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A due giorni dal voto russo

Putin vincerà le presidenziali ma i nodi della Russia restano intatti

Faber est suae quisque fortunae”, ciascuno è artefice del proprio destino ammoniva il poeta romano Sallustio.  E artefici del proprio destino saranno nella giornata di dopo domani, Domenica 4 marzo 2012, tutti i cittadini russi chiamati a votare alle elezioni presidenziali nelle quali dovranno scegliere il nuovo presidente della Federazione Russa, il cui mandato avrà una durata complessiva di sei anni (come deliberato dalla riforma attuata da Dmitri Medvedev nel 2008).

Sono cinque in totale i candidati ufficiali alla presidenza russa, ma una forte pressione interna si è creata principalmente sulla figura di Vladimir Putin, che si è presentato per la corsa al suo terzo mandato. Domenica scorsa circa undici mila persone (secondo la polizia), 30.000 (secondo i manifestanti), hanno organizzato una grande catena umana, lunga più di 16 km, che ha assediato e occupato, per manifestare contro Putin, il centro e le vie principali di Mosca.

Nonostante le ancora molto frequenti manifestazioni pubbliche contro l'attuale governo - quella classe media nelle piazza continua a chiedere elezioni libere, competitive, messe al riparo dal rischio brogli -  sembra che Putin conquisterà comunque la vittoria alle prossime elezioni presidenziali, almeno è questo il dato che emerge negli ultimi sondaggi.

Benché la popolarità e il consenso per Putin non siano più quelli bulgari di un tempo (il picco negativo il primo ministri uscente lo ha raggiunto lo scorso Dicembre con un 44% di intenzioni di voto, ora si attesterebbero attorno al 55% dell’elettorato).

Questa è stata anche la settimana dell'attentato a Putin, organizzato presuntamente da cellule terroristiche cecene e che sarebbe stato bloccato dai servizi segreti russi la settimana scorsa.

Come evolverà lo scenario politico dopo le elezioni in Russia di dopo domani rimane un mistero. E’ assai difficile prevedere se il movimento di protesta saprà trasformarsi in una forza capace di esercitare effettivamente pressione sulla classe politica russa. Non è certa, inoltre, che esista già una  sincera disponibilità da parte della classe politica russa a voler prestare orecchio alle aspirazioni nate nel ceto medio russo.  

Vladimir Putin, per formazione, convinzioni politiche e interessi personali, sinora è stato incapace di rispondere adeguatamente alle richieste liberali degli ultimi anni provenienti da una società civile, cresciuta, per paradossale che sia, proprio sotto la sua ormai più che decennale reggenza.

 Le uniche due cose di cui possiamo essere certi, è che il periodo post elettorale sarà molto movimentato – chi sarà il primo ministro di Vladimir Putin, ancora Medveded? -, e che il cambiamento della cultura politica che pervade lo Stato russo - in un movimento che va da un regime ad alta concentrazione di potere a uno con più diffusione di potere - è un processo che richiederà, bon gré mal gré, ancora molto tempo.

 

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