Perché l’Europa ha censurato il creazionismo?
22 Ottobre 2007
I parlamentari dei 47 paesi del Consiglio d’Europa hanno
invitato i loro governi ad “opporsi fermamente” all’insegnamento del
creazionismo – che nega l’evoluzione delle specie per mezzo della selezione
naturale – come disciplina scientifica equivalente alla teoria dell’evoluzione.
Il Consiglio d’Europa ha lo scopo, tra gli altri, di tutelare i diritti
dell’uomo e la democrazia “pluralista”. Naturalmente, detto Consiglio si è
sentito in dovere di chiarire che “se non stiamo attenti, il creazionismo può
diventare una minaccia per i diritti umani”. I parlamentari in questione, con
un movimento logico-analitico che francamente credo che sfugga ai più, hanno
asseverato con fermezza degna di miglior causa: “L’ “intelligent design”,
presentato in maniera più sottile, cerca di far passare il suo approccio come
scientifico, ed è proprio qui il pericolo”.
E quale sarebbe il nesso con la
“minaccia per i diritti umani”? In altri termini: in che modo il creazionismo –
che io non accolgo, in ciò aiutato dalle riflessioni ragionevoli e persuasive
di Giorgio Israel, come ultimo dogma parascientista e di fatto specularmente
costruito per creare un framework globale e totalizzante di spiegazione, nel
senso dell’Erklären, dei misteri dell’universo – può nuocere ai diritti umani?
E magari finanche alla democrazia? Leggo sul Corriere della Sera che Massimo Piattelli Palmarini, plaude alla
decisione del Parlamento europeo, in data 4 ottobre, non senza, però, dover
ammettere che “a prima vista, può apparire incongruo che si saluti come
razionale e liberatoria una risoluzione che proibisce un tipo di insegnamento”.
Com’è noto, excusatio non petita, accusatio manifesta. I gendarmi non
custodiscono manu militari soltanto la memoria, come sostiene oggi Pansa, ma
anche la scienza, anzi, di più, le procedure comunicative della scienza come
fatto sociale e democratico universale. Il giacobinismo regna sovrano in Europa
e nelle teste degli scienziati come Piattelli Palmarini, ma potrei aggiungere
anche Veronesi, che sta tentando di far passare il testamento biologico come
senso comune in modo da bypassare un Parlamento debole e incapace di dibattere
la delicata materia del testamento biologico. Le vie extraparlamentari, al pari
di quelle del Signore, sono evidentemente infinite… Detto questo, alcune
osservazioni conclusive urgono.
Primo: di cosa ha paura il Parlamento europeo? La Chiesa è oggi sulla
difensiva e il disegno intelligente come protocollo epistemico alternativo
all’evoluzionismo riveduto e corretto non ha funzionato e non versiamo lacrime
a cagione di ciò, ben altre sono le croci nella rosa del presente, per citare
l’immarcescibile Hegel. Dunque, cosa teme il Politburo eurocratico?
Evidentemente si rende conto che non è bastata la cancellazione delle radici
cristiane dalla tavola della legge burocratica dacché è recente la presa di
posizione di intellettuali qualificati, ultimo della serie Slavoj Zizek, che
tutto è tranne che cristiano, in direzione contraria alla violenta decurtazione
burocratica. Semplicemente perché così si trancia via la realtà e la storia,
non tanto per accondiscendere alle buone ragioni della Chiesa. Non è bastato
mettere retoricamente e burocraticamente la parola “fine” alla tradizione
cristiana per cancellarla dalla memoria e dalle postmoderne inquietudini di personalità
desiderose di verificare il percorso più che bimillenario dell’esperienze
cristiana nei suoi oggettivi nessi con l’Europa. Dunque, ci voleva ancora un
altro colpo, stavolta portato a qualcosa che di per sé traballa e non poco. Ma
il gesto acquisisce valenza simbolica perché, in talune circostanze storiche,
il simbolo è addirittura più importante della realtà.
Secondo: la censura non paga. Io sono della scuola del
libero dibattito su tutto perché chi ha buone ragioni ha anche la ragione dalla
sua parte e siccome la ragione è amica della verità non mi scompongo più di
tanto, né capisco chi, anche in ambito cattolico, si straccia le vesti per le
sortite del tal Odifreddi o del tal’altro Cacciari, ad esempio. Chi ha più filo
tesserà e le ragioni oggettive sono dalla nostra parte, ergo più libertà di
discussione introduciamo nel presente, più godo e, per giunta, mi diverto. La
grande scuola tomistica, al pari di quella agostiniana, sono state fucine di
spiriti liberi e spregiudicati, come ebbe a dirmi circa vent’anni fa il
%0Aprofessore con il quale poi mi laureai a Pisa, il Prof. Iacono: “Mi piacciono
questi gesuiti perché sono proprio spregiudicati, anche più di certi atei”.
Terzo: plaudo anch’io alla militaresca censura del
Parlamento europeo perché essa mette a nudo la solita verità del “re è nudo” e
infine indica a chi abbia ancora capacità di intendere e volere (la libertà)
che a Bruxelles abitano anime morte che abbracciano Cesare perché Dio muoia.
Abbracciano Darwin perché la
Chiesa sia mortificata. Non è affatto un complotto, si badi,
è la solita vecchia storia. Una storia che non si basa sull’intelligenza laica,
ma anzi ogni volta riscopre qualche vecchio strumento dell’avversario. Qualcuno
ricorda l’Indice?
