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Inutili allarmismi

Possibile che anche il ministro Zaia sugli Ogm non abbia le idee chiare?

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La dietrologia è una pratica che dà soddisfazioni a colui che vi si dedica. I creduloni sono tanti a questo mondo e il dietrologo guadagna stima e considerazione perché è persona a conoscenza di trame segrete e di regie occulte. Sale il prezzo del petrolio? C’è chi indica come responsabile un consesso di speculatori internazionali. Abbattono le Torri Gemelle? Ecco che si ricostruisce a tavolino un piano complesso e inconfessabile che va dal Mossad alla Casa Bianca.

Alla divertente pratica non è sfuggito il titolare del Ministero delle Politiche Agricole, Luca Zaia. Appena la settimana scorsa, alla vigilia di un importante G8 sull’agricoltura, il ministro ebbe a dire che “la fame nel mondo non è risolvibile con gli ogm” e che, se qualcuno lo sostiene, “ dietro ci sono altre motivazioni”. Come per il riscaldamento globale, McDonald’s e le società petrolifere, gli ogm sono un bersaglio scontato per i dietrologi del mondo. Non passa giorno che qualcuno non riveli al mondo particolari disdicevoli sugli organismi geneticamente modificati. Appena ieri, Ivo Caizzi su Corriere Economia ha usato una tecnica molto sofisticata, da perfetto dietrologo. La tecnica è presto detta. In sostanza, si paragona una certa vicenda ad un’altra di cui già si conosce l’esito nefasto, si individuano le analogie tra le due fattispecie e si giunge alla conclusione: nonostante vi sia il rischio impellente che nella seconda vicenda si ripeta quanto accaduto nella prima, chi potrebbe non si sta impegnando per risolvere la minaccia, anzi la propizia.

Caizzi, seguendo lo schema, fa quanto segue. Dando notizia del via libera della Commissione Barroso alla sperimentazione in campo aperto di due forme di mais ogm, sulla base del parere favorevole dell’agenzia Ue per la sicurezza alimentare di Parma (Efsa), il giornalista sottolinea come molti a Bruxelles ricordino che altre istituzioni “ben più attrezzate e prestigiose dell’Efsa come la Bce, la Bundesbank, Bank of England o Banca d’Italia” abbiano sbagliato nel valutare i pericoli dei titoli tossici americani. “E si chiedono – continua Caizzi – come ci si possa fidare del parere della discussa Efsa per giustificare una decisione così delicata”. Per Caizzi, manco a dirlo, l’Efsa sarebbe discussa perché finora si è sempre dimostrata “in sintonia” con le lobby delle multinazionali delle biotecnologie. Insomma, il corrispondente da Bruxelles dell’inserto economico del Corriere gioca semanticamente con la tossicità, quella metaforica dei titoli finanziaria e quella reale – ma solo presunta, senza base scientifica – degli ogm. Si dice, insomma: se ha sbagliato la Bce con i titoli, figurarsi se può aver mai ragione l’Efsa con il mais!

Dichiarazioni come quelle di Zaia e articoli come quello di Caizzi non rendono onore ai ruoli di grande responsabilità - ognuno nel suo campo – che i due ricoprono.

Quali solo le “altre motivazioni” di cui parla Zaia? Un complotto tra alcuni governi del G8 (inclusi gli Stati Uniti) e le multinazionali per arricchirsi intossicando il Terzo Mondo? Lo pensa davvero? Non si troverebbero altre spiegazioni, riguardando le dichiarazioni del ministro leghista. E Caizzi, crede davvero che l’Efsa sia condizionata dalle malefiche lobby ogm? E, soprattutto, è a conoscenza della differenza che esiste tra la valutazione sbagliata della solidità di un titolo finanziario e un’analisi in laboratorio?

Si può essere favorevoli o contrari alla coltivazione e alla commercializzazione di organismi modificati per via genetica. Ma è opportuno che si usino argomenti chiari e concreti per spiegare la propria posizione, non fare ammuina. Sarà che, dietro l’ammuina, di argomenti concreti e non ideologici non ce ne sono molti. 

