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Gli effetti della quarantena

Perché e come supportare la salute psichica al tempo del covid

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Il dolore non è solo fisico e la salute non è solo quella del corpo. Se le istruzioni per evitare i contagi abbondano, quelle per mantenersi mentalmente in forma rientrano tra i beni difficili da reperire.

Nel kit del buon “quarantenista”, accanto alle regole igieniche per evitare il contagio, ci vorrebbero delle indicazioni di pronto soccorso psicologico per riconoscere le emozioni e imparare a gestirle. Un’attenzione a favore del benessere a 360 gradi, non certo una panacea sufficiente e risolutiva.

Solo due giorni fa, il Ministero della Salute ha attivato il numero verde per il supporto psicologico immediato. Ben venga! Se già in tempi di pace, i disturbi d’ansia – per dirne uno – erano tra i più diffusi, figurarsi con il nemico in casa, con una pandemia in corso e un virus cocciuto di straordinaria rapidità nel diffondersi. Quella velocità che, va detto, è mancata al Governo e alle folte (e care!) task forces della prima ora. Si ha l’impressione che la salute mentale appaia sottovalutata, quasi sia sufficiente una gestione fai-da-te un po’ improvvisata.

Come racconta Antonella Roppo, psicologa, specializzanda in psicoterapia cognitivo interpersonale presso la scuola SCINT del prof. Tonino Cantelmi, “la condizione di isolamento in cui siamo stati catapultati e i rigorosi controlli a cui siamo ancora sottoposti potrebbero aprire la strada al disagio psichico, che può manifestarsi in tempi rapidi, o anche a distanza di qualche anno.”

La rivista scientifica The Lancet ha pubblicato uno studio, del dipartimento di Medicina Psicologica del King’s College di Londra, sugli effetti psicologici negativi da quarantena, già osservati in occasione della diffusione di altri virus, come SARS, Ebola, Influenza H1N1 o Mers.

Tra gli ospiti inattesi e per nulla graditi che possono affacciarsi nel nostro mondo psichico, il disturbo post- traumatico da stress è il più invadente. A una maggiore durata dell’isolamento corrisponde una maggiore incidenza dei suoi sintomi. Anche depressione e insonnia possono comparire, come confermato da una ricerca apparsa sulla rivista medRxiv del 14 aprile scorso. Senza contare che stress e solitudine hanno anche una ripercussione sul sistema immunitario, a sua volta necessario per combattere un possibile contagio. “Per di più – afferma la dott.ssa Roppo – per le persone, già provate dalla sofferenza psichica, rinunciare ai contatti umani, magari anche terapeutici, può rivelarsi seriamente dannoso. Chi soffre già di un disturbo d’ansia, potrebbe provare un’ansia incontrollabile, oppure una persona con un disturbo depressivo, potrebbe vivere in maniera ancora più drammatica la condizione di tristezza e solitudine. Senza trascurare le persone che presentano dipendenze da sostanze o da alcool, che magari avevano intrapreso da poco un percorso di recupero.”

La preoccupazione di contrarre il virus, le paure legate alle conseguenze economico-sociali della pandemia, il distanziamento sociale e l’isolamento possono essere – in potenza – un mix psicolesivo.

Poi c’è chi, a questo mix, aggiunge l’esperienza del lutto di un familiare. E si tratta di un lutto dai contorni traumatici. I parenti delle vittime convivono con l’idea che l’ammalato è solo, senza il conforto di una presenza familiare accudente. “In questi casi – spiega la dott.ssa Roppo – anche la mancanza del funerale, che rappresenta un conforto per i parenti, di sicuro aggrava il senso di solitudine e di smarrimento che normalmente si incontra dopo il lutto.”  Ben venga allora il placet del governo alla reintroduzione del rito funebre a partire dal prossimo 4 maggio. In quarantena così come nell’annunciata fase due, di “lockdown mitigato”, è importante darsi delle regole per coltivare il benessere psichico. La psicologa suggerisce di “pianificare attività e obiettivi della giornata, mantenere un aspetto ordinato, praticare la meditazione o la preghiera, al fine di calmare le reazioni fisiologiche che si possono innescare. È utile condividere pensieri ed emozioni, prediligendo una connessione visiva, con parenti e amici lontani, attraverso, ad esempio, le videochiamate.”

In questo tempo di libertà ristrette e di sofferenza, il libro “Uno psicologo nei lager” del neurologo e psichiatra V. Frankl, sopravvissuto alla barbarie dei campi di concentramento nazisti, è un buon alleato. “L’uomo può esistere solo nella visuale del futuro”, scriveva. È l’impegno a mantenere un orizzonte di senso e di fiducia nell’avvenire che ci sostiene. Con le dovute differenze e senza voler fare assurdi parallelismi, nei momenti di buio, più o meno intenso che sia, lo sguardo va indirizzato “al di sopra della situazione, del presente e del suo dolore”.

 

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