Quanto vale Grillo?

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Quanto vale Grillo?

21 Maggio 2014

Lo spunto è il recente incontro Grillo-Vespa. Sappiamo che mettere in comune è l’obiettivo della comunicazione: c’è chi attrae e c’è chi viene attratto. E i comunicatori sono coloro  che spostano le altrui opinioni e le altrui attenzioni sulle proprie.  La comunicazione efficace, insomma, è la capacità di far condividere. Essa si basa su due dati: il che cosa e il come. Il “che cosa” condivisibile porta il 30% di risultato, il “come” efficace  ne porta, più o meno,  il 70%.

Nel comunicare, di conseguenza, importa più il modo che il contenuto.  Nello studio di Porta a Porta Beppe Grillo ha sottolineato come “finalmente” la sua foto sul mega-schermo avesse un’espressione serena, non aggressiva ed ha però motivato l’aggressività consueta come la conseguenza del suo esser cittadino arrabbiato, testimone e interprete della rabbia dei più. Le cose non stanno così.

E’ vero che noi cittadini siamo arrabbiati, issimi anzi, è vero che Grillo afferma e contesta molto di ciò che tutti noi affermiamo e contestiamo. E’ vero che la sua rabbia ci fa guardare a lui sia come compagno della nostra che come solutore dei problemi. Ma è anche vero – e chi ha l’età, la memoria lo sa o da You Tube degli anni ’80 lo apprende – che Grillo ha sempre stabilito i suoi rapporti con il suo pubblico con il noto modo furioso, arrabbiato. Anche per raccontare una semplice barzelletta.

Ci ha sedotti così come comico. Ne consegue che quella che sentiamo come sua apprezzabile rabbia civica sia semplicemente il suo modo efficace di comunicare in pubblico. E se come comico questa caratteristica era sua e ci divertiva, come politico ci sembra la rappresentazione della nostra  e ci conforta e ci ispira fiducia. Invece era, è e rimane soltanto un modo di sedurre, nato in tempi lontani e fuori dai temi d’oggi.  Ciò che dovremmo valutare, quindi, è un Grillo tarato al 30%, ossia soltanto il suo “che cosa”. Rimane la sua chance di solutore di problemi. E su questa credibilità ciascuno, con scienza o con ignoranza, può valutare in libertà, ma con la medesima cura riguardo alla tara.

Infine: esiste una utilità della presenza di Grillo sulla scenario politico. Infatti ci ha dato la misura di come, con i modi efficaci, si possa trasformare la scelta elettorale – momento massimo della democrazia – in una dichiarazione di subalternità, di asservimento alla comunicazione efficace,  inutile alla collettività per il 70%.  La doglianza efficace è una cosa, la politica efficace un’altra. E grazie a Grillo, che non ha mutato la sua comunicazione dalla barzelletta ai problemi di Stato, siamo in grado di non dimenticarlo.