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Le risposte della genetica

Per Veronesi la “bontà” è innata e il “male” un chip da riprogrammare

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Sul primo numero della rivista “Ok. La salute prima di tutto” Umberto Veronesi, oncologo e attualmente senatore del Pd, pubblica un articolo (anticipato la settimana scorsa dal “Corriere della Sera”) in cui sostiene – con il sostegno di antropologi, genetisti, psicologi e psichiatri – la tesi secondo la quale le nozioni di bene e male sono geneticamente innate in tutta l’umanità. Proprio a questa universale conformazione cromosomica sarebbe dovuta, a suo avviso, la singolarità della civilizzazione umana fin dall’epoca primitiva rispetto alla vita animale. In particolare, ad essa sarebbero da ricondurre la tendenza all’”altruismo verso il prossimo più debole e inerme”, la generosità, e persino “il riconoscimento dei diritti altrui”.

Infatti, argomenta Veronesi, già l’uomo delle caverne “era fondamentalmente un animo buono e pacifico”. Fu questo a consentire la formazione della famiglia, dei clan, delle tribù e dei popoli. Fino alla “forma eccelsa di bontà, cioè la ricerca e il mantenimento della pace”, a suo avviso sempre “connaturale alla specie umana”.

Insomma, Veronesi e gli autorevoli autori da lui citati disegnano un affresco a tinte rosee della storia umana, che autorizza previsioni ottimistiche per il futuro del nostro genere. I conflitti, gli egoismi e la violenza tra gli esseri umani – tale sembra essere la conseguenza della loro tesi – sono superabili, e l’edificazione di una democrazia mondiale incardinata sui diritti umani è un’impresa realisticamente possibile.

Apparentemente, l’idea di predisposizione genetica dell’essere umano alla morale e alla convivenza civile si inscrive nel solco della tradizione filosofica che individua nell’uomo una naturale tendenza alla socialità: da Aristotele alla scolastica, al giusnaturalismo liberale moderno, fino alla teoria del costituzionalismo liberaldemocratico.

Ma se appena si riflette sul fondamento teorico delle affermazioni veronesiane, non si potrà fare a meno di notare che la socialitas naturale di cui egli parla si distacca decisamente da quella che era alla base della filosofia politica di Aristotele, San Tommaso, Grozio o Locke. Infatti per questi ultimi l’essere umano è spinto ad unirsi ai propri simili dalla ragione naturale della quale è fornito, e che gli consente di comprendere come la convivenza pacifica e regolata con gli altri sia preferibile al conflitto.

Viceversa, in base alla teoria genetica riportata e condivisa da Veronesi la tendenza all’aggregazione comunitaria, al rispetto e benevolenza per i propri simili, alla pace non deriva da una risoluzione razionale e cosciente, ma da un istinto involontario. Gli uomini, insomma, distinguono il bene dal male, l’altruismo dall’egoismo, la convivenza civile dal bellum omnium contra omnes in quanto sono determinati da una forza esterna. Una forza che è sì razionale (l’evoluzione della specie) ma rispetto alla quale gli individui non hanno nessuna parte attiva. Tutta l’elaborazione culturale e spirituale prodotta dal genere umano dalle sue origini fino ai giorni nostri non ha, in questa ottica, minimamente contribuito all’affermarsi dei princìpi etici, giuridici, politici alla base di un’organizzazione sociale sorretta dai diritti soggettivi.

A dispetto di un superficiale parallelismo, come si vede, la differenza non è di poco conto.
Se, infatti, l’universalità di alcuni criteri morali e la socialità umana sono il frutto di un processo razionale che si svolge nella mente degli individui umani e nella storia, ne deriva che quest’ultimo non si impone automaticamente ed in maniera irriflessa, ma attraverso un confronto dialettico con spinte di altra natura, anch’esse proprie della natura umana. Insomma, l’apertura naturale ad una ragione universalistica non esclude, ed anzi implica, che esista nell’umanità anche una speculare possibilità, o tendenza, a seguire spinte distruttive, egoistiche, violente, divisive. Peraltro, se la comprensione razionale si afferma, di per sé, attraverso un percorso ad ostacoli, anche il suo conseguimento non garantisce in quanto tale comportamenti conseguenti: individui e consorzi umani possono riconoscere princìpi, norme, istituzioni in teoria ma calpestarli nella pratica, nella misura in cui sulla normatività della ragione prevalgano impulsi irrazionali.

