Per recuperare il gap infrastrutturale all’Abruzzo servono scelte coraggiose e responsabili

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Per recuperare il gap infrastrutturale all’Abruzzo servono scelte coraggiose e responsabili

20 Aprile 2011

E’ stato giusto ma soprattutto è stato necessario per l’Abruzzo puntare tutto sull’obiettivo del risanamento dei conti. I risultati hanno dato ragione ai sacrifici richiesti dal presidente Chiodi. E oggi possiamo finalmente dire che forse il peggio è passato.

Senza più l’assillo dell’emergenza però è d’obbligo tornare a progettare il futuro. E così ci si rende conto che un debito sotto controllo non basta, perché se non è completato con un piano di riforme capaci di stimolare, prima ancora che la crescita economica, la fiducia e l’ottimismo degli animi, si rischia di restare al palo. La stabilità, infatti, può essere solo il punto di partenza. Poi devono arrivare le idee, i progetti e gli investimenti in infrastrutture.

Chi ha già percorso queste strade – e con successo – lo sa bene. Un esempio su tutti è la Germania, dove si è ben compreso come il risultato delle parole rigore e sviluppo non cambia anche se si inverte l’ordine dei fattori. Per lo sviluppo occorre il rigore, ma per mantenere i conti in ordine è ugualmente necessario crescere. Altrimenti il prezzo da pagare è alto ed è la perdita di competitività dei territori. E’ un’arretratezza che diventa abitudine. E’ la mortificazione dei talenti e delle potenzialità di cui invece la nostra Regione è ricca.

Abbiamo letto tutti l’analisi impietosa de “Il Sole 24 Ore” relativa alle dotazioni infrastrutturali delle regioni italiane. Un’analisi che prende in considerazione otto infrastrutture fondamentali come la rete stradale, gli aeroporti, le ferrovie, le reti telefoniche e telematiche, le reti ed impianti energetico-ambientali, le strutture sanitarie, scolastiche e culturali.

Il risultato? Stanno peggio di noi solo la Calabria, il Molise e la Basilicata. E il dettaglio dei “che manca” dipinge una realtà ferma e decadente: l’Abruzzo è terzultimo per chilometri di binari doppi elettrici: 96 contro gli 808 del Lazio, solo per fare un esempio. Possiamo percorrere 352 chilometri di autostrade, contro gli 853 del Piemonte. E, dulcis in fundo, è quart’ultimo nella classifica per la raccolta differenziata (con 129.837 chilogrammi). Per non parlare del numero di biblioteche (370) e di aule nei licei (791).

Sono queste le cifre, nero su bianco, che domani il presidente della Regione, Gianni Chiodi, dovrà tenere bene a mente quando, con l’ assessore Alfredo Castiglione, si siederà al tavolo con il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani. C’è da apporre la firma sotto un patto importante: l’Accordo di Programma Abruzzo 2015, per dare sostegno e sviluppo alle reti di impresa. L’obiettivo, tra gli altri, è quello di erogare aiuti progettuali e per la costruzione di infrastrutture. Oltre ovviamente a incentivare le reti d’impresa verso l’innovazione, superando i confini regionali, stimolando la crescita delle competenze, abbattendo le barriere culturali ed operative, per competere su scenari nazionali e internazionali. Per raggiungere questi obiettivi la dotazione finanziaria prevista è di oltre 9 milioni e 660 mila euro.

Un’occasione preziosa, se colta con lo spirito giusto, con il necessario scatto d’orgoglio, con la voglia di mettere a segno un chiaro atto di discontinuità rispetto al passato. E’ il momento che lo chiede. Dobbiamo darci degli obiettivi e recuperare il gap infrastrutturale è il primo di essi. Altrimenti l’Abruzzo continuerà a somigliare a un gatto che si morde la coda. Bisogna rendere attrattivo il territorio, trasformandolo in un esempio di efficienza e modernità.

Da troppi anni ormai su questo punto l’Abruzzo è fermo. Bisogna invertire la tendenza e per farlo bisogna concentrarsi sulle riforme strutturali. Con senso di responsabilità e maturità. E ancora, con capacità di scelta e autonomia. Come impone la rivoluzione federalista in atto nel Paese. Per recuperare il deficit di infrastrutture è stato previsto un apposito decreto che è ora all’esame del Parlamento e che prevede interventi finanziati dal Fas e dai fondi europei.

Al di là dei suoi contenuti, il decreto è l’occasione per riflettere seriamente sui bisogni del territorio, perché si tratterà di elaborare progetti strategici che saranno valutati in base agli obiettivi, alla sostenibilità, agli impatti. Ne saremo capaci? Proviamoci. Perché un territorio che ha adeguate infrastrutture è un territorio moderno, sicuro, efficiente, forte. E’ un territorio che insieme alle strade, ai porti, alle scuole, costruisce anche il suo futuro.