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Giudici senza giudizio

Perché l’inchiesta di Milano contro il Cav. sfida la separazione dei poteri

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La Procura di Milano annovera magistrati tra i più preparati del Paese. La loro finezza giuridica è pari solo alla determinazione con cui perseguono i presunti colpevoli. Per la stessa ragione c’è però da dubitare che non sapessero da tempo che le due inchieste contro il Premier esulavano dalla loro competenza.

Dunque.

La vicenda D’Addario & C. fornisce la prima notizia criminis circa un presunto giro di prostituzione che potrebbe avere nella residenza di Arcore di Silvio Berlusconi un terminale. Ma l’indagine stagna per inaffidabilità dei testi, intimiditi o subornati – devono pensare in Procura- dal fuoco mediatico a difesa del Cavaliere. L’unico strumento per acquisire -nel silenzio investigativo- prove oggettive sono le intercettazioni che però non possono essere disposte contro il <presunto utilizzatore> (perché parlamentare e Premier) ma solo contro le <presunte utilizzate>. C’è però il problema di preventiva identificazione di queste ultime e di acquisizione dei relativi recapiti telefonici mobili.

La soluzione è un capolavoro di finezza giuridica e intuizione tecnologica: vengono setacciate le centraline telefoniche limitrofe a Villa San Martino e dai numeri che risultano agganciati nelle sere in cui <controlli visivi> confermano un certo  via vai di macchine, si risale ai titolari. Le intercettazione delle utenze telefoniche di tre indiziati comuni (Emilio Fede Lele Mora Nicole Minetti) consentono di stringere subito il cerchio. Viene fuori la solita aria fritta: gossip pecoreccio su feste o festini, chiacchierate di signore e signorine intente a vantarsi e lamentarsi tra di loro, spesso in modo sboccato, delle sere passate con il Premer nella sua residenza privata, delle amiche da presentargli e dei regali ricevuti o attesi.

C’è forse in Italia qualcuno che non sappia di cosa si stia parlando ? o che non abbia mai fatto un regalo a qualche signorina avvenente per conquistarla e tentato o sperato che questa gli presentasse un amica ? Troppo poco.

Improvvisamente un Cigno Nero: una ragazza andata ad Arcore viene fermata dalla Polizia e Silvio Berlusconi telefona al funzionario di servizio per chiedere informazioni perché -a quanto gli risulta- quella ragazza potrebbe essere nipote di Mubarack. La ragazza, risultata minorenne, viene affidata, anziché a una struttura pubblica, a Nicole Minetti (e da questa a una amica della stessa minorenne). Esplodono polemiche sulla procedura di identificazione e affidamento fra Polizia e Magistrato di turno ma il Capo della Procura di Milano chiude la bocca a tutti pochi giorni dopo, affermando che i funzionari di Polizia si sono comportati correttamente e non sono previsti altri accertamenti o indagini.

E c’è da giurare che così sia stato: della <presunta concussione> da parte del Premier, che in mancanza di concusso potrebbe costituire <tentata concussione>, esistono per la Procura prove concrete e l’eventuale processo è maturo per la direttissima.

La coincidenza del <presunto utilizzatore del giro di prostituzione> con la persona del <presunto concussore> crea però un problema giuridico: alle indagini contro Silvio Berlusconi <presunto utilizzatore del giro di prostituzione> si estendono per legge le norme sulla competenza per i reati ministeriali che vigono per Silvio Berlusconi Premier <presunto concussore>. La norma è di rango costituzionale e non lascia adito a dubbi né spazio di manovra: tutte le indagini vanno fermate immediatamente sia per la presunta concussione (ma questo poco male) sia per il presunto giro di prostituzione (e questo è un problema) e i processi saranno sottratti a Milano.

