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La Chiesa in movimento

Perché la Resurrezione cambia ogni cosa

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La Resurrezione cambia ogni cosa... Ve ne sarete accorti partecipando a una veglia funebre al capezzale di una persona amata; se ne rendono conto ogni giorno medici, infermieri e sacerdoti, anche sul campo di battaglia: il corpo umano combatte contro la morte, resistendo alla fine inevitabile. Se la guardiamo attraverso la lente della fede biblica, questa innata resistenza fisica alla morte è una traccia di ciò che i teologi definiscono “innocenza originale”, la condizione di Adamo ed Eva prima della Caduta: la storia è iniziata prima del peccato e della morte. La morte è innaturale, nel senso che il Creatore non la intendeva “in principio". Perché “Dio non è dei morti ma dei vivi; perché tutti vivono per lui”. [Lc 20,38].

La Pasqua, celebrata precisamente per una settimana, “l’ottava”, è un invito che ogni anno ci viene rivolto a meditare e a pregare proprio su quello che emerge dalla Resurrezione. Riflettendo su tale questione nel suo senso più ampio, è bene tenere a mente questa naturale resistenza alla morte, perché essa mette in luce un’importante dimensione della fede pasquale. Ed è questa la convinzione della Chiesa, che vediamo formarsi in alcune delle ultime lettere di San Paolo, e cioè che la risurrezione determina un grande cambiamento nell'ordine della natura così come nell'ordine della storia – un grande cambiamento nella stessa struttura della realtà, nella traiettoria del dramma umano. Nel volume di mezzo del suo trittico su Gesù di Nazaret, Papa Benedetto XVI ha cercato di descrivere così quei cambiamenti introdotti dalla risurrezione nella Storia e nella natura (che ovviamente in ultima analisi sono indescrivibili):

“La Resurrezione di Cristo… è un evento storico che tuttavia fa esplodere le dimensioni della storia e la trascende. Forse qui possiamo attingere al linguaggio analogico… [e pensare la] Resurrezione come una sorta di radicale ‘salto evolutivo’, in cui emerge una nuova dimensione della vita, una nuova dimensione dell'esistenza umana”. “La materia stessa viene infatti rimodellata in un nuovo tipo di realtà. L'uomo Gesù, completo del suo corpo, ora appartiene alla sfera del divino e dell’eterno. Da questo momento in avanti, come disse una volta Tertulliano, ‘spirito e sangue’ hanno un posto in Dio… Anche se per sua natura l’uomo è stato creato per l'immortalità, è solo adesso che esiste il luogo in cui la sua anima immortale può trovare il suo ‘spazio’, la sua ‘corporeità’, in cui l'immortalità assume il suo significato di comunione con Dio e con l’intera umanità riconciliata”.

“Questo è ciò che si intende dai passaggi nelle Lettere dal carcere di San Paolo (cfr. Col. 1,12-23 e Ef. 1, 3-23) che parlano del corpo cosmico di Cristo, indicando così che il corpo trasformato di Cristo è anche il luogo in cui gli uomini entrano in comunione con Dio e tra loro e sono quindi in grado di vivere definitivamente nella pienezza di una vita indistruttibile… [Così] la Resurrezione di Gesù non riguarda semplicemente la storia di qualche individuo deceduto che a un certo punto torna in vita… Si è verificato [un] salto ontologico, qualcosa che tocca l'essere come tale, aprendo una dimensione che ci riguarda tutti, creando per tutti noi un nuovo spazio di vita, un nuovo spazio dove essere in unione con Dio”.

Tenendo presente l'entità del cambiamento operato dalla Risurrezione – una azione divina nella Storia e nella natura che ha cambiato la Storia e la natura in modo radicale, aprendo nuove possibilità di vita al di là della portata della morte – riusciamo ad avere una visione più profonda di quelle letture, tratte dai quattro Vangeli, che la Chiesa utilizza la Domenica di Pasqua e per tutta la settimana santa. Letture nelle quali i discepoli, di volta in volta, durante i loro incontri con il Risorto, non capiscono quanto sta accadendo. Prendete per esempio uno dei gioielli letterari del Nuovo Testamento: il racconto, in Luca 24,13-44, dei due discepoli che incontrano il Signore risorto a Pasqua, sulla strada di Emmaus, in un primo momento senza capire chi sia per poi riconoscerlo nell’atto di spezzare il pane.

I due subito dopo tornano a Gerusalemme, dove condividono la loro esperienza con altri amici di Gesù. Entrambi i discepoli di Emmaus e i discepoli a Gerusalemme (che hanno trovato la tomba vuota e hanno sentito l'annuncio della risurrezione fatto dall’angelo) credono che Gesù sia risuscitato; accettano la testimonianza dei propri occhi, e dei testimoni. Ma ancora non riescono a capire cosa significhi esattamente “essere risuscitato”. Così, quando il Risorto appare in mezzo a loro, la loro prima reazione è pensare che si tratti di uno “spirito”, un fantasma.

