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Quel video è una cura omeopatica contro il santorismo

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Questo non è uno scoop. Anzi, la forza delle cose, l’assoluta evidenza dello stato delle cose, con dati che balzano come tigri nella realtà, tutto ciò rende inoppugnabile la critica serrata nei confronti non soltanto di Santoro, ma anche di un establishment mediatico-lobbistico che oggi, come già Il Sabato aveva documentato negli anni ottanta, prende di mira la Chiesa. Perché? Per una ragione semplicissima: la Chiesa rappresenta, oggi, l’unico fronte di resistenza all’invadenza di questo potere, che affonda le radici nel radical-azionismo del secondo dopoguerra e si innerva su per li rami fino al radical-libertarismo postmoderno, e non intende mollare la presa. Dopo lo smantellamento dell’asset industriale, in questo Paese, contano ormai solo le banche e le piazze. E i giornali al traino della grande finanza. La televisione è sponsorizzata da questo agglomerato, anche caotico, di poteri e lobbies trasversali, e la Rai viene colonizzata, sotto il governo di centrosinistra, da questa marea montante di nichilismo libertario e odio anti-cattolico. Santoro è l’apice di questa dismissione integrale del senso culturale e politico della missione civile dell’informazione. Berlusconi, con i giusti sensori sulla realtà, fece benissimo a suo tempo a denunciare lo stato di cose che ho descritto sopra nella Rai, facendo nomi e cognomi. Fra questi benemeriti del nichilismo radical-libertario mediatico vi era, anzi vi è ancora, Santoro. Il quale, come tutti sanno, sta tentando di far acquistare dalla Rai, anche con i miei soldi, il video della Bbc, “Sex crimes and the Vatican”. Santoro dovrebbe essere cacciato via a pedate dal servizio pubblico, visto che violenta le coscienze dei telespettatori paganti (il canone, gabella fissa per un servizio devastante), il loro senso religioso e il buon senso, elemento necessario per qualsiasi attività umana, giornalismo televisivo incluso.

Del resto, lo stesso Fassino ha richiesto equilibrio e prudenza a Santoro, ricevendo una risposta da manuale dell’ipocrisia ideologica, sulla quale vale la pena fare qualche riflessione. Risponde Santoro a Fassino: “Io penso che la Rai sia un servizio pubblico e che debba far circolare tutte le informazioni possibili e immaginabili…Non si possono confondere le virtù di un politico con le virtù di un giornalista”. E spiega il già europarlamentare diessino, cioè il politico di ieri, che oggi veste i panni del giornalista per fare ancor più il politico, ma senza dover rispondere delle sua azioni (perché questo è il punto): “Nel senso, spiega Santoro, che la vera finalità di un giornalista dev’essere il procedere con velocità e tempestività e portare a conoscenza del pubblico tutte le informazioni di cui viene in possesso…Quindi noi giornalisti dobbiamo essere prudenti ed equilibrati. Ma anche veloci e tempestivi”. Bene, a parte la prosa che mima, e assai bene, lo svuotamento semantico dei discorsi dei politici, cioè non dice nulla, in realtà, con una lettura sintomale, alla Althusser, un certo non-detto viene fuori e acchiappa molto lo spirito critico di chi sappia intender bene. Santoro sta dicendo, fra le righe: io forse non sarò equilibrato, anzi sono proprio un agitprop, ma almeno sono tempestivo e veloce. Dunque, appartengo alla categoria dei “moderni”, secondo il Calvino delle Lezioni americane. Cazzate, con rispetto parlando. Perché Santoro mente sapendo (spero) di mentire, in quanto il video “Sex crimes and the Vatican” è cotto e bollito on line da un mucchio di tempo, tant’è vero che a Raitre fanno sapere che Milena Gabanelli, l’altra cosiddetta “giornalista d’assalto” di “Report”, visionò a suo tempo (in autunno!) il video e decise di non acquistarlo perché poco affidabile. Fonte: Il Corriere della Sera, martedì 22 maggio, p. 5.

