Prodi, leader più impopolare d’Europa dovrebbe chiedere consiglio a Tayllerand

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Prodi, leader più impopolare d’Europa dovrebbe chiedere consiglio a Tayllerand

14 Novembre 2007

Prima del voto definitivo del Senato sulla legge finanziaria – si mormora nei felpati corridoi di Palazzo Chigi – il Presidente del Consiglio Romano Prodi si è recato in uno di quei pellegrinaggi molto speciali che fa nelle occasioni davvero importanti (e di cui di tanto in tanto trapela la notizia sui giornali). Non un pellegrinaggio verso un Santuario noto e conosciuto. Ma verso una villa nel modenese di proprietà di un suo collega economista (specializzato nelle tematiche dell’energia e dell’ambiente), pargolo di industriali emiliani.

Lo scopo: chiedere consiglio nientedimeno che a Charles Tayllerand – uno che di Governi e di governabilità ha avuto esperienza durante la sua avventura terrena visto che è stato Ministro di Luigi XVI, dei Comitati di Salute Pubblica ai tempi della Rivoluzione, di Napoleone Bonaparte, di Luigi XVII e di Luigi Filippo (sì proprio quello soprannominato “égalitè”- precursore, a suo modo, del Partito Democratico). Più che il voto al Senato a far da molla alla richiesta di un colloquio riservato con il maestro della governabilità, è stato il risultato dell’Harris Interactive Service secondo cui proprio lui, Romano Prodi in persona, sarebbe  il leader più “impopolare” di quelli dei maggiori Paesi europei (Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Spagna): “un tasso di impopolarità” del 64% (analogo a quello toccato negli Usa da Richard Nixon alla vigilia delle dimissioni per l’affare Watergate) con un aumento rispetto al già elevatissimo 59% toccato nel sondaggio precedente. E’ un dato preoccupante, indicatore di fragilità (quale che sia l’esito della votazione al Senato).

“Permettimi di chiamarti figliolo – avrebbe detto Tayllerand – Dato che pur avendo avuto 177 amanti, sono stato ordinato prete in giovane età ed ho segretamente esercitato il ministero pure ai tempi del Terrore, consentimi questo tono familiare. Non notizie particolarmente incoraggianti: la rilevazione del sondaggio che ti preoccupa è stata fatta tra il 3 ed il 15 ottobre; nelle ultime settimane il tuo tasso di impopolarità è ancora cresciuto a ragione dell’ondata di scioperi (pubblico impiego, scuola, sanità, trasporti di tutti i tipo), del caro-pane e caro-pasta che aggravano a tasso esponenziale il disagio dei cittadini, della sempre maggiore insicurezza. Al pullulare di fattacci di cronaca nera si sono aggiunte le scorribande di tifoserie contro la polizia, purtroppo non più finanziata e supportata come ai tempi in cui la guidava il mio rivale Joseph Fouchet – pure lui molto bravo a garantire la governabilità (quale che fosse il regine). Adesso, proprio secondo le informazioni che Fouché continua a raccogliere anche nell’oltretomba, il tuo tasso di impopolarità supera il 75%”.

Si può restare saldi in sella se si è così impopolari? Ci sono riusciti Roberspierre, Napoleone e Luigi XVIII , tre uomini di Governo che ho umilmente servito con la lealtà che è a tutti nota. C’è qualche lezione che può, caro Romano, esserti utile? Due sono quelle essenziali: non inimicarsi i grandi elettori e le alte sfere della burocrazia, ma anzi concedere loro di tutto e di più, come afferma la pubblicità dei tuoi gazzettini televisivi.

“Tu un grande elettore, oggi li chiamate “king maker”, lo avevi. Era quella Cgil che si è anche adattata a fare da attore nella godibile “pochade” della Fabbrica del Programma nel 2005-2006. Ti ha pure aiutato a mettere a punto quel “Protocollo sul Welfare” che causerà guai seri a tutti i Governi futuri (nella speranza che ti rimpianga qualcuno di quel 25% che oggi non ti classifica “impopolare”). Stai perdendo anche lei: una dei suoi rami più importanti, la Fiom, è ormai sulla via delle secessione, i Cobas organizzano scioperi a più non posso, il suo leader viene preso a sberleffi all’Università di Roma Tre. La Confederazione sa di incidere molto meno della sinistra radicale sull’azione di Governo. Ai piani alti di corso d’Italia c’è chi pensa di avere errato ad essere stato il tuo grande elettore. C’è pure chi vorrebbe buttarti dalla finestra. Come tentare di recuperarla? Molta contrizione, figliolo. E distanze da tutti coloro, sinistra radicale in primo luogo, che stanno insediando il ruolo del tuo grande elettore”.

Ancora più delicato il rapporto con l’alta burocrazia. “Fouchet (che pure in questo luogo cerco di non incrociare neanche per caso) ed io abbiamo attraversato tanti Governi e tanti regimi, nell’arco di tanti anni, proprio in quanto da altissimi burocrati avevano patti di ferro con i “precari” di volta in volta alla guida della Francia: a loro i discorsi ed il presenzialismo pubblico, a noi certezze – e privilegi. Pure quel Luigi XIV, il quale, due generazioni prima che io cominciassi ad operare, diceva “après moi le déluge” (dopo di me il diluvio) carezzava i Cardinali (quali quel Mazzarino) che erano i suoi alti burocrati. Napoleone, che era un po’ più imperiale di te, diede a ciascuna categoria della alta burocrazia una “grande école” perché si formassero a loro immagine e somiglianza, privilegiati sì ma, silenziosamente al servizio, del potere politico di turno. Li hai toccati nel portafoglio (mettendo un tetto alle loro retribuzioni) e nella loro possibilità di riprodursi. Pare che la prima mossa sia stata la risposta ad un libro di due giornalisti: in politica – me lo ha insegnato l’esperienza – non si risponde mai alle provocazioni. Li hai toccati nella loro facoltà di riproduzione, si dice, per fare contento un amico rimasto fuori dal Parlamento. In politica – mi dicono i ricordi della mia vita – amici è meglio non averne: quando se ne contenta uno, se ne scontentano dieci. E’ vero che il Senato ha cassato l’ipotesi di chiudere “les grandes écoles” ma una proposta fotocopia è stata presentata alla Camera da parlamentari del tuo schieramento che, francamente, ti vogliono male”.

La conseguenza è che i prefetti si sentono abbandonati da Giuliano Amato, gli ambasciatori da Massimo D’Alema, la polizia da tutto e da tutti. Inoltre VVV (Viceministro Vincenzo Visco) è infuriato (sono d’accordo con Francesco Cossiga, uomo saggio: Tommaso Padoa-Schioppa, TPS di politica non sa nulla e fa disastri tutte le volte che non segue ciò che gli dice VVV). Se il contesto continua così, il tuo tasso d’impopolarità supererà presto l’80% . Con il grande elettore e la burocrazia contro, sarà arduo mandare avanti la stessa ordinaria amministrazione.

“Che fare? Da questo stellato soglio, si può suggerire soltanto la strada delle novene. Un altro inquilino di quassù, tale William Shakespeare, si aggira con un suo libro in cui il protagonista ripete alla persona a cui vuole bene .

“Non ho mai voluto né bene né male a nessuno (con l’eccezion di Fouchet, sempre detestato). Forse il suggerimento del personaggio di Shakespeare ti si addice……..”