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2 COMMENTS

  1. pro e contro gli ogm
    Sono d’accordo che nella questione degli ogm, come in molte altre, sia necessario portare argomenti concreti pro e contro e non chiacchiere. Quanto agli argomenti contro, non ci sono soltanto le dietrologie. Consiglierei all’autore di leggere, per esempio, il recente ‘Nature’s Due’ del biologo inglese Brian Goodwin (Floris Books, 2007), dove si riporta una serie di ragioni ben documentate, che consiglierebbero una certa prudenza nella valutazione delle conseguenze delle manipolazioni genetiche. Oltre gli aspetti per così dire scientifici, ci sono anche importanti aspetti giuridici: la brevettazione degli organismi viventi ha comportato e comporta una serie di conseguenze legali che definire assurde e bizzarre sarebbe un eufemismo (si veda il caso di Percy Schmeiser alle pp. 65-66 del libro citato). Infine, è vero che la complessità del mondo non si può ridurre a una serie di slogan, ma è anche vero che una multinazionale (o qualunque azienda) non può non tendere ad accrescere i propri profitti.

  2. sulla dietrologia
    è sempre simpatico leggere le limpide parole dei fieri fautori delle “davantologie” (vs dietrologie).

    costoro si presentano sempre come i titolari delle più legittime letture della realtà, che devono soddisfare due condizioni:
    – prima, corrispondere ad un ipotetico criterio i autoevidenza, è vero cioè quello che si manifesta come tale, meglio, quello che alcune fonti legittimano come tale, le fonti non posono essere messe in discussione, senno si è dietrologi;
    – seconda, le letture legittim della realtà (non dietrologiche) sno, per una strana coincidenza, sempre le “loro” letture della realtà.
    mettiamola in questi termini: se una dietrologia è il frutto delle interpretazioni che fanno capo alle fonti da loro accreditate, allora si tratta di verità.
    se invece la dietrologia fa capo a fonti non ortodosse, o comunque in disaccordo con quelle che loro non riconoscono, allora si tratta fatalmente di pretestuose e torbide interpretazioni.

    facciamo uno dei casi citati dall’esimio falasca, il famigerato 9/11: se una dietrologia, cioè la descrizione di un complotto, viene proposta da una commissione governativa che ascrive il complotto a fantomatici terroristi, con motivazioni e dinamiche sconclusionate e largamente lacunose, allora si tratta di verità incontestabile.
    se invece la dietrologia, cioè la descrizione di un complotto, viene proposta da liberi ricercatori, che, esercitando il pensiero critico (e fallibile, ovviamente), non si contentano della prima e fragile spiegazione e cercano altre dinamiche ed altre ragioni, allora trattasi di deteriori complottisti, “conspiracy theorists”.

    per non incorrere nel peccato di dietrologia, insomma, basta leggere e prendere per buono quello che afferma falasca, non perché costui non faccia dietrologia (che in sostanza significa intendere le ragioni che ci sono dietro gli avvenimenti), ma perché la “sua” dietrologia va presa rigorosamente per canonica.

    quel che fa caizzi (e zaia fa), nel caso degli ogm, è semplicemente ascoltare e accreditare alcune fonti le quali, per loro sfortuna, non sono le stesse che falasca giudica attendibili.

    caizzi fa una cosa in più, essendo un giornalista e parlando alla gente comune, usa un procedimento retorico che lo porta ad esemplificare con una “parabola”, già proprio così, qualcosa di comprensibile per tutti.
    la quale parabola ci dice che quando le fonti ufficiali non sembrano poi così tanto attendibili, anzi pare proprio che siano affidabili come i pronostici di un’astrologa televisiva, perché dovremmo continuare a dare loro credito indiscriminatamente quando ci sono molte altre fonti che li smentiscono?
    fonti altrettanto “scientifiche”, anche se eventuali scienziati che facciano affermazioni contrarie alle opinioni (nient’altro che opinioni), di falasca, per lui non sono affatto veri scienziati, ma mascalzoncelli complottisti oppure, se in buona fede, sempliciotti fantasiosi o abbocconi.

    in ultimo, ma questa teoria che ci presenta la minaccia della dietrologia, non è forse una dietrologia essa stessa?
    bene, trovare delle etichette come “dietrologia” per screditare chi si pone delle domande scomode è un giochino delle tre carte, notate c’è sempre uno stuolo di complici intorno al tavolino dove l’imbonitore mescola le carte, e sono loro che tendono il trabocchetto a chi, ahimè, ancor oggi, ci casca.

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