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L'uovo di giornata

Piano Colao: Mysterium iniquitatis

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Il Piano Colao diramato dall’autore e dalla sua task force dapprima alle televisioni a reti unificate (che hanno premiato la task force medesima con inquadrature da statisti e da starlette fresche di messa in piega e di botulino in pieno delirio da apparizioni televisive) poi al governo ed alla politica che ne erano stati gli originari committenti ha dato luogo a più interrogativi che risposte.

Colao non è un manager qualsiasi un carneade come Giuseppi arrivato immeritatamente e per fatali congiunzioni astrali al vertice del potere governativo. E’ un manager dal curriculum strutturato verificabile in tema di qualità, di risultati e di obiettivi.

Nulla delle sue qualità si trova trasfusa nel documento che prende il suo nome da cui ci si sarebbe aspettati soluzioni manageriali immediatamente operative, da inserire nella drammaticità della situazione economico industriale italiana senza indugio, con scadenze e cronoprogramma martellanti e necessitati.

Ed invece di soluzioni strutturate ci si trova di fronte ad un documento programmatico in cui l’elemento fondante non è l’operatività e l’economia secolare bensì la “fede” nel senso di San Paolo e cioè della “sostanza di cose sperate”.

Allora è tutto chiaro.

Quello di Colao non è un documento economico ma un’enciclica: il giusto documento che dà la cifra governativa di un’economia di ispirazione francescana (nel senso di Papa Francesco) sostanzialmente pauperista di generica fratellanza universale permeata di un’economia ingenua e senza basi finanziarie.

Sembrano le parole di Quinzio: “Provo l’umiliazione di non poter dire nulla con chiarezza. Ma in me non è chiaro niente, sebbene fossi partito dall’esigenza di cose chiare e semplici. Tutto si è invece, come nella storia della salvezza, così in me complicato, mediato, trasposto, contraddetto, reso assurdo.”

Leggere Colao (e Giuseppi) attraverso Quinzio fornisce un’esegesi, una chiave di lettura.

Ma per comprendere a fondo il piano Colao dobbiamo esaminare ulteriormente il pensiero di Quinzio in “Mysterium iniquitatis”. Secondo la profezia di Malachia, l’ultimo pontefice si chiamerà Pietro II, pochi anni ci dividono da lui ed il suo papato porrà il sigillo alla storia della Chiesa. Vecchio e deluso, angosciato dal mancato adempimento dell’annuncio di salvezza tramandato lungo i millenni ed al presentimento della fine Pietro II scrive due encicliche.

La prima – resurrectio mortuorum – riafferma la lettera la promessa più ardita e irrinunciabile della fede: la resurrezione dei morti. La seconda espone ed interpreta quel mysterium iniquitatis  di cui Paolo ha scritto profetizzando la grande apostasia finale sulla quale la chiesa, nel suo insegnamento, ha sempre taciuto.

Non  a caso, secondo l’esegesi del suo ultimo Papa, infatti è innanzitutto nella Chiesa – baluardo contro il male – che il male stesso si annida. E così la seconda enciclica di Pietro II si conclude con parole che sanciscono solennemente “il dogma del fallimento del cristianesimo nella storia del mondo”.

Che mente raffinata Colao.

Mentre noi tutti siamo lì ad ironizzare su quello che appare lo svogliato compitino di un modesto studente di economia Lui a ben guardare ci mostra che cos’è attualmente il governo nella sua incompetenza e nel suo fallimento: anzi che il male e cioè l’incompetenza, l’inazione, i ritardi, la tragedia economica che si muta e trasmuta nella tragedia sanitaria è nel governo stesso.

Altro che compitino: quello di Colao è un manifesto di grande forza rivoluzionaria indirizzato a far capire, a chi sa interpretare, che l’attuale apparato di potere governativo e delle forze transnazionali politiche e religiose che lo appoggiano sta fallendo e sta trascinando nel suo fallimento  l’intera nazione.

