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Trattative frenetiche

Prontuario per governo di scopo, di non sfiducia, di minoranza, governissimo

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I risultati tutt’altro che scontati consegnatoci dalle elezioni politiche pongono le forze politiche, almeno sulla carta,  di fronte a numerose possibilità circa la formazione di una maggioranza parlamentare e, di conseguenza, la fiducia al futuro governo.

Ma davvero l’esito di queste frenetiche trattative è così incerto? Siamo sicuri che, invece, non siano solamente un paio le ipotesi potenzialmente fattibili ma ancora meno quelle realmente utilizzabili? Molti analisti ed esperti sono, da giorni, allo studio di alchimie di vario genere per dare un nome al futuro governo ma pochissime sono, a nostro avviso, le possibilità per replicare modelli del passato che rispondevano ad esigenze e tempi completamenti avulsi dall’attuale situazione politica.

GOVERNO DI SCOPO: nella storia Repubblicana ne ricordiamo uno solo, il Governo Ciampi. Nel 1993, con l’implosione del sistema partitico della Prima repubblica e con mezzo Parlamento inquisito, il Presidente Scalfaro, contravvenendo ad una cinquantennale prassi, chiamò a Palazzo Chigi il Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi, primo non parlamentare a diventare Presidente del Consiglio. Il governo, sostenuto all’inizio da una ampia maggioranza, ebbe il compito di riscrivere la legge elettorale in modo da rispettare l’esito dei referendum abrogativo promossi da Segni e di aprire la strada alla seconda repubblica. Pur ammettendo che ci sia oggi una personalità paragonabile per prestigio al Ciampi dell’epoca, mancherebbe oggi non solo accordo per la futura legge elettorale ma anche una maggioranza ampia pronta a sostenere un governo del Presidente. Se poi, lo “scopo” divenisse più di uno, questa formula sarebbe totalmente inadeguata.

GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA: formula con cui si è soliti chiamare i governi Andreotti della seconda metà degli anni settanta. A parte il rievocare gli anni più bui della nostra recente storia questa formula non terrebbe conto di un dato fondamentale: le percentuali del partito di maggioranza relativa e del principale partito d’opposizione, che avrebbe garantito la non sfiducia, raggiungevano più del 70%. Oggi i primi due partiti non arrivano al 50% e da soli, terrebbero fuori una buona metà dell’elettorato. Ce li vedete voi Grillo e Berlusconi che in tv criticano il governo ma poi in aula non battono ciglio?

GOVERNO DI MINORANZA: frutto di una cultura di governo a noi totalmente estranea, questa formula è, a nostro avviso, una delle ipotesi più irrealistiche per un sistema parlamentare come quello italiano. Le principali forze di opposizione dovrebbero votare, al momento dell’insediamento del nuovo governo, una fiducia tecnica per poi promettere, anche in caso di dissenso grave, di non rovesciare un governo che, comunque, sarebbe sempre in balia delle condizioni poste dall’opposizione. In Germania, per esempio, è accaduto più volte che la maggioranza consegnata alle forze politiche fosse esigua se non assente. In caso di assenze nella maggioranza, i parlamentari dell’opposizione presenti in numero maggiore, escono dall’aula per non sovvertire la volontà popolare, permettendo così alla maggioranza di ristabilire le proporzioni. Va detto che, anche in caso di caduta dell’esecutivo, il sistema della cosiddetta “sfiducia costruttiva” (non presente in Italia), non permette l’insediamento di un nuovo governo senza che questo abbia una maggioranza.

GOVERNISSIMO: è forse l’ipotesi più semplice da realizzare sulla carta ma la più politicamente pericolosa per chi sarà chiamato ad attuarla. Di certo, l’unica, ad oggi, che potrebbe rompere uno stallo che si profila pericoloso se non altro per le estenuanti trattative che sarebbero necessarie per dare vita alle ipotesi precedentemente elencante (ove mai possibili). Costituzione alla mano, la strada è strettissima ma un governo al riparo da ricatti delle minoranze chiassose e deciso a riformare, anche con leggi costituzionali, un sistema ormai ingessato, potrebbe, tra un paio d’anni restituire ai cittadini uno Stato più snello, più serio, più onesto. Magari la paura di una nuova presa della Bastiglia metterà la classe politica di fronte a quella che oggi è molto più che una vaga ipotesi: riformarsi o morire. 
 

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