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Le regole del mercato

Più etica per uscire dalla crisi finanziaria

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La tempesta che sta investendo i mercati finanziari sembra non volersi placare e, anche se la volatilità dei mercati dovesse ridursi, è facile ipotizzare che numerose saranno le vittime di questa crisi.

Le difficoltà delle banche americane, ora costrette a ricorrere all’aiuto delle istituzioni, evidenziano la poca capacità dei mercati di porre rimedio a situazioni imbarazzanti e certamente drammatiche per tutti coloro che fanno affidamento ad un sistema finanziario fino a poco tempo fa considerato un modello per tutti i paesi di stampo liberista.

Dobbiamo allora porci due domande, la prima riguarda le conseguenze della tempesta dal punto di vista dell’Italia e più in generale dell’intero sistema europeo, ricordando come dietro la finanza ci sia sempre l’economia reale, e quindi la pelle dei cittadini. La seconda attiene in termini più generali all’assetto dei mercati e alle regole di corporate governance che sottintendono i comportamenti di imprese e manager, avendo ormai capito che qualcosa, a livello strutturale, non funziona.

Con riferimento alla prima domanda e per quanto sia sempre estremamente complicato fare previsioni, è vero però che dato il grado di chiusura del sistema finanziario italiano, gli effetti non dovrebbero essere così disastrosi mentre è più facile ipotizzare conseguenze immediate in alcuni paesi europei. Tuttavia bisogna tener conto che le famiglie italiane hanno altri problemi da risolvere, impegnate quotidianamente ad aggiustare il proprio vincolo di bilancio in relazione non solo agli incrementi dei prezzi dei beni di prima necessità, ma anche, e ciò a dispetto di chi fa finta di niente, rispetto alle scelte di acquisto casa effettuate in un mercato che già da tempo presenta caratteristiche anomale, e di certo non riconducibili al gioco della domanda e dell’offerta. Da questo punto di vista il Governo dovrebbe mettere in cantiere provvedimenti urgenti, mirati soprattutto al recupero di produttività, poiché un disastro interno non troverebbe né il contrappeso di una banca forte come la Federal Riserve, né il conforto di fondamentali in linea con i maggiori attori mondiali.

Non va in fatti dimenticato che la situazione dei conti pubblici italiani, per quanto molto diversa dagli anni ’90, sconta ritardi e azioni sbagliate che costituiscono un vincolo importante nella capacità del Governo di promuovere azioni di sostegno. Per quanto attiene la questione dell’assetto dei mercati, la domanda è se questa crisi riguarda l’istituzione mercato ovvero le regole che ad esso sottendono e i personaggi discutibili che nel sistema della finanza globale si muovono con agilità straordinaria. Il problema della crisi dei mercati finanziari interessa, infatti, principalmente l’etica negli affari ed è chiaro che la finanza dei derivati vada necessariamente regolata per evitare che la fantasia di fisici e matematici, sotto la direzione di abili speculatori, finisca per generare dei veri e proprio mostri.

Da dove ripartire allora? Innanzitutto sarebbe necessario interdire per sempre amministratori delegati e manager responsabili di tali disastri riscrivendo contemporaneamente le regole del gioco per evitare che i normali cittadini mettano a rischio anni di sacrifici e risparmi. L’idea di mercato non è pertanto a rischio, va invece recuperata la credibilità di istituzioni e operatori perché è nella qualità delle persone che il mercato trova la sua ragione per risollevarsi dalle crisi, anzi, è molto probabile che la crisi in corso non si sarebbe neanche verificata se alla base vi fossero stati controlli adeguati e azioni tempestive. Basta un minimo si attenzione storica per comprendere come spesso il risultato globale  non dipende solo dalle regole e dai modelli perché è chiaro, lo tengano presente anche molti economisti, che il sistema economico è innanzitutto un sistema sociale e non un meccanismo matematico. L’importanza della finanza nel contribuire allo sviluppo economico è stata più volte riconosciuta, ma è importante sottolineare che ciò non deve costituire la licenza per intraprendere operazioni rischiose il cui unico fine è avvantaggiare una ristretta minoranza di finanzieri.

