Quel momento della vita in cui ci si accorge che il biglietto è scaduto
04 Gennaio 2009
Jacques Rainier ha sempre volato alto, saltato la cavallina come pochi altri della sua generazione. Si è fatto un baffo degli inconvenienti dello stare al mondo. Ha conosciuto esperienze di livello. Nazionale di rugby prima della guerra, eroe della Resistenza, industriale di successo. Vicino ai sessanta, anche se non si vede. A mieterlo con i piedi per terra un tale, Jim Dooley, un yankee, ex bellone irresistibile, che spesso fa soldi a palate, ma altrettanto di frequente va in bianco con le tante giovani amiche che gli cadono ai piedi. Il confronto con l’americanone incrociato per caso sulla laguna manda Jacques in panne. Improvvisamente, le sue antiche certezze, a cominciare dal non avvertire lo scorrere del tempo, entrano in fibrillazione. E’ tempestato di dubbi e di forse. Troppi sono i punti in sospeso che gli premono sulla coscienza. Tanto più che la vita vera, per un verso sembra sorridergli, per un altro sembra suggerirgli di stare in campana e di non sopravvalutare quelle sue formidabili risorse che, sino a poco tempo prima, gli parevano illimitate. Rainier è d’altronde piuttosto in panne anche sul lavoro. La sua aziendona non tira più come una volta. Le banche gli stanno col fiato sul collo, e liberarsene forse sarebbe la scelta più saggia. Il Nostro ha soprattutto un altro problema: ama ed è riamato. Ma anche in questo caso il lato piacevole tende a svoltare, rapidamente, sul problematico. La sua bella, una ereditiera brasilera, ha, infatti, trentasette anni meno di lui.
Questa è la materia di “Biglietto scaduto”, un vecchio libro riedito mesi orsono da Neri Pozza (pagine 224, euro 12,00). Autore? Ramain Gary, un lituano naturalizzato francese, insieme narratore stimato (e di ottima resa in libreria) ma soprattutto un personaggio alla moda nella Parigi post bellica.
Alla maniera di Reinier, Gary (in realtà si chiamava Romani Kacev, figlio naturale di un’attrice ebrea russa, scampata all’Ottobre rosso, e di Ivan Mosjoukine, la risposta dell’Est europea all’ineffabile Rodolfo Valentino, al tempo dei fasti del cinema muto) aveva avuto il successo e spolvero di mondo. Aveva però conosciuto precipitose cadute. Silenzi inarrivabili. Eroe di guerra, Premio Goncourt, ovvero la massima onorificenza letteraria di Francia, nel 1956 con “Les racines du ciel”, qualche anno dopo, precisamente nel 1962, sposa una star internazionale, Jean Seberg, la sinuosa interprete di “Bonjour ristesse”. Quindi, l’appannamento e il repentino ritorno a galla sotto il falso nome di Emile Ajar, un caso di cui parlò a iosa su gazzette e fra gli intellos d’oltralpe. Un nuovo Goncourt, copie su copie vendute. Ma “La vita davanti a sé”, così s’intitolava il best seller del 1975 non basta rintuzzare certi fantasmi ricorrenti. Cinque anni dopo il bis al Goncourt, Kacev-Gary-Ajar si toglie la vita nel suo appartamento di place Vandome. Una parabola esistenziale che ricorda da vicino “Biglietto scaduto”.
Nel caso di Rainier il dramma ha le fattezze di Laura, la morosa carioca. “Fu solo dopo l’incontro con Laura”, scrive Gary, “ che mi accorsi veramente del mio declino. Per la prima volta nella mia vita d’uomo, mi osservavo più di quanto mi dimenticassi e mi sentivo invece di sentire. Per la prima volta, inoltre, mi si presentavano quelle odiose preoccupazioni legate alla durezza e alle dimensioni e spesso bisognava che mi assicurassi di essere ‘pronto’ grazie a un furtivo movimento della mano”. In “Biglietto scaduto” ci sono passaggi molto espliciti sull’ossessione da prestazione e sul timore da impotenza. L’abilità speciale dello scrittore e il fascino del romanzo è nello scavallare il rischio del kitsch proprio in zona Cesarini.
