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Perché in Turchia uccidere i cristiani non è reato

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Non c’è stata e non ci sarà indignazione in Turchia, non c’è stata e non ci sarà indignazione nella grande umma musulmana per il massacro dei cristiani di Malatya. Uccidere cristiani che si siano macchiati della colpa vergognosa di fare proselitismo, non solo non è reato, ma è cosa lecita e doverosa per la mentalità di molti musulmani, moltissimi, la maggioranza. La strage di Malatya, il rito abramitico blasfemo celebrato dagli assassini è solo un nuovo passo, l’ennesimo, di un inarrestabile progredire dello scisma musulmano che si è radicato in due versioni differenti nell’Islam sunnita con i salafiti-wahabiti e in quello sciita con i khomeinisti. Uno scisma basato sul culto della morte –i cinque assassini sgozzatori bramavano essi stessi il martirio e sono sicuramente delusi di non averlo meritato- a celebrare una liturgia oscena che riconosce il momento salvifico solo e unicamente nel sacrificio umano, di sé e degli infedeli.

In pieno ventunesimo secolo, la distorta modernità dell’Islam ripropone il sacrificio umano come momento centrale di una teologia dell’Apocalisse e riesce a farlo, nel disinteresse della umma musulmana, perché a quella la lega una perversa concezione dell’Islam quale “religione naturale” dell’uomo. I moderati musulmani di questo sono convinti: non solo che l’Islam sia l’unica vera religione – come è ovvio- ma anche e soprattutto che essa sia la “religione naturale” dell’uomo, per cui, chi tenta di distogliere il musulmano dalla sua fede infrange il diritto naturale, l’ordine naturale.  

Questa follia teologica totalitaria non è solo patrimonio del fondamentalismo, ma anche dell’Islam moderato, tanto che è stata elaborata e definita nella Dichiarazione Islamica dei Diritti dell’Uomo che tutti i paesi musulmani hanno promulgato nel 1990, quale summa del pensiero politico delle più grandi menti teologico-giuridiche del mondo musulmano ufficiale, anche di regime, i “moderati” in prima fila.

Solo avendo presente questo scabroso retroterra religioso, si può capire perché allora la Turchia è divenuta cristianofobica, come ha denunciato nel 2005 il vescovo Farhat, nunzio apostolico ad Ankara, perché tanti cristiani vi vengono uccisi, perché i musulmani turchi e di tutto il mondo “moderato” non si indignano. La cristianofobia è sempre più di moda nel mondo musulmano, perché l’intero suo sistema di valori teologici nel secolo scorso è stato restaurato, dopo la caduta del Califfato, avendo come riferimento ibn Taymmyya, teologo del XIII secolo violentemente anticristiano e perché la società islamica non riesce a produrre secolarizzazione.

Basti pensare che la laica Algeria - il cui regime piace tanto chissà perché a Gad Lerner - ha varato una legge che punisce con 2 anni di prigione e 10.000 euro di multa chiunque faccia proselitismo presso i musulmani. Prova provata di come l’Islam rifiuti il confronto e punti all’egemonia  basandosi sulla coercizione e sulla violenza, nella dimensione della “conversione con la spada”, denunciata da Benedetto XVI° a Ratisbona.

Ci sono ragioni, naturalmente, per cui questa cristianofobia si esprime con tale violenza nella società turca. Non perché, si badi bene, sia frutto di un forte radicamento di massa dei fondamentalisti (che sono ultra minoritari, rispetto ad esempio alla stessa società algerina), ma proprio perché la partita decisiva tra l’Islam secolarizzato, la laicità e il fondamentalismo musulmano si svolge proprio in Turchia. L’unico paese musulmano democratico del Mediterraneo è oggi al centro del confronto di tre forti correnti politico-culturali: il nazionalismo laicista incarnato dai militari, l’islamismo secolarizzato delle confraternite Benktashi, il fondamentalismo moderato incarnato da Tayyp Erdogan. Nelle crepe di questo scontro, si inserisce il terrorismo violento vuoi di matrice musulmana, vuoi di matrice nazionalista (i Lupi Grigi), vuoi di matrice etnica (il Pkk di Ocalan).

Purtroppo, il male antico delle società islamiche, la debolezza culturale e sociale delle élites dirigenti che produce corruzione a livelli cosmici, ha portato nel corso degli anni ottanta e novanta alla crisi più totale dei partiti politici laicisti e delle due loro leadership, incarnatesi dal 1969 in poi in Escevit e Demirel. La frantumazione della rappresentanza politica della Turchia laica, moderna ed europea, che è socialmente ed economicamente enorme (rispetto agli altri paesi musulmani), ma che non supera un terzo del corpo della nazione, ha permesso l’egemonia del fondamentalismo moderato dell’Akp di Erdogan; Nel 2002 infatti, questo partito islamista, grazie ad una legge elettorale sciagurata è riuscito ad avere 2/3 dei seggi parlamentari con solo il 34% dei voti. Solo un partito laico ha superato l’incredibile soglia di sbarramento del 10%, disperdendo così il peso del 56 % dell’elettorato.