 

 

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1 COMMENT

  1. Ritorno all’economia reale?
    Ritorno all’economia reale?

    Dopo la crisi finanziaria delle borse è diventato di moda propugnare il ritorno all’economia reale, alla produzione di oggetti e servizi.
    Sembra l’ipocrita morale di un film americano degli anni ‘80 di terz’ordine.
    Forse si dimentica che l’economia reale, sicuramente in Italia e probabilmente anche in quest’Unione Europea che ci somiglia sempre più, è l’economia della grande industria sussidiata e assistita succhiasoldipubblici, soldi di noi contribuenti che ripianiamo i bilanci in rosso delle imprese “produttrici” di debiti, delle imprese dei prestanome della mafia, delle mazzette, degli assessori e sottosegretari, degli appalti truccati, di tangentopoli…
    Forse si dimentica anche la Storia: il Rinascimento venne finanziato da famiglie di banchieri, come i Medici, che appartenevano alla Finanza e non all’economia reale.
    La Borsa opera una naturale e salutare selezione tra capaci e incapaci: chi perde soldi è un incapace ed è giusto che vada a fare il servo di soggetti più capaci di lui: questa è la natura delle cose.
    Si fa finta di non capire che da che mondo è mondo il denaro e la speculazione su di esso hanno sempre prodotto altro denaro, a volte ben più di quello prodotto dall’economia cosiddetta reale, con buona pace della ridicola e obsoleta morale cattocomunista (quella stessa ipocrita e incivile morale cattocomunista che ci riempie le città di immigrati e di delinquenti, di prostitute e spacciatori, di pub e discoteche della criminalità, di viados e di ubriachi).
    E la produzione di ricchezza finanziaria ha i suoi vantaggi: niente inquinamento, niente morti bianche, un mondo di terziario ricco e civile (Svizzera docet).

    Ma le reali motivazioni dell’attacco dei mass media di regime alla Finanza e alla speculazione finanziaria sono ben altre….
    La Finanza mondiale, le Borse internazionali erano l’unico settore rimasto di LIBERA CONCORRENZA, un settore che per la sua globalità era incontrollabile da parte delle famiglie padrone della grande industria assistita e delle famiglie dei capicosca; in una parole le famiglie padrone degli stati non sono mai riuscite a divenire padrone anche dei mercati finanziari. Forse ora vogliono provare ad appropriarsene, a togliere anche quell’oasi di LIBERTA’.

    Chi in Borsa perde, è giusto che perda: chi sbaglia paga.
    Chi si è fidato dei consigli delle banche si è dimenticato che la banca non è l’assistenza pubblica o il confessore, ma un privato che giustamente e ovviamente fa i suoi interessi, spesso CONTRO IL CLIENTE, se gli conviene, che la banca è la tua controparte e non devi fidarti MAI di ciò che ti consiglia. Così come uno stato in mano alle famiglie della grande industria sussidiata e dei capicosca è uno stato contro il popolo, nemico del popolo, dei cittadini contribuenti tartassati.
    Ma chi è un buono a nulla, chi non si tiene in piedi sulle proprie gambe è così abituato all’assistenzialismo che richiede assistenza e consigli anche alle banche…
    bene, ora si tenga le perdite, è giusto così.

    Ero d’accordo con la prima votazione del Congresso USA che negava il permesso di tartassare i cittadini per salvare banche incapaci e fallite.
    Chi è un incapace è giusto che fallisca, e chi si è fidato di soggetti incapaci fallisca pure con lui.
    Questa è la selezione naturale della LIBERA CONCORRENZA, libera da stati e libera da chi vuole vivere sulle spalle altrui, tramite tassazione, pizzo, inflazione e debito pubblico.

    Ai tanti assistiti, sussidiati, sovvenzionati da soldi pubblici, da soldi di noi contribuenti, dico: LASCIATE IN PACE LA FINANZA, LE BORSE E GLI SPECULATORI FINANZIARI: fanno il loro gioco e non vi chiedono nulla, né sovvenzioni né aiuti, fanno da loro, si tengono in piedi da soli e non vogliono i soldi dei contribuenti. Non hanno bisogno di INPS e INAIL…

    Se qualche raro speculatore fallito vuole soldi pubblici e risarcimenti assurdi, è solo un fallito che non fa più parte del mondo della Finanza e delle Borse.
    Basta rispondergli di NO.
    NO, in quanto la realtà è dura, la vita per sua natura non è bella, non è una cosa meravigliosa. Chi ci racconta le favole vuole svuotarci le tasche. E la parte più dura della nostra esistenza va sempre tenuta presente, sempre guardata in faccia: rimuoverla, non pensarci, pensare ad altro vuol dire suicidarsi, divenire servi e schiavi di chi ha realmente le palle.
    E, se lo si vuole rendere edotto della sua realtà, si può anche ricordargli, in aggiunta, il vecchio motto della borsa: “IF YOU ARE SO SMART, WHY AREN’T YOU RICH?” (”Se sei così intelligente, perché non sei ricco?”)

    Filippo Matteucci

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