E’ proprio questo il punto centrale che lascia a dir poco interdetti nell’ottimistica filosofia genetista di cui Veronesi si fa allegramente araldo. Se gli uomini sono geneticamente ordinati al bene, alla convivenza, alla benevolenza, alla pace, allora come si spiega il “piccolo particolare” che in tutta la storia umana non soltanto il conflitto e la violenza, ma anche la gratuita crudeltà (caso unico, va ricordato, nel regno animale), siano stati costantemente protagonisti, pur dividendo il proscenio con le tendenze “aggreganti” e socializzanti? Come si spiegano i delitti, le forme di delinquenza, la schiavitù, le tirannie, le repressioni, le torture, i totalitarismi, e insomma l’onnipresente tendenza alla sopraffazione e alla mortificazione della vita, libertà e dignità umana in campo tanto pubblico quanto privato di cui la vicenda dell’umanità sembra ineluttabilmente intessuta?

A questa domanda Veronesi e i suoi autorevoli colleghi si guardano bene, com’è ovvio, dall’offrire alcuna plausibile risposta. Una teoria della bontà innata, istintuale e involontaria della specie umana si scontra infatti frontalmente con l’esistenza innegabile della conflittualità, e in ultima analisi del male, senza poter dare ad essi una collocazione filosoficamente salda.

Il loro silenzio in materia autorizza un sospetto malizioso: forse essi ritengono che le “eccezioni” ai comportamenti etici e socializzanti siano dovute ad un “guasto” nel “chip” genetico umano, e che esse si possano magari “curare” con qualche intervento medico, nell’epoca in cui l’ingegneria genetica consentirà una manipolazione illimitata del patrimonio cromosomico individuale?
In ogni caso, la questione del conflitto e della violenza umana in questa prospettiva viene indebitamente banalizzata, e quasi ridicolizzata.

La storia della civiltà umana, infatti, per quanto ottimisticamente la si osservi non può essere considerata come la pacifica applicazione di un “conato” aggregativo, ma appare quanto meno come un processo enormemente complesso, in cui princìpi universalistici si affermano attraverso epocali lotte, nel corso di molti millenni, non incontrando mai un’adesione incontrastata. In una determinata fase della storia antica fenomeni culturali grandiosi e convergenti in diverse civiltà – l’emergere di figure come Budda, Confucio, Zoroastro, Socrate, Platone, Aristotele, gli stoici, il Deutero-Isaia e altri profeti ebraici – manifestano già una tendenza alla comparsa di un universalismo filosofico ed etico. Ma si tratta, appunto, di fenomeni culturali, sorti in contrapposizione a tendenze in senso opposto fino ad allora prevalenti; e che, per di più, continuavano a convivere (con l’eccezione, non casuale, del profetismo ebraico) con l’accettazione della diseguaglianza tra popoli, ceti e caste e/o con quella della schiavitù.

E’ soltanto con la comparsa del cristianesimo, in ideale completamento del richiamo profetico del Deutero-Isaia ad un “diritto” che sarà “luce dei popoli” e a una giustizia che “durerà per sempre” [Isaia, 51, 4 e 8], che irrompe nella storia umana un universalismo totale, fondato sul valore e sulla dignità assoluti di ogni essere umano senza alcuna eccezione. Quell’universalismo condensato nella lettera ai Galati di S. Paolo: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” [Galati, 3, 28]. E sarà soltanto su tale base che prenderà forma, tra medioevo ed età contemporanea, un’etica universalistica in grado di fondare una concezione del diritto e della politica rigorosamente imperniata sui diritti fondamentali della persona.
Ma è proprio qui che si annida, forse, la chiave principale per comprendere il senso dell’enfatico ottimismo universalistico veronesiano, che altrimenti apparirebbe semplicemente come un ingenuo “panglossismo”. A ben guardare, infatti, il principale bersaglio della teoria etica “genetista” sembra essere proprio l’origine storicamente religiosa, e più specificamente ebraico-cristiana, dell’universalismo etico, politico e giuridico.