Fino a quel momento la Procura milanese ha violato la competenza territoriale di Monza ma è irrilevante: il giudice che sarà chiamato a decidere sul punto è quello cui la Procura invierà la richiesta di rinvio a giudizio ovvero il GIP di Milano. Di converso a decidere se una ipotesi di reato abbia natura <ministeriale> può essere solo il Tribunale dei Ministri competente per territorio. La norma dice infatti che quando entra in ballo, direttamente o indirettamente, un Ministro (vieppiù il Premier), <omessa ogni altra indagine> gli atti devono essere trasmessi al Tribunale dei Ministri entro 15 giorni. Come a dire: gli Inquirenti <devono> (e non <possono>) fermarsi subito, riordinare il fascicolo giudiziario e trasmetterlo senza neppure una nota valutativa né esplicativa. Nulla esclude, ed è successo, che il Tribunale dei Ministri li restituisca alla Procura mittente, perché ritiene che il reato sia <comune> ma la Procura di Milano forse teme che non sia questo il caso. E presumibilmente cambia strategia.

Se avesse potuto mantenere il controllo del processo e delle indagini avrebbe offerto come prove d’accusa le centinaia di notizie acquisite in mesi di intercettazioni a tappeto ma ora questo non è più possibile. Però può chiedere lo stesso il processo per direttissima al GIP di Milano con la speranza che questo si associ alla linea, rivendicando il diritto di decidere, lui stesso, sulla competenza del Tribunale dei Ministri. Qualcuno del resto l’ha già fatto e ancorchè la legge sia stata palesemente e coscientemente violata non ne è derivata alcuna conseguenza: come se per l’Ordine Giudiziario in Italia non valesse il principio giuridico liberale di <corrispondenza fra responsabilità e potere> anche a costo di  aggravare lo squilibrio tra poteri sovrani creato dall’abrogazione, frettolosa e emotiva, dell’art 68 della Costituzione Repubblicana sull’immunità parlamentare.

Sempre presumibilmente: per evitare che i processi contro il Premier <schiattino>, come dicono a Napoli, si ricorre quindi a una finezza inquirente consentita dall’esistenza a Milano dell’ ufficio dove lavora l’amministratore delle finanze personali di Silvio Berlusconi.

Il Premier riceve un avviso di garanzia per sfruttamento della prostituzione minorile (la sedicente nipote di Mubarack) e, mentre si tirano le somme delle perquisizioni e gli interrogatori di moltissime ragazze intercettate, viene inviata alla Camera dei Deputati la richiesta di perquisizione del suo ufficio di Milano. Il corredo documentale che accompagna la richiesta è imponente e il giorno stesso diviene di dominio pubblico.

Mass media e giornali inondano il Mondo con cronache dettagliate degli eccessi, veri o presunti, dei <festini di Berlusconi> mettendo l’Italia alla berlina e l’opposizione politica nella possibilità di celebrare un immediato processo etico in attesa dello sperato processo penale.

Nessuno può ovviamente accusare la Procura di Milano di aver perseguito il rilancio delle sue contestazioni penali sotto forma di accuse morali nel timore di <bucare> la condanna né di aver per questo provocato la pubblicazione degli atti istruttori con legittimi ma tardivi atti di indagine. Rimane però il fatto che si è scatenata una guerra sulla compatibilità fra i costumi di vita del Premier e la sua carica istituzionale.

La guerra viene combattuta dagli avversari con quotidiane battaglie di ricognizione, grazie a giornali e TV, sulle linee di confine ideologico con il Vaticano e il Consesso internazionale.

L’obbiettivo è unico: stigmatizzare la correità morale del Paese che sostiene il Premier nella speranza che la delegittimazione internazionale dell’Italia scateni in piazza l’indignazione della parte <sana> della nostra Società !

Sono dubbi che intimoriscono.