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Sbilanciata verso l’islamismo, consegnata a Erdogan dall’implosione dei partiti laici corrottissimi e incapaci di proposte politiche adeguate, la Turchia di oggi sente crescere a oriente l’enorme massa critica dello scisma parafascista iraniano, si sente minacciata dall’instabilità crescente dell’Iraq delle stragi, e registra con sorpresa il rigetto dell’Europa, cui pure gli stessi islamisti di Erdogan si erano rivolti. Un rigetto insulso, perché non motivato da una valutazione nel merito dei costi e benefici politici dell’inclusione della Turchia nell’Ue, ma essenzialmente prodotto dalla reazione negativa di tanta parte delle società europee nei confronti dell’immigrazione islamica, senza distinzioni. La Turchia è un immenso “idraulico polacco” coi baffi, nell’immaginario di tanti francesi (che appunto temendo il povero artigiano votarono contro la Costituzione europea) con l’aggravante di un retaggio storico di aggressione e incomprensione. Così è anche per tanti tedeschi, italiani e spagnoli.

Tutte queste dinamiche di radicalizzazione, nei prossimi mesi, sono destinate ad accentuarsi perché in Turchia si deve eleggere il presidente della repubblica ad Ankara e Erdogan può decidere da solo, con i suoi soli voti, chi sarà, mentre i laici non hanno la rappresentanza parlamentare per contrattarla e si devono limitare a manifestare nelle piazze e a chiedere la pressione dei militari. Subito dopo si andrà al voto per le politiche e Erdogan sa bene che può rischiare l’emarginazione politica, se solo il fronte dei partiti laici saprà riorganizzarsi e darsi immagine e programma (ma soprattutto leadership pulite).

Una enorme massa tettonica, ha dunque accelerato i suoi movimenti dall’Anatolia ai Dardanelli. Nei suoi stridori di faglia si aprono voragini infernali di magma. Da lì escono i cultori di un nuovo credo blasfemo che ambiscono solo alla morte, con un bottino di morte.

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5 COMMENTS

  1. L’ignavia degli Europei
    ciò che più colpisce al leggere di queste notizie, non è tanto il fatto che il mondo islamico sia diviso: lo si sa. Né che sia fondamentalmente violento e barbarico: si sa anche questo. Piuttosto è l’ignavia, l’indifferenza con cui non solo gli stati europei, ma addirittura i cittadini non manifestino una santa indignazione verso questi atti barbarici. Supponiamo che fossero stati aggrediti degli Ebrei… si sarebbe alzato un tale polverone da costringere la Turchia a genuflettersi a destra e a manca. Giustamente! Israele sa giustamente (!) difendere i propri diritti ela propria cultura. Ma se sono dei Cristiani ad essere sgozzati, perseguitati, imprigionati, allora va tutto bene. Perché?
    C’è un odio cieco e stolto verso il Cristianesimo non solo nei paesi musulmani, ma anche e soprattutto in Occidente. Lo chiamo stolto perché non si tratta più della diffidenza, quando non anche lì dell’odio, generato da élites borghesi sette e ottocentesche. Quegli atteggiamenti erano ultimamente motivati su base culturale. Oggi, invece, si assiste all’ignoranza dei singoli, dell’individuo della massa, dell’idiota con diritto di voto, che si erge a giudice contro il Cristianesimo, che ne parla con un sorriso di sarcasmo: come se il sarcasmo non fosse prerogativa di chi ha molto capito… Anche la plebaglia dell’antico Impero Romano odiava i Cristiani, non perché li conoscesse, ma perché così gli diceva di fare l’imperatore. Un esempio: qualche giorno fa una studentessa mi incontra per il corridoio e mi chiede dove stessi andando (era la notte di Pasqua), le dico che mi preparavo per la Messa. Reazione: “Do get Christian with me!” con viso contratto e offeso… Se avessi detto: “Vado in Moschea”? Allora scattavano le considerazioni del politically correct ecc… Questa stessa studentessa, che non ha mai letto Platone o Voltaire, che ignora, come tutti i suoi colleghi (anche in Europa, non ci illudiamo) non solo la storia remota, ma anche quella recente; che non ha mai letto, né mai lo farà S. Paolo e Seneca, o Proust e Joyce, o Dostojevstki e Tolstoj, questa stessa studentessa, che legge Harry Potter e ne scrive sul gazzettino dell’università, che partecipa alle manifestazioni filantropiche della Wharton School of Economics -insomma, questa stessa studentessa è il prototipo, come tutti i suoi colleghi, di quelli che sciaguratamente formeranno la classe medio-alta a partire dai prossimi 5-10 anni… Una classe medio-alta ignorantissima, prevenuta e ostile al Cristianesimo che ha molti più punti di contatto colla plebaglia dell’Impero Romano che con la classe medio-alta di 40-50 anni fa.
    Ora mi chiedo come sia possibile che questa gente, ignoranti come capre, alzi la voce contro una tradizione che ha formato il Mondo Occidentale per 2000 anni? Chi è che li ha indottrinati così malamente e con tanta malizia contro il Cristianesimo? Perché?
    Le risposte da dare sono complesse, ma portano tutte a una conclusione: l’odio dell’Occidente verso il Cristianesimo porterà al suicidio della nostra cultura!

