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Morire in cella a 77 anni

Qualcuno abbia pietà di Contrada

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Stanno uccidendo un essere umano. Nel Paese dove i cortei arcobaleno sfilano contro Guantanamo e le anime belle radical-chic, con l’aperativo in mano, firmano appelli per “Nessuno tocchi Caino”, un essere umano, sfibrato dalla malattia e dalla privazione, sta morendo in carcere.

Non ci sono ex di Lotta Continua a perorare la sua causa, non ci sono ex compagni, ora direttori di giornali che ne prendono le difese, non tiene conferenze o scrive libri da filosofo del riflusso; è un uomo solo, che tra le quattro mura anguste della cella, vede ogni sera il buio della morte.

Perché questo uomo sta morendo in cella? Per un reato che neppure esiste nel codice penale, il concorso esterno in associazione mafiosa: un obrobrio giuridico, un’impalpabile accusa, fatta di si dice, si mormora, nella terra dell’omertà. Se non fosse tragico, ci sarebbe da ridere. Ma potrebbe toccare anche a voi, cari lettori, se per caso passeggiando per le vie di Palermo incrociaste gli sguardi di qualche piccolo pesce appartenente a Cosa Nostra, a voi totalmente sconosciuto (non è necessario baciarlo, come dissero successe ad Andreotti qualche anno fa), ebbene, state pur certi, potrebbe non mancare qualche giudice zelante, che ve ne chiederà conto.

Perché questo uomo sta morendo in cella? I “si dice” di cui sopra provengno dai mafiosi che ha arrestato e combattuto per tutta la vita, una vita al servizio dello Stato, con umiltà e senso del dovere. 

Perché questo uomo sta morendo in cella? C’è un tribunale di sorveglianza che ha così sentenziato in relazione alla richiesta di differimento della pena: “Non è sufficiente che l’infermità fisica menomi in misura rilevante la salute del soggetto in espiazione della pena, ma è necessario che la stessa raggiunga un livello tale da rendere incompatibile il senso di umanità”.

La menomazione fisica deve “superare il limite della umana tollerabilità”. Cosi sentenzia un tribunale della Repubblica Italiana, della nostra tanto sbandierata democrazia, in un mondo dove anche i diritti degli scimpanze sono ormai tutelati per legge, in questo nostro mondo d’Occidente, ci sono giudici che si arrogano il diritto di stabilire il limite dell’umana tollerabiltà e di ciarlare a proposito del senso di  umanità. Ho terrore di questi rappresentanti dello Stato, che si credono, e purtroppo sono, nel   caso di quest’uomo morente in cella, onnipotenti. Ho terrore perché un giorno uno di questi tribuni, nel nome della Repubblica Italiana, potrebbe rubarmi per esserne padrone, il mio proprio senso di umanità, quel confine intimo che divide ciascuno di noi uomini, dagli animali. 

Liberate Bruno Contrada, liberatelo, ha 77 anni e sta morendo in carcere. 

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7 COMMENTS

  1. Uno degli orrori di questa
    Uno degli orrori di questa malata democrazia.Ma il Pannellla,digiunatore per sete di giustizia, che fine ha fatto?E questa magistratura così buonista e così feroce.Che schifo.

  2. Non bisogna permettere che la morte di Contada sia vanificata.
    Visto che la morte in carcere di Contrada è cosa ormai “destinata”, almeno non facciamo che diventi vana. Personalmente spero che questa morte porti ad abbolirei l’istituto dei pentiti. Lo stato non deve utilizare mai l’aiuto dell’antistato ma deve usare mezzi propri (investigatori)per ricercare e accertare i reati. I giudici devono essere messi in grado di non dover interpretare leggi come quelle del “concorso esterno”. Se le leggi varate dal parlamento lasciano un cosi ampio potere discrezionale ai magistrati difatto li rendono monarchi della vita delle persone, questo rappresenta la sconfitta dello stato di diritto e della democrazia. Spero che tra le tante riforme che questo parlamento varerà oltre a quelle sulle intercettazioni, ci sia anche un provedimento abrogativo di queste norma sul concorso esterno e sull’istituto dei pentiti che non servono veramente ad assicurare la giustizia.

  3. Coraggio, dottor Contrada!
    Accade spesso che quando si spara a raffica qualche colpo finisca fuori bersaglio. Al dottor Contrada, che è chiaramente vittima del “fuoco amico” anche se lo Stato non lo ammetterà mai, va un abbraccio forte, forte, forte. Coraggio, dottor Contrada!

  4. C’è reato e reato…
    Eppure c’è ancora qualcuno che sostiene che in Italia non c’è mai stato il “comunismo”.
    Chissà perché però, la signora Baraldini, condannata negli Stati Uniti a 43 anni di carcere, gratificata anche con consulenze di 12 mila euro, oggi è libera. Chissà perché qualcuno si è preso il disturbo di accompagnare libero e riverito in Italia un altro signore, di nome Ocalan, considerato terrorista dalla Turchia, Stati Uniti e Unione Europea e che invece, estradato, è ora l’unico detenuto ergastolano nell’isola-prigione di Imrali.
    Purtroppo il signor Contrada non ha saputo scegliere bene il reato di cui macchiarsi e non appartiene alle “specie protette” dai digiunatori, girotondisti, no-global, ambientalisti, buonisti, e altri “isti”.
    E’ destino! In Italia paga solo chi ruba senza la “patente” (leggasi “tessera”).

  5. Liberare Contrada!
    Tortora disse che essere Italiano era la prima delle disgrazie che potesse capitare ad un essere umano.
    Il suo pecorso “giudiziario” (aggettivo a cui bisognerebbe togliere la radice stessa della parola giustizia)non ha insegnato niente, non ha ‘convertito’ nessuno: nessuna katarsi. Anzi, i suoi “giudici” hanno conseguito brillanti carriere, solo uno dei suoi “pentiti” e accusatori è finito male giorni fa, ma non per quello che aveva fatto contro l’innocente.
    Poi Contrada. Il Potere deve sempre avere qualcuno da massacrare in piena libertà altrimenti che divertimento c’è nell’essere potenti?

  6. Contrada
    Al Sig. Contrada,

    non conosco i documenti processuali con cui i giudici hanno emesso la sentenza,
    ma da quello che ho avuto modo di sentire tramite i mezzi di informazione si dall’inizio del suo calvario ho la certezza che un servitore dello stato come lei lo è stato, è innocente, incastrato dalla “parola” di un pentito, che come tale ha più credibilità di una persona onesta che ha sempre combattuto la mafia.
    di questo io oggi ho paura, e non mi sento libero, di dire quello che penso.

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