Ciò si comprende fin dall’enunciazione che Veronesi fa della questione nell’articolo citato: “Perché siamo buoni? e come sappiamo discernere ciò che è bene da ciò che è male? Sono domande a cui anche l’etica, la filosofia e la religione hanno cercato di dare risposte, spesso parziali, spesso fideistiche”. Dove, naturalmente, è chiaro che le risposte “parziali” e “fideistiche” da lui additate sono principalmente quelle, appunto, di tipo religioso. Poco dopo, egli riporta la seguente frase di un tal Steven Pinker, psicologo dell’università di Harvard: “Il senso morale non deriva dalla religione che ci viene inculcata; i principi morali che ciascuno sente di rispettare sono pre-programmati nel nostro cervello fin dalla nascita e hanno basi neurobiologiche”. Infine, Veronesi confessa che già prima dell’esposizione di queste teorie scientifiche egli ha sempre, “seppur non sperimentalmente ma intuitivamente, [...] creduto [...] che alcuni principi morali sono universali, scavalcano le barriere geografiche e culturali e religiose”. Soprattutto, manco a dirlo, quelle religiose.

Ecco allora cosa giace al fondo dell’idea di una morale “automaticamente” e istintivamente presente nell’uomo fin dal paleolitico, se non prima (addirittura nelle scimmie antropomorfe, a dire dei nostri luminari): il desiderio di disfarsi dell’ingombrante presenza del punto di vista religioso, altrimenti ineliminabile dal discorso sull’universalismo etico. La consueta aspirazione, insomma, a dimostrare la possibilità di fondare un’etica universale umana su basi totalmente secolarizzate, addebitando magari proprio alla religione la causa dei conflitti umani, già propria di ogni forma di positivismo scientista e di gran parte dei “messianesimi politici” contemporanei. Concordi, non a caso, nel negare la sacralità della vita umana individuale in nome delle “magnifiche sorti e progressive” dell’umanità.

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14 COMMENTS

  1. veronesi scopre l’acqua calda
    L’uomo e’ stato creato ad immagine e somiglianza di Dio per cui senza peccato. E’ stato il peccato originale che ha contaminato tutta la natura e ferito l’uomo. Mi domando come faccia un medico ad essere in politica e guarda caso nel PD. E’ una vergogna che in Italia anche la vita sia in mano alla politica! Pero’ grazie a Dio il PD non ha funzionato e non funzionera’…per cui siamo salvi!

  2. domandina
    “Umberto Veronesi, oncologo e attualmente senatore del Pd”: e se lo scienziato fosse del PDL avremmo avuto lo stesso articolo? La sensazione che si ha leggendo l’articolo è che tutto ruoti su quel “senatore del PD”. Per il commento sottostante provo una forte invidia sulla ferma convinzione di certe persone: mi fa piacere leggere commenti così decisi quando io sono pieno di dubbi. Certo scomodare il Padreterno per un confronto con Umberto Veronesi, mi sembra eccessivo. Ma forse il tutto è correlabile alla posizione dell’oncologo riguardo il testamento biologico. Comunque non vorrei che dopo essersi “impossessata” della Chiesa ora la destra voglia “impossessarsi” anche del Padreterno.

  3. Non c’e’ null’altro da
    Non c’e’ null’altro da aggiungere se non che la Religione e’ il maggiore ostacolo all’evoluzione e vedendo commenti come il primo mi convinco sempre piu’ che i monoteismi stiano per fare il loro tempo…nessuna religione puo’ restare immutata nel tempo…anche i monoteismi spariranno come i politeismi…la liberta’ individuale e’ la frontiera della nuova religione…una religione che trova nell’uomo e nel suo libero arbitrio l’unico dio…avanti…basta camminare con la faccia girata all’indietro. SVEGLIA!

  4. Un cerino per il Capozzi furioso
    Dai Capozzi Eugenio, butta un cerino e accendi il rogo degli scientisti. Monda il mondo dai secolaristi. Dio lo vuole.

  5. Risposta a Fede
    “Umberto Veronesi, oncologo e attualmente senatore del Pd”: il punto e’ che non ci sono “scienziati” nel PDL perche’ e’ la sinistra o meglio era la sinistra a voler risolvere con la politica i problemi o sbaglio?
    “Mi fa piacere leggere commenti così decisi quando io sono pieno di dubbi.” Se e’pieno di dubbi non ha il dubbio che la posizione dell’oncologo sul testamento biologico possa essere un omicidio?
    Io qualche dubbio ce l’ho per cui mi dissocio dai “maestri del dubbio” e lascio decidere al Padre Eterno visto che credo e non dubito che la Vita inizia al concepimento e termina con l’ultimo respiro.
    Saluti

  6. all’anonimo cieco
    Non c’e’ null’altro da aggiungere se non che la Religione e’ il maggiore ostacolo all’evoluzione :
    la religione che trova nell’uomo e nel suo libero arbitrio l’unico dio…
    Apri gli occhi che e’ proprio la cecita’ a toglierti il libero arbitrio, a renderti schiavo della tua religione. Apri gli occhi e impara a ragionare con il tuo cervello.
    Dio invece ci ha dato il libero arbitrio per cui l’uomo e’ libero di scegliere ma e’ Dio il garante del vero sviluppo e della crescita dell’uomo, e’ per questo che lo ha creato a Sua Immagine.

