Quando di scarpa si ferisce e quando invece si perisce
20 Settembre 2009
di Redazione
Fino ad oggi il giornalista iracheno Muntazer al Zaidi, quello che lanciò una scarpa contro il presidente Bush durante una conferenza a Baghdad, aveva ispirato altri tiratori scelti che nell’ordine hanno preso di mira: il CEO manager dell’autorità metropolitana di New York, un politico ucraino, il premier cinese Wen Jiabao e un ministro indiano. Con la sua bravata Al Zaidi è diventato sinonimo di eroismo nel mondo islamico, se è vero, come dicono, che un uomo d’affari saudita avrebbe offerto 10 milioni di dollari per la scarpa agilmente schivata da Bush. E fin qui chiamatelo come vi pare, gesto di rabbia nato dallo sconforto, episodio di colore, protesta teatrale. La settimana scorsa, però, la farsa è diventata tragedia.
Un iracheno 32enne con problemi psichici – Ahmed Llatif – ha deciso di lanciare la sua scarpa contro una pattuglia di Marines a Fallujah, una delle città caposaldo dell’insorgenza irachena. I Marines hanno pensato che si trattasse della solita bomba e hanno aperto il fuoco. Ahmed è morto, crivellato di colpi.
Leggendo delle sorti del giovane iracheno certamente c’è chi tornerà ad inneggiare al “lancio della scarpa” come atto di protesta simbolica contro le violenze compiute dai soldati americani in Iraq. Che lo interpreterà come l’ennesimo abuso di violenza dei maledetti americani e chi chiederà la testa degli aggressori per avere giustizia di un intero popolo aggredito.
Ma c’è un altro punto di vista che riguarda le pericolose conseguenze della moda lanciata da Al Zaidi. Il giornalista iracheno denuncia di essere stato torturato dai suoi carcerieri e, dopo la liberazione, si è presentato in conferenza stampa con un dente di meno. Al Zaidi accusa l’America di aver distrutto il suo Paese ma ha perso i propri genitori durante le purghe di Saddam: non si rende conto che se quella scarpa l’avesse lanciata contro il Rais probabilmente ora non sarebbe in tv a fare tante storie.
Dopo aver subito un regolare processo (comportarsi in quel modo con un presidente non è proprio un gesto kruscioviano), ha scontato un breve pena detentiva e adesso è libero di continuare a protestare quanto gli pare. Si chiama democrazia ed evidentemente prevede anche il lancio delle scarpe. Peccato che certi gesti plateali, e certi cattivi maestri, abbiano degli effetti imprevedibili e a volte sanguinosi. Al Zaidi dovrebbe farsi un piccolo esame di coscienza sulla fine del povero Ahmed. Non sempre gli eroi pagano di persona, spesso tocca solo ai poveri cristi che hanno deciso di imitarli.
