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Le conseguenze del virus

Quando si voterà in Francia? Ogni mondo è paese…

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In Italia si discute ancora – nei palazzi, nei corridoi, nelle commissioni parlamentari – della data del voto in sei regioni (Val d’Aosta, Veneto, Liguria, Marche, Campania e Puglia) i cui consigli regionali scadono tra pochi giorni. Il governo ha deciso di rinviare le elezioni all’autunno ma persistono i dubbi. Come immaginare una fine dell’emergenza per tutti gli aspetti della vita civile tranne quelli che riguardano i diritti democratici dei cittadini? Questo interrogativo, un pò troppo teorico, porta con sé una preoccupazione assai più concreta: cosa accade se, come paventato, dopo l’estate dovesse esserci la “seconda ondata” del virus e, perciò, si fosse costretti a rinviare ancora? Sopratutto, come potrebbero, in tal caso, i governatori affrontare la situazione se si trovassero in possesso dei soli poteri d’ordinaria amministrazione?

Il problema, oggettivamente, si pone ma non è niente in confronto al dilemma nel quale si trovano immersi al di là delle Alpi i nostri cugini francesi. E già: perché lì sono in corso le elezioni municipali che interessano anche centri “piccoli piccoli” come, ad esempio, Parigi. Il sistema è a doppio turno ed il primo si è svolto il 15 marzo: proprio mentre veniva dichiarata la pandemia. L’effetto è stato surreale: si chiedeva ai francesi, contemporaneamente, di andare a votare e di restare a casa! Risultato? Un tasso di astensione superiore al 50% che ha ulteriormente penalizzato “i marconisti” e generalmente favorito i sindaci uscenti.

I giorni passano ma la parentesi resta aperta: il secondo turno non è stato ancora fissato. Molti avrebbero interesse a chiuderla quella parentesi: innanzitutto, comprensibilmente, i candidati che si trovano in testa e che, per questo, hanno fretta di regolare la pratica prima che “il Generale Estate” azzeri tutto; i socialisti, rilanciati dal buon risultato generalmente ottenuto e in vantaggio a Parigi con il sindaco uscente; lo stesso Macron, in fondo, che doppiato il capo del terzo anno di presidenza vorrebbe inaugurare un “nuovo corso” e, per questo, è ansioso di girare la pagina (anche perché teme che in autunno una sconfitta annunziata potrebbe addirittura tramutarsi in un bagno di sangue).

Anche se uno studio recente avrebbe accertato che lo svolgimento del primo turno di elezioni ha avuto un effetto molto relativo sulla diffusione del virus, nessuno però si sente di assumersi la responsabilità di sciogliere definitivamente il nodo. Va considerato, a tal proposito, che la curva epidemiologica francese sconta una settimana di ritardo rispetto a quella italiana. Il governo vorrebbe il conforto del Parlamento ma dal Senato gli hanno fatto sapere che, a termini di Costituzione, l’onore e l’onere di fissare la data delle elezioni spetta soltanto a lui; Marine Le Pen, da parte sua, manda a dire all’esecutivo che, nel caso decidesse per la fine del mese di giugno, il governo si deve mettere nelle condizioni di dotare tutti gli elettori di mascherine: vasto programma!

Nell’incertezza, gli sfidanti nei diversi municipi mantengono alta l’attenzione propria e, per il possibile, dei loro elettori. Non potendo causare assembramenti, niente meeting, cocktail, feste di piazza ma tanti collegamenti Skype e WhatsApp: sembrano quei calciatori che, in attesa dell’inizio del campionato, si allenano comunque sul balcone di casa…

Non sfuggono a questa regola le tre donne della disfida parigina: Anne Hidalgo, sindaco socialista uscente e in testa con discreto scarto dopo il primo turno; la sua principale sfidante Rachida Dati candidata dei Repubblicani e Agnés Buzyn, la “macroniana” ex ministro della Sanità, giunta in terza posizione. Parigi, ovviamente, è la sfida più importante e qui le considerazioni politiche prevalgono su quelle epidemiologiche. Si dovrà comprendere, nei prossimi giorni, se la sfida resterà a tre (in questo caso i macroniani favorirebbero la sindaca uscente) o la Buzyn si ritirerà ( e in quel caso si dovrà registrare uno spostamento verso la destra della maggioranza presidenziale); inoltre si dovrà definire il puzzle delle alleanze nei 16 arrondissement che inciderà non poco sul risultato finale. Su tutto questo torneremo presto. Resta la considerazione che anche l’epidemiologia è politica: gli studi sui flussi hanno accertato come un’alta astensione allontani dalle urne quelle classi sociali sociali e d’età più propense a dare il loro voto ai macroniani e alla destra. Per questo, se la scelta della data cadesse infine su giugno, questo dato a Parigi potrebbe rivelarsi quello che inciderà sulla competizione assai più delle alleanze e dei programmi.

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