Non è un caso che  i punti di  operatività del programma (che escono dalla vaghezza ) finiscono sostanzialmente con il coincidere con tutte le proposte dell’opposizione da quella più moderata di Forza Italia a quella più strutturata della Lega passando per la posizione intermedia di Fratelli d’Italia: dal “reshoring – e cioè il ritorno in patria di intere filiere produttive” all’emersione del nero ed all’abbattimento della burocrazia parassitaria.

Con il che risulta “per tabulas” consacrato il fallimento storico di questa esperienza governativa.

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2 COMMENTS

  1. Il Dramma della Classe Dirigente Destrutturata Italiana consiste nelle sue Miopie Elementari e nel suo Romanticismo d’Azione.

    Salvando il Servo del Centurione Romano (Roma era forza d’occupazione), nostro Signore Gesù Cristo ha oltremodo dimostrato che non solo non era venuto per eliminare la Legge Mosaica, non è venuto neanche per eliminare dal mondo qualcosa che era, da sempre, ed è rimasto ben strutturato come le Forze Armate (tanto quelle Romane di allora, che quelle Italiane o di ogni altro Paese della Nato di oggi).

    È venuto nel mondo per dar Compimento a tutto ciò.

    Tanto è vero che continuano ad esistere gli Ordinariati Militari Cattolici (e non) che integrano le attività delle Forze Armate tanto in Italia che internazionalmente e né Giovanni Paolo II’, né Benedetto XVI’, né Papa Francesco hanno finora, forse neanche pensato di abolirli.

    Chi oggi in Italia, 15 anni dopo la creazione di Forze Armate su Base esclusivamente Volontaria, inizia a farne parte, non credo pensi a rivoluzionarne la Articolata Strutturalità, definatasi nel tempo, dal 17 Marzo 1861 in poi, e passata, per giunta, attraverso ben due Guerre Mondiali.

    Chissà cosa verrebbe fuori se si chiedesse ai diversi Capi di Stato Maggiore della Difesa italiana che abbian partecipato, finora, alle riunioni del Consiglio Supremo di Difesa, quale sia stato il contributo significativo portato da ciascun Politico Italiano all’innovazione delle Buone Pratiche Militari italiane e Nato.

    Temo nessuno.

    Semmai i Politici che han partecipato, nel tempo, alle riunioni del Consiglio Supremo di Difesa hanno dovuto, il più delle volte, prendere atto di una realtà da loro distante anni luce.

    Magari avessero fatto tesoro (avessero trattenuto) il Valore di tale Esperienza !!!

    Dal 2006/08 in poi (prima era diverso), avrebbero ben tenuto presente che una volta ottenuto dal Popolo il loro Incarico Istituzionale, essi stessi (i Politici) si sono inseriti in una Architettura Istituzionale Gerarchica che comprende Responsabilità Militari, Economiche, Giuridiche, ecc.

    E che quindi chi Governa non può/deve delegare lo Sviluppo del Paese né alla mera Iniziativa Individualistica dei “Governati” né, tantomeno, al vento dei contributi occasionali dei Tecnici oppure a quello delle esibizioni mediaticamente emozionanti.

    Senza un Quotidiano Eroismo ed una Quotidiana Carità Intellettuale, coloro che rivendicano a loro stessi il “Primato della Politica” e che “s’innamoran di Pratica sanza Scienza”, né son finora andati né andranno in futuro da nessuna parte.

    È in Cristo che … “sono nascosti tutti i Tesori della Sapienza e della Scienza” (S.Paolo ai Colossesi)

    Amen !!!

    Object Oriented Analysis & Design for
    Object Oriented Government !!!

    Umberto, Antonio TOLVE
    Via Quarto, 46
    70125 – Bari
    080 5424410 – 329 1359943

  2. Che commento si può aggiungere a quello di Tolve? Solo buttarla in burletta, cantando col coro di Renzo Arbore e col balletto di Indietro Tutta:
    Colao, Meravigliao…

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