù oggi ribelli. Uno scenario inquietante, perché Jallud rappresenta il volto peggiore del regime libico, è autoritario, intransigente, fiero avversario dell’Occidente e nemico mortale di Israele.

Resta infine pieno di interrogativi il quadro dei conflitto – evidente negli ultimi giorni – tra gli stessi figli di Gheddafi. I due poli della famiglia sono rappresentati da Mutassim, 36 anni, consigliere per la Sicurezza Nazionale, e da Khamis, comandante delle Forze di Sicurezza, che dirigono con ferocia le repressione (Khamis avrebbe ucciso personalmente ieri Saed Rashed capo dei Mghariba, assieme ai suoi figli). I due, sono però avversati dal fratello "riformista" Seif al Islam, di 38 anni che propone da mesi di aprire una fase di riforme del regime (a cui è però assolutamente fedele, come ha dimostrato nel suo recente intervento televisivo).

Discorso a parte riguarda, un altro figlio, Saadi, di cui si sa poco più del fatto che fa il calciatore (anche in Italia), che è spesso oggetto di gossip, così come della sorella Ayesha, che secondo fonti non confermate sarebbe stata respinta da Malta, dove avrebbe cercato rifugio. È evidente che sinora Gheddafi ha optato per l’appoggio pieno alla repressione più spietata messa in atto dai figli Khamis e Mutassim, ma non è escluso che, alla fine, se non sarà travolto e obbligato alla fuga, tenti una mediazione con le tribù ribelli – e quindi con lo stesso Jallud – mettendo in campo una mediazione affidata a Seif al Islam.

(Tratto da Libero)