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Preimpianto, la legge non è uguale per tutti e la sentenza del Tribunale di Cagliari lo dimostra

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Da quanto si apprende dalla stampa, sembra che la sentenza del Tribunale di Cagliari sulla legge 40 stabilisca che le strutture pubbliche per la fecondazione assistita debbano “necessariamente dotarsi delle attrezzature atte a svolgere la diagnosi preimpianto”. Se questo fosse il contenuto della sentenza, sarebbe più semplice trasferire le competenze delle ASL e delle Regioni direttamente ai tribunali. Perché, infatti, stabilire i requisiti minimi quando ci pensano i tribunali, tanto più preparati in questa materia?

Per quanto riguarda il merito della questione, rileviamo che il Tribunale di Cagliari ha sostanzialmente decretato che una persona affetta da talassemia ha meno diritto a nascere di una persona sana, affermando, così, non solo un chiaro presupposto eugenetico, ma anche un forte elemento di disuguaglianza tra i cittadini.  Un criterio ingiusto e pericoloso che tradirebbe anche il principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione.

La sentenza del Tribunale di Cagliari si inserisce nello spazio di ambiguità prodotto dalle linee guida del Ministro Turco, nel merito delle informazioni da fornire ai genitori secondo l’art .14, comma 5, della legge 40. Sarebbe, dunque, urgente e molto opportuno che il Ministro Balduzzi emanasse le nuove linee guida per una corretta applicazione della legge e per gli adeguamenti necessari dopo la sentenza della Corte Costituzionale, anche perché sono già passati i tre anni previsti dalla normativa.

Non soltanto con le nuove linee guida si arginerebbe la tendenza di interpretazioni creative da parte della magistratura, ma si fornirebbero le necessarie indicazioni ai centri di procreazione assistita che da tempo le attendono.

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3 COMMENTS

  1. Il progresso in marcia
    Una volta che il progresso della medicina consente di verificare se un embrione è sano o meno prima di impiantarlo, come pensate sia possibile stabilire che invece i genitori devono rischiare di avere un bambino malato? Sarebbe come se una volta inventati gli esami del sangue si stabilisse per legge che non devono essere fatti.
    Se mai si doveva vietare la procreazione assistita. A mio modo di vedere avere un figlio non è un diritto, fare tutto il possibile perchè nasca sano sì.

  2. Meglio i tribunali o le regioni?
    A parte che di Asl e regioni purtroppo i tribunali sono costretti ad occuparsi visto quello che succede in questi enti…Va detto che personalmente non esiterei ad utilizzare ogni strumento offerto dalla scienza medica per avere la ragionevole certezza di avere un figlio non affetto da malattie gravi o gravissime, né credo si possa parlare di un astratto “diritto a nascere”. La signora Roccella è tenace, mediamente nei post ai suoi articoli si riscontra un 80% di opinioni contrarie…

  3. ” E’ già un uomo colui che lo sarà “
    L’embrione è il primo stadio in cui si realizza – pienamente – la natura umana dell’essere vivente in questione. L’auspicio di una buona salute dei propri figli è giusto e del tutto comprensibile, ma quando è palese che la disattesa di questa speranza – tramite eventuale diagnosi preimpianto – significherebbe la distruzione certa dell’embrione, allora la faccenda assumerebbe dei caratteri così palesemente eugenetici che non è davvero possibile risolverla tirando in ballo le “possibilità della scienza”. La dignità della natura umana, in sé e per sé, non è disponibile nemmeno quando c’è il rischio di malattie. Ha ragione chi dice, tuttavia, che la vera questione è la fecondazione assistita in sé.

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