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Pillole cinesi

Per la messa in scena inaugurale tutto è sotto controllo (o quasi)

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La cerimonia d'apertura di Pechino 2008 ormai è più immanente che imminente. Mancano poche ore alla grande messa in scena firmata dal regista Zhang Yimou, costata 120 milioni di dollari (quella di Torino 2006 la miseria di 20...) e le autorità cinesi stanno oliando gli ultimi ingranaggi, con restrizioni annesse.

Qualche esempio. Durante le tre ore e mezza di coreografie, fuochi d'artificio e musiche, per i giornalisti dentro lo Stadio Olimpico sarà quasi impossibile comunicare con l'esterno via cellulare, tranne per chi da tempo ha prenotato una costosissima postazione radio e tv. Non solo per l'inevitabile sovraccarico delle linee telefoniche, ma anche per i rigidi controlli della sicurezza. Difficilmente verranno tollerare deroghe al regolamento del Cio sui diritti tv. L'effetto Olimpiadi si fa sentire persino a Shanghai, dove per andare in ufficio oggi ci si deve registrare. I fattorini con pasti e piccole consegne private negli stessi uffici non potranno neppure entrare!

Intanto, però, c'è chi si è fatto beffe dei controlli cinesi. Gli indomiti giornalisti di "Reporters sans frontieres" questa mattina sono riusciti ad inserire una voce femminile tra le blindatissime frequenze radio e hanno lanciato un appello alla libertà di espressione in Cina: "'Qualunque misura voi prendiate non arriverete all'obiettivo di fermare la libertà di parola". Pochi secondi, ma di grande forza simbolica, letti in francese, in inglese e, alla fine, in cinese. Per essere sicuri che il messaggio fosse arrivato a destinazione.

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