Dunque, Santoro sta macchinando un ordito di altra natura, certamente non legato né alla tempestività, né alla velocità, perché di queste non ve n’è la più pallida traccia. C’è evidentemente dell’altro in gioco. Se è poi anche Mentana a voler acquistare il video, allora questa è la controprova che di tempestività, velocità e informazione non ne troveremo neppure con analisi di laboratorio…

Detto questo, occorre vedere e osservare ogni particolare del video in questione, disponibile on line, con il chiaro intento, rivendicato da chi lo ha tradotto in italiano, di metterlo a disposizione, superando le censure (di chi? Nessuna risposta, non ci sono risposte, soltanto accuse, e quasi nessuna replica consentita), ecco l’indirizzo al quale fare riferimento, per guardarlo e/o scaricarlo: http://video.google.com/videoplay?docid=3237027119714361315

Si tratta di un esplicito atto d’accusa alla Chiesa nel suo complesso, un’operazione “santoriana” a tutti gli effetti, con una tesi da dimostrare, anzi già dimostrata, e con gli “atti d’accusa” inscritti in un ordito costruito appositamente per muovere all’indignazione nei confronti del Vaticano. Accusato di cosa? Ma è ovvio! Di essere un’associazione a delinquere, nella fattispecie, di essere la Mafia riveduta e corretta, con qualche diramazione in più e con una storia bimillemaria, il che sarebbe un ulteriore capo d’accusa, perché, come dice una delle molte testimoni anti-Vaticano: “La Chiesa non ha imparato niente dai suoi errori”. Ora si capisce perché Santoro, che conduce la sua tramissione accanto a Vauro, il vignettista che ha siglato il Family Day come sappiamo (“Mamma, ci saranno molti preti al Family Day”; “allora, stai a casa, figlio mio”: esattamente la tesi pre-dimostrata del video della Bbc), voglia, fermissimamente voglia, far acquistare questo monumento di indignazione permanente, monocorde, grigio e privo di controparte, con preti che accusano la Chiesa e sempre con gli argomenti dei laicisti: un’istituzione che pensa soltanto a difendere se stessa. Chissà cosa penseranno i martiri, quelli veri, di questa tesi. Invito tutti dunque a vedere il video, con somma attenzione, con la cura del dettaglio e la ricerca delle domande, di quelle che fanno grande, secondo i soliti apologeti provinciali nostrani, il cosiddetto “giornalismo anglosassone”: non ve n’è traccia, tutto è scontatamente segnato a carico della Chiesa, che, come un’accolita mafiosa, tende a riprodurre il suo potere a danno, indovinate di chi? Ovviamente, dei bambini, che non dispongono di un manifesto a loro tutela, che però, chissà perché, non sembrano essere tutelati molto neppure dai loro genitori, visto a cosa sono sottoposti oggi e anzi non da oggi. Per gli internauti maniacali, è certamente disponibile la biografia del famoso padre Tom Doyle, il dissidente anti-Vaticano, che pretenderebbe dalla Chiesa una sorta di polizia interna, con dossier sui preti e magari, ma solo alla fine, anche un po’ di amore e di dottrina, ma soprattutto tanta, tanta giustizia, di quella col bastone e con l’elmetto.

Ma il garantismo laico, di Beccaria, in dubio pro reo per capirsi, non vale più se il reato è considerato particolarmente disgustoso? Mi pare una tesi alquanto discutibile, direi giacobino-totalitaria. La Chiesa, appunto, segue Beccarla, alcuni suoi preti, seguaci più di Robespierre che di Cristo, sembrano appartenere ad un’altra scuola. Sarebbe interessante sapere a quale scuola appartengano. Il tutto, infine, trascurando il dato non irrilevante che il Papa - sotto accusa per 39 minuti, tanto è la durata del video, per essere stato e essere ancora il grande architetto dell’edificio delle coperture sistematiche e dell’ostruzionismo, parliamo di Benedetto XVI - è stato l’artefice delle dimissioni del Cardinale di Boston e infine il grande fustigatore dei costumi ecclesiastici, con una serie di atti clamorosi, tra i quali l’apertura della grande inchiesta sulla pedofilia proprio negli Stati Uniti. Lasciando che le diocesi americane colpite dagli scandali dei preti pedofili si arrangiassero, anche sul piano economico, da sole. Dunque, una discreta penitenza, che non ha molto a che vedere con il “perdonismo” dei criminali pedofili. Di tutto ciò non c’è, naturalmente, traccia in questo video, che è così banalmente e violentemento PC, cioè politically correct, da non destare meraviglia alcuna. Con alcune strategie comunicative di quart’ordine, come l’inizio, con il padre Oliver O’Grady interrogato al processo, in primo piano, senza pensare che le domande in un processo si chiamano comandi indotti, della serie “Sii spontaneo!” (Bateson aveva spiegato la dinamica di questi meccanismi già negli anni cinquanta), dunque di per sé da indagare ulteriormente e sceverare, di forte impatto mediatico, ma vergognosamente manipolate sul piano dell’informazione. Manipolazione sistematica con l’aggiunta di una postura indignata del giornalista della Bbc, che si ferma seduto, in Brasile, altra terra dei misfatti dei preti pedofili, ed esclama: “Non è giusto!”. Cioè, traduce in condanna morale la pseudo-informazione, con ciò informandoci perfettamente sull’intento del video: produrre l’equazione Chiesa=Mafia.

