Perché quella di Madoff è una condanna esemplare

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Perché quella di Madoff è una condanna esemplare

01 Luglio 2009

 

L’esemplare condanna di Bernard Madoff in seguito alla colossale truffa messa in piedi negli anni scorsi induce ad alcune considerazioni.

La prima è l’incondizionata ammirazione per l’efficienza del sistema giudiziario statunitense. Nel dicembre dello sorso anno veniva alla luce il problema – anche per ammissione dello stesso imputato – e nel giro di pochi mesi si è arrivati a dipanare un’aggrovigliata matassa di attività illegali e contabilità fittizia, accertando la colpevolezza in sede giudiziaria. Con un tale sistema la capacità deterrente della pena è fuori discussione.

La vicenda per altro mette in evidenza, ancora una volta, una fondamentale legge dell’economia: che non esistono facili guadagni e a rendimenti più alti si accompagnano inevitabilmente rischi più alti. Colpisce quindi che del raggiro siano stati vittime investitori istituzionali e individui di elevata cultura, coltivati, dotati di vasti patrimoni, insomma investitori istruiti se non sofisticati. Ebbene tutti costoro non hanno ritenuto incauto investire per lungo tempo porzioni anche ingenti – in alcuni casi la totalità dei loro patrimoni – affidandoli a un soggetto che riconosceva sistematicamente rendimenti dell’ordine di grandezza di due cifre, multipli di quanto ottenibile affidando i propri risparmi alle mani sicure del Tesoro statunitense. Da questo punto di vista  la vicenda Madoff costituisce una lezione preziosa da divulgare per richiamare alla virtù della prudenza e correggere la tendenziale debolezza della natura umana facilmente accecata da fatale avidità.

Infine, l’intera vicenda evidenzia ancora una volta la fallacità della regolamentazione e il fondamentale errore di ritenere che “regolato” equivalga a “sicuro”.  Il sistema Madoff era inscritto in un ben preciso insieme di regole e responsabilità di vigilanza, ciò non ostante il raggiro è stato possibile.

Ciò che occorre evitare ora è la facile ricetta che vuole regole più severe come soluzione del problema. Certamente una riflessione su eventuali fallacie del sistema si impone, ma la la lezione più importante da trarre è che occorre massimizzare l’incentivo da parte degli investitori a verificare la reputazione dei soggetti a cui affidano i loro risparmi. Come d’altra parte occorre che i soggetti affidatari siano incentivati a promuovere e a investire in reputazione. Purtroppo il rischio di nuova e ulteriore regolamentazione è di obnubilare tali incentivi e indurre i soggetti all’acquiscenza, rifugiandosi nella più facile e meno onerosa strategia del tipo: “Adesso ci sono nuove regole e queste ci assicurano correttezza e onestà".