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Post referendum: 10 ricostruzioni per l’uso

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Puntata speciale della nostra rubrica sul referendum, dopo la grande vittoria del NO di ieri, domenica 4 dicembre.

1) Mi sono preso sabato 3 dicembre una paura della malora, temendo una vittoria del Sì, perché ho infranto una santa regola che non dovrebbe mai essere abbandonata. Le previsioni politico-elettorali vanno fatte o sulla base di analisi articolate o ascoltando i taxisti, mai seguendo i pensieri di intellettuali anche di grande simpatia e qualità che però vivono in mondi autoreferenziali.

2) Il 4 dicembre è una grande giornata perché vengono sconfitti due tipacci prepotenti: uno che voleva uscire dall’Europa, l’altro dalla Costituzione. Sia a Vienna sia in Italia vincono le accozzaglie che peraltro servono a difendere i principi ma non a governare. E comunque i governi auspicabili sono quelli che lavorano nella cornice di principi democratici.

3) La vittoria del No ha una forte anima riformista, sia quella del cattolicesimo sociale veneto-lombardo, sia quella del socialismo municipale padano, sia quella del meridionalismo democratico. Scambiare, poi, un giacobino peronista per un “vero riformista” è tipico di quel radicalismo astratto che ha due capitali: Milano e Napoli, la prima con il suo radicalismo antigiolittiano ci ha regalato le radiose giornate di maggio madri del fascismo, la seconda circa un secolo prima aveva risvegliato quei lazzaroni che non solo sconfissero “i giacobini” ma determinarono una degradazione del Sud di lunga portata.

4) Se si vuole giocare a fare il de Gaulle o il Napoleone (cioè un innovatore dall’alto), si deve poter contare su un numero adeguato di baionette. Altrimenti quando il tuo Napoleone (Obama) si ritira a Sant’Elena  e la tua lady protettrice (la Merkel) ha il mal di pancia, non puoi che finire come un Murat.

5) In tempi di finanziarizzazione globale scarsamente governata, i popoli considerano la democrazia la loro ultima risorsa: gli imbecilli e i presuntuosi che non lo capiscono, pagano il fio.

6) La scelta è tra la solita successione dc (dopo un fanfaniano viene un moroteo o un basista, i dorotei sono fuori gioco per essersi affidati a una personaggio squalificato come Casini) o è meglio cercare una Theresa May, in questo senso la mia favorita è la Finocchiaro. Sancho Padoan ha un problema l’inversione di ruoli con don Matteo delle Mance, quello che diceva stupidaggini popolaresche era il cavaliere errante-stravagante, lui invece era uno scudiero dalla triste figura.

7) Quel che è mancato a Juan Domingo Renzòn nella sua pratica di un peronismo scientifico di massa, è stata una Eva. Se Maria Elena o Agnese avessero saputo cantare, le cose sarebbero andate diversamente.

8) Comunque dopo il 25 aprile viene il 2 giugno. Mettiamoci al lavoro per un’indispensabile Assemblea costituente.

9) Credo che Berlusconi possa inventarsi qualcosa che spiazzerà tutti. Circolano già alcuni nomi importanti: se si punta su una donna, corrono bene Maria de Filippi (la sanguinaria, utilissima per una politica di tagli) e Alessia Marcuzzi sicuramente in grado di governare quella assemblea dei fumosi che è diventata il Parlamento. Bene Ezio Greggio, l’unico uomo Mediaset che si è speso per il NO. Non impossibile Lapadula, un giovane dalla faccia pulita.

10) Chiacchiericci sul mondo della stampa che ne ha indovinate veramente poche (la peggiore? Se sale il quorum il No è spacciato). La Repubblica se la caverà con un forte aumento di articoli dell’amichetto di Mauro, Gustavo Z. Forse gli daranno da scrivere editorialoni alla domenica al posto dell’altro vecchiaccio che, secondo tradizione, non ne ha indovinata una. La Repubblica insomma se la caverà, tempi più difficili per i repubblichini. Domani comunque sorgerà il sole, mentre dire che sorgerà il Sole di Boccia è forse un po’esagerato. Sempre su questo front, si rincorrono voci sul fatto che i fratelli A. abbiano avviato colloqui con Maurizio B. per capire come sistemare la linea dei quotidiani di loro proprietà.

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