“Prima della detassazione alle imprese viene il quoziente familiare”
12 Aprile 2010
Messi a tacere i rumors che parlavano di manovra estiva di 4-5 miliardi e in attesa della situazione aggiornata sui conti pubblici, quindi del nuovo quadro macroeconomico che Tremonti presenterà a fine aprile, si ragiona di fisco. L’aliquota marginale sul reddito d’impresa in Italia è del 32%, contro una media europea del 23,5%. La pressione fiscale media sui profitti è del 22,9% contro un 12% comunitario. Per gli individui l’aliquota massima è del 43% a fronte del 35,7% medio dell’Ue. E abbiamo cinque scaglioni rispetto a una media europea che ne vede solo 3. Come dire, la riforma del sistema tributario è improcrastinabile. E per il sottosegretario all’Economia Daniele Molgora, il provvedimento che aprirà la strada alla riduzione fiscale si chiama federalismo.
Meglio due aliquote secche, 22 e 33, come piace a Berlusconi o quoziente familiare come piace a voi della Lega?
Possibilmente tutti e due.
E se invece ne dovesse scegliere uno?
La famiglia è un aspetto fondamentale. Certo è che anche le imposte sulle imprese rappresenterebbero un intervento importantissimo.
Quindi dalla torre butta giù le imprese?
Sì. Penso che la famiglia dal punto di vista sociale e pratico sia un valore da tutelare. Prima anche dell’abbassamento delle aliquote per le imprese.
Ma oggi c’è il modo per abbassare le tasse?
Sì, il viale principale è quello del federalismo fiscale. E’ necessario che ognuno abbia la responsabilità della propria spesa in maniera tale da decidere a che livello porre le imposte ai propri cittadini. Sarà premiato chi è capace di spendere meglio e meno. Oggi invece si pensa che quello che spende di più è il più bravo. Non solo: spesso si paga molto di tasse ma si vede ben poco in termini di maggiori opere e servizi. Il federalismo consentirà una riduzione d’imposte.
Sembra che al Ministero dell’Economia giri una bozza di nuovi provvedimenti fiscali che non dovrebbero toccare i contribuenti ma alcune particolari categorie come i petrolieri. Le risulta?
No comment. E’ il ministro che se ne occupa…
Qualcuno sostiene che una riforma a parità di gettito, che non abbassa le tasse, non si può chiamare riforma fiscale. Cosa risponde?
Che non è vero. Se io decido di colpire di più il consumo piuttosto che i redditi faccio un’operazione fiscale che è una vera e propria riforma; idem se decido di sgravare i redditi da lavoro piuttosto che altri redditi: faccio sempre una riforma. La riforma può essere anche una diversa ridistribuzione all’interno delle varie imposte. Penso ai danni che ha provocato l’Irap quando è stata inventata: non è stata chiamata riforma fiscale ma ce la ricordiamo tutti…
Cosa accadrà a luglio?
Si farà un punto della situazione che serve per vedere quali possano essere gli interventi che in questo periodo di incertezza consentano all’economia di tornare a respirare. Quello in corso d’anno è un intervento di manutenzione preparativo della Finanziaria. Ci tengo però a precisare che non ci sono buchi di bilancio. Semmai, si può parlare di richieste di intervento che se si valuterà l’opportunità di assecondarle, necessiteranno di ulteriori fondi, ma ripeto, così com’è il bilancio non ha bisogno di manovre.
Berlusconi si è trovato sempre a Palazzo Chigi con l’economia in picchiata. Nel 2001 a causa dell’11 settembre; nel 2008 a causa del crack finanziario. Ora, secondo l’Ocse il nostro Pil sarebbe cresciuto dell’1,2% nel primo trimestre 2010 e crescerà dello 0,5% da qui a giugno. Quali sono i punti più urgenti da affrontare per agganciare la ripresa?
Anzitutto, sul fronte della tutela dell’occupazione va detto che il Governo ha fatto tutto il necessario per mantenere uno stato sociale particolarmente avanzato. Guardando al futuro invece, come in parte ho già accennato, credo che il fisco e il federalismo fiscale siano gli elementi determinanti e strutturali per costruire un paese che si fondi su basi nuove. Sia per il federalismo fiscale, quindi la distribuzione delle risorse sul territorio, sia per quanto riguarda una diversa fiscalità che possa consentire alle imprese che rimangono sul territorio e decidono di non delocalizzare di avere uno stato meno oneroso.
Dipendiamo più degli altri Paesi dal debito energetico ma stiamo per riprendere il treno del nucleare. Cosa comporterà per l’Italia il ritorno all’atomo?
Anzitutto, minore dipendenza dal petrolio e dai suoi derivati. Il fatto di avere centrali significa non essere in balia dei grandi petrolieri e di essere meno soggetti alle oscillazioni del prezzo dell’energia dei mercati internazionali e avere un grado di autosufficienza che oggi non abbiamo. Non abbiamo le centrali ma compriamo da altri paesi l’energia elettrica prodotta con centrali: è un paradosso.
Però Formigoni ha detto che la Lombardia è vicina all’autosufficienza energetica e non ha bisogno di impianti nucleari. Lei è presidente della provincia di Brescia, è dello stesso parere?
Noi a differenza di molte altre regioni abbiamo molti impianti idroelettrici che utilizzano la forza naturale, l’acqua. Al momento questo è un bene che non è nelle disponibilità dei territori ma dei privati su concessione. Quindi con riguardo alle prossime concessioni che scadranno sarebbe importante che i territori avessero una parte fondamentale perché altrimenti avremo solo il danno ambientale dell’occupazione senza averne alcun vantaggio.
Ma le centrali nucleari le vuole o no?
Il fatto è che noi produciamo energia elettrica che in parte viene anche attribuita ad altri territori. Bisognerebbe che chi è deficitario dal punto di vista energetico faccia qualcosa in più per colmare questo gap. Detto questo, non sono contrario alle centrali in Lombardia.
Si sente colpito quando qualcuno (di recente Report) spara ad alzo zero sui parlamentari che hanno doppi incarichi come lei?
No perché per la presidenza della Provincia di Brescia non prendo neppure mezzo euro, tantomeno gettoni di presenza o altro. Svolgo questo incarico a titolo gratuito e questo posso dirle con certezza che fa risparmiare molti soldi all’Ente. Da parte mia, ho l’onore e l’onere di ricoprire questo incarico.