Perché paventano che la frustrazione di non esser riusciti a disarcionare il Premier per via giudiziaria debba essere diventata insopportabile al punto da confidare nella sua caduta per condanna dei costumi privati. Ma intimorisce di più che l’incapacità di spodestare il Premier per via elettorale tenti le Opposizioni politiche a violare <la sovranità popolare> e l’ Ordine giudiziario <la separazione dei poteri>. 

 

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10 COMMENTS

  1. Quella della Boccassdini è d’oro (la privacy)
    MAI una volta, che io ricordi, almeno negli ultimi 40 anni, la magistratura ha indagato, trovato e punito chi divulga il segreto istruttorio. Nemmeno quando la rivelazione, oltre a connotare un reato penale, comprometteva l’esito delle indagini o buttava fango CALUNNIOSO su innocenti. Solo in questi giorni ha agito rapidamente e ha immediatamente trovato il “colpevole”. Peccato che per questo UNICO CASO PERSEGUITO, però, il fatto rivelato NON (ripeto NON) sia segreto. Quindi manco sarebbe REATO PENALE. Eppure il rivelatore è già su tutti i giornali, a subire il solito processo di Lerner e Gruber e Santoro. Di che sto parlando? Della notizia pubblicata su IL Giornale che riguarda la Boccassini, con rispetto parlando, sulla quale chi osa proferire verbo viene immediatamente cercato, trovato, perquisito, processato per direttissima e ingabbiato sine die. Che efficienza stavolta, madama la marchesa….

  2. Hanno terrore della riforma
    I Giudici non vogliono la riforma, che intacca i loro privilegi da baroni feudali dei secoli bui medievali. Sono peggio della santa inquisizione e come tale si comportano, senza che nessuno possa mai nemmeno proferire verbo su qualcosa che riguarda le loro malefatte. Sono una mafia legalizzata, BASTA!! Facciamola subito!

  3. Giusto!
    Molto più puro e casto andare a letto coi trans. Ma perchè Sircana andava a puttane trans? Vladimir Luxuria non gli piaceva? O era a Vladimiro Guadagno cui non piaceva il portavoce di Prodi?

  4. La nausea della giustizia.
    La nausea della giustizia fra impunità e occultamento. Ed Alfano “guarda e passa”.

    Il problema della giustizia ha superato il livello di guardia ma ancor più sconcerta l’assenza di chi se ne dovrebbe occupare. Alfano in primis. La nausea dell’uomo della strada.

    Ancora una volta il solito vittimismo, il solito piagnisteo. Adesso attraverso proclami internet, versione moderna del balconcino di Palazzo Venezia. Eppure non si capisce perché tanta foga contro i giudici quando basterebbe difendersi normalmente come tanti hanno fatto prima di lui. Gardini, Andreotti, Craxi, Tanzi, Ciarrapico, Fiorani, Dell’Utri, Cuffaro, così tanto per fare qualche nome. Qualcuno ci ha pure lasciato la vita per non aver sopportato “l’odore del fango”. Uomini di altro stampo si dirà, non c’è dubbio.
    Ci sono state inchieste conclusesi nel nulla e altre con arresti e condanne. Del resto le regole della democrazia sono queste, si basano sulla separazione dei poteri e ciò ha rappresentato la miglior garanzia di equilibrio. Chi non lo accetta cambi pure mestiere. Ma che la giustizia sia malata non c’è dubbio; anche alla inaugurazione dell’anno giudiziario, come accade già da decenni, abbiamo assistito alla solita commedia. La macchina non funziona, è lenta, inefficiente. Un’ingiustizia insomma.
    Ed incredibilmente Alfano dice che lui non c’entra, che sono gli altri, che manca la squadra. Saranno forse i giudici comunisti anche qui. O forse saranno le intercettazioni che portano in evidenza troppa “porcheria”. Ha ragione il premier, bisogna proprio eliminarle, non avremmo problemi. Potrebbero sparire mafia, corruzione, sexgate, Ruby, evasioni, affari sporchi. Un bengodi insomma. Ma c’è un piccolo particolare. Gli italiani non sono d’accordo. I tanti “omini della strada” del nostro paese, i cittadini insomma, quelli che la Marcegaglia definisce “altra italia”, non si fidano, considerano il sistema, ed in primis la politica, sporca densa di malaffare e per quanto narcotizzati hanno capito benissimo che radice del problema è il malaffare stesso, non le intercettazioni considerate invece utili a combattere questo ciarpame. Il problema non è la privacy, come ci vogliono far credere, ma l’indebolimento dell’azione investigativa che libererebbe spazi di manovra per i soliti “furbetti del quartierino”.
    Alfano ed il Premier, in due anni, si sono dedicati a questo, a testa bassa. Impunità, occultamento rifuggire dalle responsabilità, nascondersi dietro improbabili temi di competenza. Null’altro. La giustizia dei cittadini non è un problema, semplicemente non esiste. Qualunquemente.

