Per non fare figuracce è ora che Milano cominci a fare sul serio sull’Expo2015

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Per non fare figuracce è ora che Milano cominci a fare sul serio sull’Expo2015

30 Novembre 2009

E’ ora che sull’Expo Milano 2015 si cominci a fare sul serio. Dopo una vittoria conquistata dall’impeto di Letizia Moratti, la manifestazione si è infilata in un vicolo cieco per qualche anno perché il sindaco si occupava solo dell’unità di comando dell’iniziativa, da affidare a un suo fido, Paolo Glisenti, invece di organizzare un dibattito sugli obiettivi che collegasse all’evento le forze fondamentali della società milanese e nazionale.

In tempi di vacche magre non è sembrato vero al rigoroso ministro dell’Economia in carica, Giulio Tremonti, per altro in cattivi rapporti con la Moratti, usare gli investimenti per l’Expo come un suo bancomat dove trarre risorse per affrontare le mille emergenze del Paese. Ora i giochi sono finiti. Se non si comincerà a fare sul serio, la manifestazione sarà un fallimento e questo la pagherà tutta l’Italia. La Germania piange ancora il fiasco combinato con l’Expo 2000 di Hannover, un’occasione sprecata se non per completare il quartiere fieristico. Però il progetto 2015 potrà decollare solo se il dibattito sull’esibizione partirà con il piede giusto, cioè mettendo in luce e valorizzando tutti gli aspetti della sfida.

Finora gli organizzatori, sia Palazzo Marino sia l’amministratore delegato dell’Expo Lucio Stanca, hanno scelto una linea dal profilo basso, scoperti sul lato dell’arcigno Tremonti (e quindi del suo principale alleato cioè la Lega Nord), i responsabili principali dell’iniziativa hanno tenuto una linea volta almeno a conquistare il consenso a sinistra sia scegliendo come coordinatore della parte architettonica-urbanistica un pupillo della sinistra mediatica come Stefano Boeri (peraltro niente affatto sprovveduto e quindi con solidi rapporti anche con il grande immobiliarismo milanese) sia lanciando un messaggio essenzialmente bucolico-ecologistico: vie d’acqua, vie verdi, la manifestazione come un orticello globale, poca attenzione alla magnificenza architettonica che è sempre elemento di successo essenziale delle grandi Expo (ma noi vogliamo innovare, dicono gli organizzatori) e tanto alla propaganda sulla “bontà dei contenuti”. Certo intanto, accanto alla propaganda della “bontà”, si punta anche a organizzare migliaia di eventi che dovrebbero attirare i milioni di visitatori necessari per far quadrare i conti (e attirare anche i sostegni pubblicitari e di sponsorizzazione necessari per la riuscita economica dell’evento).

Vi è un limite nella prudenza messa sinora in campo: quello che vi sarà veramente un sostegno politico e delle forze dell’economia all’evento se se ne coglierà la potenzialità di sviluppo, se prevarrà per coprirsi politicamente la propaganda di stile New age oggi in circolazione, si perderà innanzi tutto la battaglia per finanziare l’operazione. Una sconfitta preventiva.

Ecco perché bisogna rapidamente correggere il messaggio: l’Expo sarà grande occasione di cooperazione internazionale, di stimolo alla ricerca sull’alimentazione. Sarà in parte innovativa sugli altri modelli di esibizione con meno sfarzo dei padiglioni ospiti, servirà a Milano per dotarsi di un parco con anche vie d’acqua al centro del territorio che lega Nord est e Nord ovest, e Sud con Nord Ovest d’Italia, ricucendo una periferia rovinata da una caotica disseminazione di strutture produttive. Sarà quindi una manifestazione attenta alle nuove sensibilità per  l’economia sostenibile. Ma sarà anche un elemento attivo per lo sviluppo di Milano, del Nord e dell’Italia: servirà a riorganizzare la viabilità di un’area cruciale, a stimolare la definizione delle nuove funzioni milanesi e lombarde che oggi sono in gioco (dalla salute allo sport, dalla giustizia all’università, alle stesse strutture produttive per le piccole e medie imprese). Sarà elemento organizzatore “generale”, declinando una serie di iniziative promosse da uno dei sistemi culturali (musica, arte, teatro, produzione cinematografica), dei sistemi del gusto (moda, mobile, design), dello sport (innanzi tutto Milan e Inter) della ricerca (salute, meccanica) più alti del mondo. E con questa logica contribuirà a lasciare segni di grande qualità architettonica sul territorio come tutte le grandi Expo che hanno avuto successo, hanno sempre fatto.

Milano sarà un’esposizione repubblicana non imperiale come si annuncia la meravigliosa Expo in preparazione a Shangai. Ma la repubblica, con l’articolazione delle sue iniziative di altissima qualità (la Lombardia dal salone del mobile al festival degli scrittori di Mantova ha una tradizione nelle disseminazione delle iniziative che non ha rivali e va sfruttata fino in fondo), ha più d’un elemento che – se gestito con consapevolezza – la rende competitiva anche con un Impero celeste.