  2. Turchia nuova frontiera di martirio
    I recenti fatti svoltisi in Turchia, dall’uccisione di Don Andrea Santoro sull’altare della sa chiesa di Trabzon alla mattanza di Malatya, dimostrano che i martiri cristani non sono un’entità astratta e relegata agli episodi quasi leggendari del protocristianesimo da Colosseo, ma sono persone che vivono, e muoiono, nel mondo attuale, nel nostro mondo, in un Paese moderno e civile come la Turchia.
    Questa circostanza rende evidente che essere cristiani spesso può essere un atto di coraggio supremo anche oggi. Atto di testimonianza. E testimonianza in greco si dice “martirio”.
    Martiri: testimoni oggi come ieri.
    La libertà di tanti di affermare la propria fede cristiana passa anche dal sacrificio di questi eroi che testimoniano, con la propria vita lasciata in pegno a tutti, il messaggio di Cristo.

  3. Critica a Carlo Panella
    L’articolo è lungo. Mi riservo di commentarlo dall’interno del mio blog insieme ad un analisi del libro di Panella sul “fascismo islamico” (e perché non anche un fascismo ebraico dell’antico testamento?), di cui incomincio a farmi un’idea come sionista sfegatato.

    Quanto al “reato” trattasi di nozione tecnico-giuridica. Mi risulta che la polizia turca si sta dando da fare per trovare gli autori del reato. Quindi l’omicidio è un reato secondo il codice penale turco. Se invece Panella dice che per i turchi non è un reato, io direi prima incominciamo ad intenderci noi sull’uso e sul significato dei termini che usiamo. Poi confrontiamoci su tutto il resto…

  4. Perchè in Turchia uccidere i Cristiani non è eato
    Bei ragionamenti, quelli dell’articolo, che portano però ad una sola conclusione e cioè che si deve finalmente ammettere che da tredici secoli il mondo islamico attacca l’Europa per impadronirsene con la forza non delle idee ma delle armi.

    Quasi quattrocento anni di dominazione in Grecia per non parlare della Spagna e per non chiedersi cosa ci facevano a Poitiers i “mori” sconfitti da Carlo Martello.
    E cosa dire degli assedi di Vienna e dell’attacco in larga scala che fu premessa alla battaglia di Lepanto…battaglia difensiva, peraltro: il mondo Cristiano fu costretto a combatterla alla faccia del gesto dell’ineffabile Bertinotti di farne staccare dal muro la memoria?!

    E cosa vogliamo dire dell’aggressione all’Italia meridionale ad opera dei mori che è continuata per secoli? E degli Italiani catturati dagli stessi mori e fatti schiavi?

    Adesso gli alfieri dell’islam usano tecnologie diverse ed un potente alleato, cioè la quinta colonna delle sinistre e dei cattocomunisti, ma lo scopo è sempre e solo quello: impadronirsi dell’Europa!

    Poche ciancie di moderati o di estremisti perchè l’islam è quello di sempre: aggressivo, crudele e retrogrado!

    Per quanto riguarda il proselitismo che viene “punito” sgozzando i colpevoli di “cotal delitto”, va detto a chiare lettere che il proselitismo altro non è che l’offrire uno spunto di riflessione a chi non è informato e il rifiutarlo o, peggio, l’impedirlo è bieca prevaricazione e intimidazione!

    Per questo dobbiamo reagire sia con la forza delle idee che con la forza degli embargo contro i paesi fiancheggiatori ma anche mandando al diavolo quei cretini che temono di offendere col Presepe o con la Croce. Come estremo rimedio dobbiamo essere pronti a ricorrere alle armi ribattendo colpo su colpo come fa quell’America tanto vituperata da troppi euro-quàquàquà.

    Alberto

  5. L’invasione mususlmana.
    Dopo 40 anni passati nei paesi musulmani e vivo per miracolo. Posso assicurare che molto presto che il massacro dei cristiani in Europa non e` distante. Cosa possiamo fare per difenderci? Porgere l’altra guancia?

    Saluti Angelo

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