Pescara non ha bisogno di essere rilanciata, ma di politiche moderne
29 Febbraio 2012
Porto, aeroporto, filovia. Ovvero grandi opere infrastrutturali. E ancora, servizi per i cittadini e per la città stessa, come i parcheggi. E riqualificazione di aree a forte valenza turistica, come ad esempio l’ex-Cofa.
E l’elenco è solo all’inizio. Perche le potenzialità scritte in ogni angolo della città di Pescara sono davvero numerose. Basta osservare per comprendere che il capoluogo abruzzese ha già tutti e due i piedi al di fuori dei propri confini. E’ proiettata verso l’esterno, è una città “metropolitana” che scalpita, che soffre la dimensione della provincia. E che deve essere assecondata e valorizzata verso quel salto di qualità che è già nella sua quotidianità. Per questo è necessario programmare il suo futuro. Programmare interventi che seguano un preciso percorso strategico.
Le risorse ci sono. E sono cifre importanti: 40-50 milioni di euro dei Fondo Fas, pronti, appunto, per il rilancio delle infrastrutture, indispensabili per rafforzare e rendere competitivo un territorio. Il Porto, l’aeroporto e la filovia di Pescara rappresentano investimenti strategici fondamentali. Perché ed essi – allo loro efficienza e modernità – è legato a filo doppio l’incremento dei traffici e degli scambi commerciali e culturali, che rappresentano ossigeno puro per una città come Pescara.
Ma una città deve essere fruibile soprattutto dai propri cittadini. E mettendo insieme abitanti e città, una delle prime cose che vengono in mete sono i parcheggi. La nostra città ne ha bisogno come la maggior parte delle grandi città italiane ed europee. Un punto sul quale l’amministrazione comunale è impegnata da sempre, nella ricerca di soluzioni capaci di soddisfare tutti gli interessi coinvolti: il decoro urbano come l’efficienza e la sostenibilità. Un altro obiettivo da raggiungere è la realizzazione del Parco Nord, insieme al Ponte Nuovo e al mercato coperto di Piazza Muzii.
Interventi numerosi, dunque e solo apparentemente eterogenei. Perché a ben vedere sono tutti indirizzati verso l’esaltazione delle naturali vocazioni di Pescara, che sono il fatto di essere una città naturalmente “commerciale”, naturalmente “culturale”, naturalmente “turistica”. Ma anche una città naturalmente “giovane”. E non solo per la presenza di valide e moderne università, che comunque rappresentano anch’esse un capitale umano da valorizzare. Ma perché una città naturalmente giovane è una città protesa verso il suo futuro. E Pescara in questo momento ha questa come priorità: il suo futuro.
Un futuro fatto di sostenibilità, di sviluppo economico e sociale, di benessere per i cittadini. Di competitività e di nuove sfide e nuovi traguardi. E in questo senso la politica ha la responsabilità di rappresentare un luogo di confronto e di elaborazione, di intelligenza, per comprendere al meglio quali sono le azioni da intraprendere e impegnarsi su esse. Pescara non ha bisogno di essere rilanciata. Pescara ha bisogno di essere preparata per cogliere al meglio tutte le opportunità. E soprattutto di scollarsi di dosso mentalità ormai superate: il futuro risiede nella complessità e nelle vocazioni multiple. Proprio da dove parte la città di Pescara.