  7. Caro Esatau…voi avete un
    Caro Esatau…voi avete un serio problema. Dovete capire che le religioni sono tutte tramontate per lo stesso motivo:il dogmatismo pretende che restino uguali e immutate e cio’ NON E’ POSSIBILE!Quindi preparatevi alla prossima religione: NON vi e’ altro Dio che l’UOMO. L’Unico dogma e’ e sara’ la LIBERTA’ INDIVIDUALE. Il Relativismo soppiantera’ gli Assolutismi. La SCIENZA e’ la nuova scrittura sacra,e la bocca della Verita’ sara’ il soggetto. La nuova preghiera sara’ il sesso, la Famiglia sara’ l’ultimo ostacolo da superare in vista di una promiscuita’ bisessuale e individualista. Il PIACERE segnera’ la nuova via…e mai piu’ si porgera’ meschinamente l’altra guancia, ma come serpenti calpestati ci rivolteremo a colpire…

  8. Sveglia, Anonimi & C. !
    Meno male che ci sono questi evoluti in continua evoluzione (forse antropologicamente superiori) – la cui voce misurata modesta e profonda scende dal lucido pulpito della verità sperimentata e fattuale – che ci illuminano dissipando ogni caliginosa e nociva teologìa. Essi, generosamente curvi sotto il fardello dell’uomo razionale, riscattano così ogni letterale cretino dall’ignoranza e dalla superstizione. L’acutezza della loro vista li porta sicuri a scrutare oltre l’orizzonte fosco della credulità religiosa. Rischiarandoci la via ci accompagnano con paterna premura verso il futuro ragionevole e radioso della consapevolezza e felicità, in un mondo migliore dove tutti saremo atei artefici – grandi o piccini – della gloria dello Spirito Umano.

  9. articolo su veronesi di capozzi
    articolo che mi ha emozionato. sono dott in scienze naturali e da anni mi pongo domande sull’origine del bene e del male. lavorando in campo scientifico e sociale insieme, vedo gli effetti della pretesa di condurre tutto a soluzioni naturali trascurando il trascedente. mi sono invece accorta che anche chi fa il male lo fa perchè cerca di stare bene usando un modo sbagliato. bisogna ritrovare il coraggio di parlare di Dio e di vivere secondo i suoi comandamenti. non c’è altra strada.

  10. Il commento di Antonella
    Il commento di Antonella mostra il livello di ignoranza e di bigottismo di parte della popolazione italiana. Certuni sono proprio al medioevo!

  11. Veronesi è contro la spiritualità, e usa “la religione” …
    Articolo interessante. Ma credo che ci sia una differenza sostanziale tra spiritualità e dogma religioso (entrambi sono inclusi nel concetto di religione). E’ chiaro che ogni religione parla di una parte spirituale dell’essere umano anche se in modi e termini diversi tra loro; e parla anche di regole di vita e di comportamenti che quando applicati portano ad una maggiore fratellanza e cooperazione tra le persone. Questo secondo me è il contenuto più importante che ogni religione porta con se e che fondamentalmente risponde alla domanda:qual’è il modo migliore per sopravvivere o quali saranno le azioni che potranno favorire al meglio la sopravvivenza? Queste decisioni sono e sono state il pane quotidiano di ogni generazione di esseri umani dall’alba dei tempi. E l’uomo le ha risolte con la sua intelligenza e la sua capacità di riconoscere e favorire le azioni che portavano più sopravvivenza che distruzione. Quando non ne è stato capace ha prodotto distruzione. Questo aspetto differenzia l’uomo dagli animali: il potere di scelta.
    Non vedo come ciò possa contrastare con la parte migliore di ogni religione, che esaltando la parte spirituale, la capacità e le abilità di un individuo lo porta ad elaborare soluzioni migliori per la sua esistenza, azioni che può decidere se mettere in atto o meno.
    Ben diverso è l’approccio dogmatico e clericale insito in molte religioni. Quante sono state le alterazioni al messaggio originale di ogni religione da parte del clero? A giudicare dalle ricerche e dai documenti storici di cui stiamo venendo in possesso direi moltissime. E queste alterazioni sono state fatte forse per mantenere un potere e un controllo da parte di pochi sui molti? Bella domanda, vero? In questa risposta forse ci sono i motivi di tante antipatie, antagonismi e conflitti di ogni tipo provocati dalle religioni.
    Ma Veronesi qui ci propone una via d’uscita davvero “originale”: fino all’800 si poteva “fregare” qualcuno dicendogli “… è vero: c’è scritto nella Bibbia” e lui ci avrebbe creduto perchè “la Bibbia aveva sempre ragione”.
    Adesso Veronesi ci dice (in tono pacatamente politicamente corretto) che “è bene crederci” perchè la cosa “è scientificamente provata” (Ah si? Beh dimostramelo!).
    Et voilà un nuovo dogma: “la scienza ha sempre ragione” (anche quando non riesce a dimostrare niente e non ha nulla a che fare con il metodo scientifico, l’abc della Scienza cioè … quello che sostieni se poi tenuto a dimostrarlo).
    Ma dietro le sue teorie, sicuramente non ci sarà qualche altro fine di tipo personale … (soldini, ad esempio?). Che “eresia” anche solo pensarlo!