Il Signore risorto li rimprovera lievemente, sottolineando che a differenza di uno “spirito” lui è fatto di “carne ed ossa” – e loro ancora non capiscono, anche se San Luca ci dice che “per la gioia ancora non credevano, e si stupivano”. Così il Signore chiede qualcosa da mangiare; gli danno del pesce grigliato con cui si sfama davanti a loro. Poi, come aveva fatto sulla strada di Emmaus, mostra ai discepoli la Scrittura e quello che l'Unto del Signore ha dovuto soffrire; che in seguito sarebbe dovuto risuscitare dai morti verso una nuova forma di vita; e che nel suo nome si sarebbe predicato il pentimento “a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme”. I discepoli, conclude Luca, sono “testimoni di queste cose” – vale a dire, hanno una missione, per la quale saranno equipaggiati a tempo debito da una “potenza dall'alto”, nel dono dello Spirito Santo.

Questo schema sorprendente – la incomprensione seguita da un compito divino e dall’esempio, e poi dal progressivo emergere della fede pasquale nella sua pienezza – è fondamentale per la liturgia della Chiesa durante la settimana di Pasqua. E in quest’epoca di scetticismo, è certamente sorprendente che la Chiesa abbia fatto della propria ottusità e iniziale mancanza di comprensione una parte centrale della sua predicazione sulla risurrezione – non è proprio quello che oggi consiglierebbero i guru del marketing. (“Ciao. Sono Steve Jobs e questo è un iPhone. Non sono sicuro di ciò che faremo, ma staremo a vedere”.)

Perché va ricordata questa lentezza nel cogliere il senso della Vita Nuova? Perché tutto ciò è stato sancito nei libri sacri della Nuova Alleanza? Benedetto XVI, ancora una volta, suggerisce una risposta. Tutto ciò avviene, ha scritto il Papa Emerito, perché riflette con precisione le vie di Dio con l'umanità. Perché Dio non ha risolto le cose nel modo in cui andavano risolte – sconfiggendo i suoi nemici con la potenza, scendendo dalla Croce, rivelando la verità del mondo e della Storia ai potenti e a chi contava, invece di farlo rivolgendosi a un piccolo gruppo di contadini analfabeti e pie donne? Perché, come ci ricorda Benedetto, le vie di Dio non sono le nostre:

“Fa parte del mistero di Dio che agisca così dolcemente, che costruisca a poco a poco la sua storia all'interno della grande storia dell’umanità; che si faccia uomo, e che così possa essere trascurato dai suoi contemporanei e dai poteri che fanno la storia; che soffra e muoia e che, una volta resuscitato, scelga di apparire all'umanità soltanto attraverso la fede dei discepoli ai quali Egli si rivela; che continui a bussare dolcemente alle porte dei nostri cuori e apra lentamente gli occhi se noi apriamo a lui le nostre porte. E tuttavia non è forse questa la strada davvero divina? Non sopraffare con un’energia esterna, ma dare libertà, offrire e suscitare l'amore. E se davvero ci pensiamo, non è forse ciò che appare così piccolo ad essere veramente grande? Non è quel raggio di luce proveniente da Gesù, divenuto più luminoso nel corso i secoli, che non poteva giungere da un qualsiasi semplice uomo e attraverso il quale la luce di Dio brilla davvero nel mondo? La predicazione apostolica avrebbe potuto trovare la fede e costruire una comunità mondiale senza che la forza della verità fosse al lavoro dal suo interno?”.

A causa della Pasqua, la natura e la Storia, il sé materiale e l'anima, il mondo e il cosmo sono stati tutti trasformati: sono stati portati in comunione con Dio, che ora si mostra come Creatore e Redentore, e che sarà presto conosciuto, durante la Pentecoste, come Santificatore. A causa di tutto questo, possiamo comprendere che la Storia è, in fin dei conti, la Sua-storia, la storia di Dio, e che Dio ha agito per rimettere in carreggiata la nostra storia tramite la sua. A causa della Pasqua, siamo in grado di percepire quei momenti in cui la storia sembra uscire fuori dai binari, come accade nel mese di aprile 2015. Grazie alla Pasqua, si può intuire  ciò che vide il visionario Giovanni a Patmos (se pure più debolmente di quanto lui abbia visto), lì dove tutto ciò di cui stiamo parlando viene finalmente udito:

“Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra; perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii una voce potente venire dal trono: ‘Ecco la dimora di Dio con gli uomini. Egli dimorerà tra loro, ed essi saranno il suo popolo, ed egli sarà il Dio-con-loro; e tergerà ogni lacrima dai loro occhi, non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate’. E colui che sedeva sul trono disse: ‘Ecco, io faccio nuove tutte le cose.’ [Apocalisse 21. 1-5a]

Egli è risorto. Non abbiate paura.

Tratto da NRO

Traduzione di Roberto Santoro

 

 

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