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Appuntamento non rimandabili

Quel conclave repubblicano per il nuovo Presidente della Repubblica

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Tra poco più di un mese, con la scadenza del settennato di Giorgio Napolitano, un rinnovato e eterogeneo Parlamento sarà chiamato ad eleggere il nuovo Capo dello Stato. Non è difficile prevedere che, visti i numeri risicati della nuova “maggioranza”, il nome del nuovo Presidente della Repubblica uscirà solamente dopo un accordo tra le forze politiche maggiori, non avendo il centrosinistra, a differenza del 2006, i numeri sufficienti per imporre un candidato a maggioranza come fu per Giorgio Napolitano.
Bisogna forse risalire alla elezione di Oscar Luigi Scalfaro, avvenuta solo al sedicesimo scrutinio, per ricordare una elezione così incerta come si va prospettando: in quel caso, visto lo stallo, si decise di convergere sul neoeletto Presidente della Camera, ripiegando così su un compromesso istituzionale che oggi, difficilmente, potrebbe essere replicato.

I numeri, come si diceva, non sono a favore della costituenda maggioranza che, se con la sua risicata vittoria riesce pur ad avere un consistente vantaggio alla Camera di 345 seggi, non raggiunge, al Senato, un numero che possa permettere di replicare lo schema del 2006, quando Giorgio Napolitano venne eletto al quarto scrutinio con 543 voti. L’elezione del Capo dello Stato, come sancisce la Costituzione, richiede i due terzi dei componenti l’Assemblea per le prime tre votazioni così che, in caso di esito negativo, al quarto scrutinio il quorum si abbassa fino al 50% più uno. Fu in questo modo che l’allora maggioranza dell’Unione riuscì ad eleggere, nel 2006, il Presidente della Repubblica. Oggi, al contrario, il centrosinistra, in tutto il Parlamento non va oltre una pattuglia di 464 tra deputati e senatori, una cifra lontana non solo dai due terzi ma anche dalla maggioranza assoluta più uno (anche contando i delegati regionali si arriverebbe a 459): insomma, per raggiungere i 504 voti richiesti si dovrebbe, come minimo, chiedere l’appoggio alla sparuta pattuglia montiana (63 parlamentari). Tutto questo, eventualmente, per arrivare ad imporre un candidato di parte in un Paese spaccato in tre o quattro pezzi, non proprio il massimo per una maggioranza che parte già zoppa.

Da più parti si è paventata l’ipotesi di una prorogatio di Napolitano, eventualmente possibile solo (e non vi è accordo tra i giuristi) in caso di una legge costituzionale che allunghi il mandato presidenziale (retroattivamente) a più dei sette anni previsti in Costituzione. Ma, pur volendo e pur ammettendo che una tale ipotesi sia possibile, non ci sarebbero i tempi necessari: l’art. 85 sancisce infatti che, un mese prima della scadenza del suo mandato, le Camere si riuniscano per l’elezione del nuovo Presidente. In questo caso, il Parlamento dovrebbe riunirsi dopo la metà di aprile e per il varo di una legge costituzionale è necessario che questa sia adottata da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi. Pertanto, chi si augura la permanenza dell’attuale inquilino del Quirinale, non può sperare in altro che in una sua rielezione, ipotesi già più volte esclusa da Napolitano stesso.

Piuttosto, in un Parlamento così eterogeneo, sarebbe auspicabile ripetere lo schema del ’99 quando per l’elezione di Carlo Azeglio Ciampi fu necessario un solo scrutinio, grazie al preventivo accordo di maggioranza e opposizione. Ma mettere d’accordo Vendola, Berlusconi e i Grillini su un candidato comune non sarà per niente facile. Il tutto senza dimenticare che al prossimo Capo dello Stato spetteranno decisioni cruciali per la sopravvivenza della costituenda maggioranza, di qualunque colore essa sarà. Una eredità, quella del futuro Presidente, piuttosto importante se si tiene conto del nuovo “profilo” che la Corte Costituzionale ha disegnato per questa figura nella recente sentenza sul conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo. Più che una elezione di un presidente della Repubblica sembrerà piuttosto un Conclave, ma repubblicano. L’unico dubbio, a questo punto, sarà vedere quale tra i due sarà più rapido: se quello alla riva destra o quello alla riva sinistra del Tevere.
 

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