  12. Punti di vista inconciliabili
    Sono stato educato nel massimo rispetto delle idee altrui e sono stato abituato a capire che sulla stessa problematica esistano infiniti punti di vista, molto spesso antitetici tra di loro. E i dubbi che mi “affliggono”, spesso e volentieri, riguardano le mie prese di posizione e il perchè persone, magari molto vicine, abbiano posizioni opposte alle mie. E per questo cercare di capire e portare rispetto alle posizioni di altre persone mi dà estremamente fastidio l'”imposizione” che alcune persone iper-sicure delle loro posizione pretendono di farmi subire. Vede, cara Antonella, io e lei potremmo stare qui ore a discutere e non arriveremo mai ad una soluzione: Lei, per sua fortuna, ha questa fede religiosa illimitata nella quale trova soluzione a qualsiasi problema. Io questa fede non ce l’ho ma, questo non significa che Lei abbia ragione su tutto. Se ci mettiamo a parlare di testamento biologico: Lei ha espresso la sua opinione che non condivido ma rispetto. Lei coscientemente ha deciso di accettare quello che il Destino Le ha destinato fino all’ultimo respiro. Io, coscientemnete, NO: se mi dovessi trovare in una situazione di malattia terminale vorrei che mi si dasse la possibilità di non soffrire più. Io non voglio dire che la mia posizione sia quella corretta ( i famosi dubbi) ma perchè Lei od altre persone che la pensano allo stesso modo vorreste “impormi” la vostra idea? Io dovrei soffrire perchè lo avete deciso voi? E chi siete voi? il Padreterno!?!
    Sul fatto che scienziati non possano partecipare alla vita politica avrei qualche dubbio: veline , escort, gente di spettacolo, faccendieri si; scienziati no!! Mi faccia capire meglio!
    Altro punto: la sinistra ritiene che la politica debba risolvere i problemi. Mi scusi a che altro dovrebbe servire? Solo per rimediare comode posizioni lavorative per portaborse e ruffiani vari?
    Le voglio raccontare, per farLe capire (un pò) la mia personalità un dubbio che mi ha assillato per anni da giovane: perchè tra le migliaia di religioni che sono state presenti sulla Terra siamo così sicuri che il nostro Dio sia quello “vero”? Perchè non Odino o Giove, o Budda? Miliardi di persone hanno preso un così colossale abbaglio e solo noi cattolici siamo nel giusto? Lei ha questa sicurezza?
    01 agosto 09 11:00

  13. Non vi e’ altro DIO che
    Non vi e’ altro DIO che l’UOMO! L’unico dogma e’ LIBERTA’ INDIVIDUALE, Uomo sovrano sulla propria vita e morte!Stop dogmi e fine dei monoteismi!

  14. Stephen Pinker e Veronesi
    Definire Steven Pinker, uno dei pensatori più influenti di questo secolo, “un tal Steven Pinker, psicologo di Harvard” è indice di un provincialismo tutto Italiano. Per inciso il primo libro in cui buona parte delle tesi di Pinker sono state pubblicate (in un libro divulgativo, non per addetti ai lavori) la prima volta è di oltre dieci anni fa: più o meno è il tempo che ci vuole all’Italia per iniziare anche solo a sentirne parlare…

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