Home News Post lockdown, vietato sottovalutare la sicurezza stradale. E Roma con le buche killer non se la passa bene

Sicurezza stradale

Post lockdown, vietato sottovalutare la sicurezza stradale. E Roma con le buche killer non se la passa bene

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Una questione della quale non si parla a sufficienza è quella delle vittime della strada: infatti, il numero di vittime per incidenti stradali è in aumento e nemmeno il lungo lockdown, che ha ridotto drasticamente il traffico di automobili e motocicli per diversi mesi, sembra essere riuscito a contenere questa triste piaga. Come scrive sicurauto.it, a lanciare l’allarme è stato l’ente no profit Global Road Safety Partnership, che pochi giorni fa ha fatto il punto sulla situazione a livello mondiale e i traguardi raggiunti nel 2020. Quest’anno si conclude infatti il decennio 2011-2020 in cui l’obiettivo era di dimezzare il numero di vittime come concordato dalle Nazioni Unite con la risoluzione 64/255.

Secondo GRSP il tasso globale di traumi stradali, misurato in base alle morti per 100.000 abitanti, si è stabilizzato solo a 18,2, con una stima di oltre 1,4 milioni di vittime in incidenti stradali nel mondo e 14 milioni di feriti ogni anno. Un bilancio che è stato contenuto solo in modo parziale durante il Coronavirus, per le limitazioni al traffico. Le limitazioni alla circolazione, infatti, non hanno portato grossi benefici sulla riduzione dei feriti e degli incidenti gravi. Tra le cause principali il fatto che, a causa del minor traffico, i pochi veicoli che hanno circolato sono stati condotti a velocità sostenute, certamente al di sopra dei limiti consentiti dalla legge.

Secondo l’organizzazione no-profit dopo il lockdown potrebbe perfino peggiorare la situazione, perché la sicurezza stradale potrebbe finire in secondo piano di fronte all’emergenza sanitaria, bloccando tutti gli investimenti che erano stati programmati per l’aumento della sicurezza stradale da parte dei vari Stati. Inoltre, GRSP ha elencato una serie di motivi a causa dei quali potrebbero aumentare gli incidenti: in particolare lo stress al quale i conducenti potrebbero essere costretti per motivi di lavoro o problemi familiari; l’uso di droghe e alcool che potrebbe essere una diretta conseguenza; la riduzione di costi per la manutenzione delle strade o per la formazione dei conducenti da parte delle scuole guida.

Per quanto riguarda il nostro Paese, per ora, Roma detiene il triste primato del 2020. Su Il Messaggero si legge che nella Capitale si sono registrati 9 decessi in appena 40 giorni dopo il lockdown. Purtroppo la Città eterna versa in condizioni critiche da diversi anni, complice anche strade dissestate da buche e radici di alberi. Secondo Roma Today, inoltre, nel X Municipio in Via Ostiense, per esempio, pochi giorni fa, si è verificato un incidente tra due auto che si sono scontrate per evitare di percorrere il tratto di carreggiata dissestato dalle radici degli alberi, mai tolte, nonostante sulla stessa strada perse la vita la giovanissima Elena Aubry, nel 2018. Nel quartiere Infernetto invece, l’8 giugno ha perso la vita il 14enne Mattia Roperto, investito da un ventiduenne positivo alla cannabis. A lanciare il grido d’allarme sulle condizioni pessime di alcune strade è stato Stefano Giannini, segretario del sindacato dei vigili, il quale ha affermato che solo il Covid-19 potrebbe aver portato a una riduzione del numero di incidenti stradali annuale, altrimenti stabile a quota 30000 da oltre 4 anni. Il segretario del Sulpl ha criticato anche la giunta del Campidoglio mettendo in discussione il piano di ristrutturazioni stradali portato avanti dall’amministrazione del Sindaco Raggi, che pure ha asfaltato molte strade della Capitale, seppur resti ancora molto da fare.

Pertanto è giusto augurarsi che, nonostante l’emergenza sanitaria – la quale resta senza dubbio il principale problema non solo a livello nazionale, ma mondiale – l’Italia possa riuscire a far fronte alla pericolosa ondata di incidenti stradali. Sarebbe giusto farlo con degli investimenti strutturali per la manutenzione di strade e per la formazione di automobilisti e motociclisti responsabili. Ovviamente senza dover togliere nulla alla sanità.

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