    Alfadixit è anche su facebook

  5. Pruriti
    Toh, come le prude, che si sia saputo che stava a gambe larghe sulle ginocchia del Kompagno giornalista, invece di lavorare….

  6. Anonimo
    Sei patetico e disinformato : la costituzione, che
    quelli come te tirano in ballo senza averla mai letta, contempla la “presunzione d’innocenza”.
    Quando, esperiti i tre rituali gradi di giudizio,
    sarà inoppugnabilmente provato che qualcuno è andato a
    letto con una minorenne, allora lo si potrà affermare.
    In attesa di quel giorno, meglio tecere ed evitare
    figure da piffero di montagna.

  7. Il sogno continua: da Baarìa a Shari’a..
    Di orribile mi pare ci sia, soprattutto, il clima di follia ipocrita, di delirio che si vuole purificatore, di fanatismo che si auto-inventa ed auto-celebra e leggittima come moralizzatore.
    Mentre si abbattono terroristicamente minacce inquisitorie e si radunano forconi allestendo forche per eretiche porche e roghi per i peccatori di sessuali sfoghi,
    provo a fare vanamente un po’ di chiarezza “tecnica”, ove in quella “morale” sarebbe con tal clima, farne dibattito sereno.

    Secondo il codice di procedura penale,
    come previsto dagli artt. 609 bis, ter e quater (rispettivamente Violenza Sessuale, Circostanze aggravanti, Atti sessuali con minorenne) così è scritto:

    609 bis – Chiunque con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.
    Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali:

    1) abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto;

    2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.

    Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi.

    609 ter –
    La pena è della reclusione da sei a dodici anni se i fatti di cui all`articolo 609 bis sono commessi:

    1) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni quattordici;

    2) con l`uso di armi o di sostanze alcoliche narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa;

    3) da persona travisata o che simuli la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio;

    4) su persona comunque sottoposta a limitazioni della libertà personale;

    5) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni sedici della quale il colpevole sia l`ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore.

    La pena è della reclusione da sette a quattordici anni se il fatto è commesso nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni dieci.

    609 quater –

    Soggiace alla pena stabilita dall`articolo 609 bis chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali con persona che. al momento del fatto:
    1) non ha compiuto gli anni quattordici;

    2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l`ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest`ultimo, una relazione di convivenza.

    Non è punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi previste nell`articolo 609 bis compie atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a tre anni.

    Nei casi di minore gravità la pena è diminuita fino a due terzi.

    Si applica la pena di cui all`articolo 609 ter, secondo comma, se la persona offesa non ha compiuto gli anni dieci.

    Aggiungasi che l’ipotesi di reato prevista dalla Legge 15 Febbraio 1996, n. 66, introduce un cambiamento radicale in materia di reati sessuali, uniformando come condotta unica, atti di libidine e violenza sessuale, collocandoli nella sez. reati contro la persona.

    Ne consegue che in caso di atti sessuali (o di libidine, univocamente interpretando la condotta) compiuti nei confronti di minore di anni 14, anche se il minore è conseziente, va considerato nei termini del reato penale contro la persona.