Conclusione. Consiglio caldamente ai nostri lettori di anticipare Santoro, di pescare il video, di vederlo e scandagliarlo, di seguirne gli assetti comunicativi, insomma di goderne la disgustosa fattura. Un modo assai laico di curarsi omeopaticamente da questa new wave di neogiacobinismo radical-libertario, gonfio di odio anti-cattolico. Se Santoro fosse un pensatore potrei citare un aforisma di Gomez Davila: “Le opinioni liberali, democratiche, progressiste galoppano per la storia lasciandosi alle spalle una scia di civiltà incendiate”, ma, siccome non lo è, devo ripiegare sempre su Gomez Davila, ma su un altro suo  lampo di genio: “Sarebbe interessante verificare se c’è mai stata predica che non sia sfociata in assassinio”. E, con i tempi che corrono, la cosa non è uguale a zero. Ora forse anche certe anime belle sono in grado di capire perché l’Osservatore Romano, occupandosi di una nullità come quel tal Rivera, sul palco del concerto del primo maggio, abbia esclamato: “Anche questo è terrorismo”. Tradotto: se accade che tutto sia permesso, con le parole, seppur in una sede “ludica”, domani quelle stesse parole potrebbero diventare, come già stanno diventando, pallottole. Santoro sta facendo la sua parte.

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3 COMMENTS

  1. Altro che otto per mille:
    Altro che otto per mille: rifiutiamoci di pagare il canone RAI! Facciamo una raccolta firme.

  2. Da incorniciare!
    Bravo.
    Le teste di rapa tuttavia gridano alla censura che a sentir loro è durata un anno. Ma quale censura? Un documentario rifiutato (o fiutato come pura opera di portinariato) dalle televisioni d’Europa, ridotto a sostare nella rete per farsi cliccare da qualche idrofobo con la bava alla bocca, magari anche morbosetto.
    Il regista è gay (come ti sbagli?), un pluridecorato nella lotta agli abusi sessuali…
    Qui da noi invece Vattimo, Busi, Vendola pontificano pubblicamente sugli amori efebici con tutta la retorica del caso (dove c’è l’ammmore… ah, l’ammore!), nel contempo un degno corifeo di costoro, come Marco Cappato, ribadisce la libertà dei pedofili olandesi di costituirsi partito politico in nome della democrazia… Presso Radio Radicale, qualche tempo fa, ai pedofili danesi fu elargita un’accogliente ospitata.
    Ma tutto questo la cricca SANTOREIDE non lo sa, o meglio fa finta di non saperlo. Meglio rimestare nel torbido imitando gli inglesi col mignolino alzato mentre si impugna la cup of tea, ché i nostri sguaiatissimi apologeti della pedofilia all’amatriciana non se li fuma nessun papa.
    Dunque ci toccherà montare uno scoop con tanto di documentario sugli abusi della democrazia e delle coperture che fornisce agli idioti e ai microcefali, e che tratterà non di diritto canonico né penale, ma del diritto di parola con il quale vengono stuprate laidamente le masse incolte, impuberi e non.

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