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Perché i russi continuano a volere Putin al potere

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Putin ha vinto la scommessa: il suo partito “Russia unita” avrà alla Duma almeno 315 deputati su un totale di 450. Il partito del Presidente potrà approvare qualsiasi legge, cambiamenti della Costituzione inclusi. Se l’esito delle elezioni era pienamente prevedibile e le proiezioni di tutti i principali centri studi sull’opinione pubblica si sono dimostrate corrette, rimaneva soltanto l’incognita della partecipazione popolare. Come superare l’apatia e l’indifferenza di quella parte dei votanti nota, nel gergo dei sondaggisti, come “palude elettorale”?

L’obiettivo della mobilitazione dell’elettorato è stato conseguito grazie all’ampio utilizzo della “risorsa amministrativa”, che ha reso i dirigenti locali personalmente responsabili della partecipazione di massa. I risultati raggiunti nella repubblica cecena - dove l’affluenza alle urne ha raggiunto il 99% e il 99,27% degli elettori ha votato per “Russia unita”, mentre il partito comunista si è dovuto accontentare di un magro 0,15% - dimostrano la mano pesante usata dall’amministrazione locale per assicurare sia la partecipazione dei ceceni che il “corretto” conteggio dei loro voti. La più bassa partecipazione è stata registrata a Mosca e a Pietroburgo, dove “Russia unita” ha preso anche la più bassa percentuale di voti. A Pietroburgo, la città natale di Putin, “Russia unita” ha registrato il peggior risultato in assoluto, soltanto il 51% dei voti.

I giornali russi divertono i lettori raccontando i metodi ingegnosi utilizzati dalle amministrazioni locali per attrarre la popolazione ai seggi elettorali. Nelle città siberiane di Omsk e Cita, le elettrici dopo aver votato potevano usufruire gratis di una visita ginecologica all’interno del seggio. A Barnaul si attiravano gli elettori con una degustazione di formaggi organizzata in tutti i seggi, mentre a Kemerovo i votanti più giovani, di ambo i sessi, potevano farsi fare i capelli da parrucchieri specializzati, scegliendo tra l’acconciatura in stile militare, punk, indiano “cherokee” o una cotonatura.

I partiti d’opposizione gridano ai brogli elettorali. Il partito comunista di Zjuganov può giustamente lamentarsi del fatto che il Cremlino, organizzando in fretta e furia il partito “Russia giusta”, allineato con il Presidente ma con una spiccata, anche se demagogica, attenzione ai problemi della povertà e della disuguaglianza, gli ha portato via più di un terzo dei voti. I partiti liberal-democratici “Yabloko” e “Unione delle forze di destra” insieme non sono arrivati neanche al 3%.

Si deve comunque riconoscere che anche con i mass media assolutamente liberi e con una massiccia presenza degli osservatori occidentali il risultato finale delle elezioni non sarebbe stato molto diverso. Per avvalorare questa tesi si dovrebbero analizzare la cultura politica, le caratteristiche strutturali e le aspettative dell’elettorato russo, analisi che non può essere intrapresa in questa sede. Per capire il senso dell’alta partecipazione e della schiacciante vittoria del partito del Presidente Putin, però, vorrei riferire i risultati di due inchieste condotte nel 2007 dall’autorevole Centro Levada di Studi sull’opinione pubblica di Mosca. All’inizio di ogni anno, un gruppo rappresentativo di russi deve rispondere alla domanda “quali sentimenti sono apparsi e si sono rafforzati nell’anno trascorso tra la gente che La circonda?”. Nelle inchieste di questo tipo non si chiede mai di riflettere su se stessi ma sulle persone che ci circondano, utilizzando l’intervistato come osservatore-partecipe. Sarebbe utile confrontare i dati del 1998, l’anno quando Putin ha fatto la sua apparizione sulla scena politica, con quelli del 2007. Rispetto al 1998, nel 2006 le risposte hanno registrato l’aumento del sentimento di speranza (dal 13 al 35%), del senso della dignità umana (dal 4 al 10%) e dell’orgoglio nazionale (dal 3 al 6%). Sono diminuiti invece: la sensazione dell’apatia e dell’indifferenza (dal 45 al 39%), del disorientamento (dal 24 al 12%), della rabbia e dell’aggressività (dal 35 al 15%) e della paura (dal 24 al 7%).

In un’altra inchiesta gli intervistati dovevano rispondere alla domanda: “Che cosa è più importante per la Russia di oggi: l’ordine, anche se per raggiungerlo si dovrà accettare alcune violazioni dei principi democratici e delle libertà personali, oppure la democrazia anche se le libertà democratiche talvolta possono essere utilizzate dagli elementi sovversivi o criminali?”. Il 68% degli intervistati si sono espressi in favore dell’ordine, mentre il 17,5% hanno scelto la democrazia. Ed è proprio qui che sta la base del consenso ottenuto da Putin in questi anni.

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