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Scuola, riforme e diritti civili

Prontuario per una ricucitura a sinistra

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L’apertura, più forzata che spontanea, concessa da Renzi alla sinistra del suo Partito rimarca una linea d’interruzione immaginaria al “#cambiaverso” che aveva connotato l’ascesa trionfale del leader toscano sul decadente partito bersaniano. Ancora colpito dalla bruciante e - contrariamente alle dichiarazioni - inattesa debacle ligure il premier-segretario ha lanciato un ramoscello d’ulivo alla rancorosa minoranza: poco importa se, in realtà, più che “apertura”  questa concessione pare, piuttosto, un netto dietrofront.

Primo banco di prova della costituenda tregua armata potrebbe essere, calendario alla mano, la riforma della scuola che tanto aveva scaldato i cuori della sinistra più vicina al sindacato proprio alla vigilia delle elezioni . Secondo i dati Ocse l’Italia non solo spende troppo per la pubblica istruzione ma spende male. Nonostante la decennale elargizione di denaro il sistema scolastico nazionale è tra i più inefficienti d’Europa ma nessuno, a sinistra, s’è chiesto il perché. 

La mancata concorrenza di un serio competitor spinge il sistema pubblico a non migliorarsi. Senza uno standard qualitativo generalmente riconosciuto, infatti, non si vede perché la scuola pubblica dovrebbe essere spinta a farlo. Toccare quel sottobosco di rendite di posizione ed equilibri immobili avrebbe significato lo scardinamento di un sacco di resistenza che, ancora oggi, rappresenta per il mondo dei sindacati e della sinistra-dem un granaio di consensi non solo non trascurabile ma, come la Liguria ha dimostrato, anche determinante per gli equilibri del Pd. Un rischio troppo alto che Renzi non può correre.

L’altro versante caldo, ancora sottotraccia ma pronto ad esplodere, è quello delle riforme costituzionali. Che sia urgente un riequilibrio delle riforme scellerate del 2001 è opinione diffusa e condivisa in modo trasversale. Il federalismo, o meglio il nostro pseudo federalismo, ha contribuito a creare un sistema incontrollato di potentati e corruzione che negli ultimi anni è emerso in maniera incontrollabile. Il mondo degli enti locali e dei territori è proprio quello che, in questi due anni, è rimasto meno fertile al renzismo e più fedele al vecchio corso della “ditta”.

Nel chiedere il Senato elettivo la sinistra dem ha ben chiari gli effetti: creare un sistema di contrappeso ad una eventuale maggioranza renziana alla Camera. Una eventuale concessione di fronte alle richieste della minoranza di sposterebbe le eterne discussioni del Nazareno a Montecitorio e a Palazzo Madama. Tante grazie ma ci bastano e avanzano gli streaming.

Infine, i diritti civili. Renzi, da quest’orecchio, s’è spesso mostrato sordo alle richieste della sinistra. Le timide aperture durante la campagna per le primarie avevano di fatto preannunciato una attenzione di striscio su un tema così delicato e i fatti hanno confermato le attese. La componente cattolica che sostiene il segretario, nel dopo-Bersani, nonostante abbia acquisito un notevole peso è destinata probabilmente ad ingoiare questo rospo. Renzi, non potendo andare incontro alle richieste della minoranza su pensioni e reddito minimo a causa dei rifessi negativi in Europa, potrebbe così concedere una sostanziosa apertura sui temi etici. Riforme a costo zero che gli permetterebbero non solo di silenziare la rumorosa minoranza ma addirittura di intestarsi un “successo”. 

Scuola, riforme e diritti somigliano così alla classica frase "o la borsa o la vita". Per la ricucitura, con ogni probabilità, si ripartirà da qui. Con il rischio di uno scollamento a destra che, almeno per ora, non è stato calcolato. O forse sì. 

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