Perché Berlino non vuole l’Italia per trattare con Teheran

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Perché Berlino non vuole l’Italia per trattare con Teheran

04 Giugno 2008

A vertice FAO ancora in corso, ha destato non poco clamore la notizia che la Germania non vuole l’allargamento all’Italia del tavolo di negoziato con l’Iran sulla questione del nucleare. L’antefatto della garbata – ma ferma – “sportellata” tedesca è la richiesta italiana di partecipazione ai negoziati con l’Iran, avanzata pubblicamente da ambienti vicini alla Farnesina. Si tratterebbe, dunque, di una notizia di rilievo che, anche se non ha conquistato le primissime pagine dei quotidiani, dà comunque da pensare agli scenaristi. 

Per quale ragione Berlino, con cui l’Italia ha rapporti buoni e a tratti buonissimi, non ci vuole? Quali sono le ragioni di questa mossa? Queste colonne tendono a rigettare lo scenario di “politica politicante”, che pure sta circolando sulle scrivanie degli addetti ai lavori queste ore. Tale scenario, infatti, tende ad enfatizzare i veti incrociati intestini alla Grande Coalizione tedesca. Un teorema, in altre parole, che riesuma le ostilità e i preconcetti di alcuni ambienti SPD nei confronti di Berlusconi e del suo team. 

Da rigettare anche la lettura puramente economica. Troppo semplicistico credere che i tedeschi, partner commerciali pesantissimi di Teheran, non vogliano tra i piedi gli italiani, a loro volta molto attivi sulla piazza. Meglio, forse, altre letture. Vediamone alcune. 

Una prima ipotesi parte dalla constatazione che la politica estera tedesca è cosa sottile, per palati raffinati, e mal si presta a grossolane strumentalizzazioni domestiche, men che meno proprio ora che la Grande Coalizione si va sfaldando. Bisogna anzitutto ricordare che la Germania – a torto o a ragione – da anni scalpita per un seggio tutto suo nel consiglio di sicurezza ONU. Per ottenerlo, ha tutto l’interesse ad accreditarsi come interlocutore privilegiato degli americani in Europa continentale. Ma a fare la corte a Washington, passata la fase no dei governi Chirac, c’è anche la Francia di Sarkozy, l’”americano a Parigi”, che rende di per sé impossibile l’esclusiva con gli americani. Il tavolo con l’Iran, seguito con attenzione dai tedeschi, è uno dei banchi di prova in cui Berlino vuole mostrare agli USA che essa – e non Parigi – può essere il loro fedele alleato anche in proiezioni extra-europea di grande delicatezza. Una ragione in più, per Berlino, per vedere come fumo negli occhi l’ingresso al tavolo con l’Iran dell’Italia, dove come noto abbondano le Legioni d’Onore francesi. 

Un’altra lettura, più sottotraccia, ricorda la fitta rete di relazioni che il servizio esteri tedesco ha tessuto in Asia centrale e Medio Oriente. Porta alla mente l’attivismo delle fondazioni per lo sviluppo (come la Deutsche Stiftung fuer Entwicklung), la rete di incentivi agli scambi culturali con queste regioni, ecc ecc. Da questo punto di vista, è abbastanza pacifico che la diplomazia – e l’intelligence – tedesca abbia avuto maggiori difficoltà di altri soggetti (Francia, giustappunto) ad accreditarsi presso le élites sunnite. Il tavolo con l’Iran è dunque un prezioso strumento per consolidare l’approccio con l’altro Islam, quello sciita, e qualsiasi interferenza – Italia compresa – è puntualmente respinta.