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Amen e Awomen

Quanti maschi ci sono in un amen?

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Non molto tempo fa, quando avevamo una presidente della Camera molto sensibile alle battaglie femministe, si usava celiare su “presidenta”, come se lei stessa avesse rivendicato questa (errata) femminilizzazione per designare il suo ruolo istituzionale. In realtà non lo aveva mai richiesto, trattandosi oltre tutto di una parola in cui la distinzione di genere si opera comodamente (e regolarmente) con la semplice variazione dell’articolo. Ma il fake, che più di qualcuno ha scambiato a lungo per una notizia vera, era finalizzato a irridere l’eccesso di correttezza politica nelle faccende grammaticali, che molti giudicano tedioso o forzato. Donde continue polemiche sulla sindaca, sull’assessora, sull’ingegnera.

Però nessuno, per scherzo o per davvero, era mai arrivato fino al vertice del pastore Emanuel Cleaver, deputato democratico eletto alla Camera dei Rappresentanti per lo Stato del Missouri: in apertura dei lavori del Congresso, in conclusione della preghiera invece di “amen” ha detto “amen and awoman”, con un gioco di parole che aveva come scopo quello di sottolineare l’obbligo etico di distinguere il genere grammaticale.

Prescindiamo pure dal fatto che la binarietà maschio/femmina anche in grammatica è sempre più insidiata dall’avanzata del neutro indistinto (asterischi e compagnia bella) e mettiamo pure che forse il pastore non è aggiornatissimo circa le ultime conquiste della parità e sia un progressista benintenzionato benché démodé, resta comunque che delle due l’una: o le lingue, compresa la propria, non le conoscono tanto neppure i deputati degli States, arrivando al punto di credere che nella parola “amen” si nasconda un numero indefinito di maschi (un’altra prova scientifica del predominio patriarcale) e riconducendone la formazione e l’etimo all’inglese; o più probabilmente al pastore, che da persona “del ramo” immaginiamo ben consapevole dell’origine ebraica della parola, è scappata una battuta come dire “da sacrestia”, e ha deprezzato il suo ruolo di deputato e il suo status di pastore con un omaggio un po’ penoso al politically correct.

Ipotesi ambedue preoccupanti, ma la seconda direi di più.

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