    Ne consegue anche che, in caso di atti sessuali compiuto nei confronti di minorenne infra-sedicenne conseziente, invece non si configurano ipotesi di reato, a meno che tra i due non sussista uno speciale rapporto tassativamente indicato al comma 2 della stessa norma (cioé ascendente, genitore, tutore o persona cui per ragioni di cura, educazione, vigilanza o custodia il minore è affidato).

    Ed ancora ne deriva che una volta compiuti i 16 anni di età, il consenso del minore esclude qualsiasi responsabilità penale in caso di atti sessuali compiuti, ad esclusione di condotta di abuso dei poteri connessi alla propria posizione in capo al genitore o al tutore. In tal ultimo caso, la pena è comunque ridotta in virtù del consenso di minore che abbia compiuti gli anni 16.

    L’ esempio tipico è quello di un insegnante colto a far sesso con minorenne conseziente: la ragione dell’individuazione di ipotesi estensiva del reato, altrimenti esclusa pre termini di età (minorenne infra-sedicenne) è nella presunzione che il rapporto che scaturisce tra insegnante ed alunno-studente sia non del tutto libero da condizionamenti psicologici, ma anche risulta di rapporti di dipendenza gerarchica del maggiorenne sul minorenne.

    Pertanto, concludendo,

    dal punto di vista giuridico non è affatto reato fare sesso con chi ha compiuto anni 14 o ancor meglio, anni 16 se il soggetto è conseziente.

    Salvo voler invece introdurre (arbitrariamente) o rendere strumentale nel giudizio una valutazione di natura etico-moralista; o ancor peggio essere giuridicamente già consapevoli di quest’aspetto, però trovando che ciò sia la ratio di un condizionamento dell’opinione pubblica con finalità di mero risultato politico e dunque portare avanti (senza alcuna discrezione, né adeguata secretazione doppiamente necessaria dato l’aspetto ed il contenuto sensibile di cui si parla in materia di reati di violenza personale e reato sessuale).

    Ma è appunto ciò che in molti pensano, ancora una volta rinforzando l’idea che sia prioritaria ed urgente una consistente ed urgentissima riforma della giustizia che possa trovare formula di maggiore garanzia, nella responsabilizzazione dei soggetti della magistratura che siano intenzionati a portare avanti un procedimento di accanimento di natura politica o comunque personale, attualmente immuni da ogni serio effetto di disciplina normativa che ne preveda, come per ogni altra categoria professionale, la possibilità di essere giudicati (dalle forze dell’ordine ai medici chirurghi, tutti rispondono responsabilmente di abuso nel ruolo e non per questo, c’è una carenza di vocazione professionale mi pare).

    Colgo l’occasione per chiedere (non retoricamente) all’Anonimo Horribilis che ha posto domanda (retorica) al commento pubblicato del 1.02.11 alle ore 17.20,

    se ha davvero idea, è sicuro di sapere adeguatamente, di cosa stia giudicando e se ha idonea capacità di riconoscimento e distinzione della separazione dei piani, morale e giuridico, che non possono, necessariamente, essere adesivi.

    Beh, almeno non sul piano giuridico così come siamo abituati a considerare per cultura civile occidentale, ma nella cultura ordinata secondo una fonte etica altra, per esempio quella che propone ed applica la shari’a, in effetti…

    Buona serata,

    ABC

  8. Anonima ipocrisia
    Anonimo, ma in che razza di mondo vuol farci credere di vivere? Da quando in qua i giovani fanno voto di castità fino ai 18 anni??

  9. Grazie ABC
    ABC è sempre chiarissimo e esaustivo. Grazie per aver detto cose che dubito molto si sapessero tra tutti i lettori di questo giornale (compresi gli intelligentoni- superiori e super-scandalizzati di sinistra).

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