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Quella cortina che grava ancora su Tallinn

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I sovietici non liberarono l’Estonia dall’occupazione nazista, come afferma con spudoratezza il ministro degli esteri russo Lavrov, ma furono loro stessi ad occuparla. Quando, il 28 agosto 1939, Hitler e Stalin siglarono il patto firmato dai relativi ministri degli esteri, Molotov e von Ribbentrop, vi apposero un allegato rimasto a noi segreto (ma non agli amici italiani del Cominform) fino alla caduta dell’impero sovietico. Nel patto veniva definita la spartizione della Polonia e consentita l’occupazione dei paesi Baltici da parte dell’Unione Sovietica. Una carta geografica riportava i dettagli della spartizione ed era controfirmata dai sottoscrittori dell’accordo.

Questo accordo guidò gli eventi degli anni successivi, come è illustrato nella mappa seguente. L’Unione Sovietica occupò le Repubbliche Baltiche. Ma Hitler, scatenando l’Operazione Barbarossa il 22 giugno 1941, tradì l’accordo trasformando il suo alleato in nemico. Fu la mossa, come tutti sanno, che decretò la sua sconfitta.

L’attacco di Tokyo a Pearl Harbour nel dicembre dello stesso anno impose agli Stati Uniti di entrare in guerra. Lo fecero sia sul fronte europeo che sul fronte del Pacifico. Hitler, sfruttando l’effetto sorpresa, invase i territori ad est della Germania, comprese le Repubbliche Baltiche. Frattanto, i sovietici avevano realizzato la deportazione di estoni, lettoni e lituani. Lo fecero in modo scientifico. Piombarono in carri ferroviari migliaia di cittadini inermi prelevati nottetempo dalle loro case nella stessa notte tanto a Tallinn che a Riga e Vilnius. Un’operazione la cui precisione organizzativa non è seconda a quella praticata negli stermini nazisti. I popoli baltici, dopo l’esperienza dell’occupazione sovietica, salutarono l’arrivo dei nazisti come la liberazione da un incubo. L’illusione ebbe vita breve. Subirono altre deportazioni. Poi tornarono i sovietici e i popoli baltici soggiacquero per mezzo secolo alla maledizione di Yalta.

Estoni, lettoni e lituani, che da tempo davano segni di ribellione verso l’occupante sovietico, chiesero a gran voce di riavere la sovranità nazionale cancellata, appunto, dall’occupazione russa del 16-17 giugno 1940. Lo fecero il 23 di agosto 1989 nel 50mo anniversario del patto Molotov-von Ribbentrop con un gesto clamoroso: una catena di circa 2 milioni di persone, mano nella mano, congiunse Tallinn con Vilnius, passando per la Lettonia al grido di: “Libertà”. Gorbaciov non gradì e accusò oscure forze reazionarie quali responsabili della manovra diretta a gettare discredito sulle riforme politiche del leader sovietico. Anche lui si considerava un riformista, proprio come i comunisti di casa nostra. Non riuscì, però, ad impedire la realizzazione del sogno dei popoli baltici che a distanza di pochi mesi, nel 1991, riconquistarono la libertà.
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Una volta ricostituite, le Repubbliche Baltiche corsero a chiedere di entrare nella Unione Europea come avevano fatto la Polonia, la Cecoslovacchia (ancora unita) e l’Ungheria all’indomani del crollo dell’impero sovietico. Erano disposte a tutto pur di trovare una sponda sicura per la loro indipendenza. Il Consiglio Europeo, però, stabilì condizioni speciali per l’accesso di nuovi stati membri (vissuti per mezzo secolo nel totalitarismo comunista) note come i “Criteri di Copenhagen” che si distinguono in politici, economici e quelli relativi all’acquisizione delle vigenti regole comunitarie. Tra i criteri politici è stabilito che ogni paese deve garantire il rispetto e la protezione delle minoranze. Questo vincolo mirava anche ad imporre ai cittadini baltici di evitare ritorsioni verso gli occupanti russi. A tale proposito meritano di essere ricordati i “partigiani della foresta” lituani. Combatterono a lungo nascondendosi, appunto, nei loro boschi e lottarono contro i russi invasori, furono veri patrioti da sempre ignorati anche da coloro che si esaltano senza eccezione di fronte a veri o immaginari Fronti Nazionali di Liberazione, talebani inclusi. Alle popolazioni (non solo) baltiche è stato così impedito di vendicarsi perché l’Unione Europea è, come si dice, l’Europa delle minoranze. I russi che vivono nelle repubbliche baltiche, pur rappresentando il frutto di una sovietizzazione forzata, hanno il diritto di essere considerati cittadini a tutti gli effetti. Non possono però rivendicare un orgoglio russo nell’emblema di un monumento all’Armata Sovietica in una terra un tempo calpestata.

Gli incidenti che in questi giorni hanno funestato la meravigliosa città di Tallinn sono paradossalmente meno gravi di quelli che di riflesso si sono verificati a Mosca davanti all’ambasciata della Repubblica dell’Estonia con il contorno delle dichiarazioni del ministro degli esteri russo, Lavrov. Questi episodi si sono verificati in piena disinformazione, una pratica scientificamente praticata nella Russia sovietica. Giovani moscoviti, presentati come tifosi di Putin, hanno reagito allo stesso modo degli islamici che si dichiararono sconvolti dalla famose vignette danesi. Il ministro russo Lavrov ha minacciato ritorsioni e il Senato russo ha deciso di chiedere di rompere le relazioni diplomatiche con l’Estonia e all’Unione Europea di rimproverare lo Stato Membro. Arrivare a questi eccessi per l’oltraggio all’Armata Rossa che, secondo i russi, avrebbe invece avuto il merito di liberare l’Estonia dai nazisti è roba di trinariciuti per trinariciuti.

Senza dubbio, questi eventi hanno una rilevanza diplomatica. Con il Ministro degli Esteri che ci ritroviamo rischiamo di rivivere le scempiaggini che abbiamo dovuto sopportare in piena guerra fredda. Ma ancor più desolante è l’amplificazione acritica delle pretese russe fatta nei telegiornali da giornalisti non si sa se compiacenti o ignoranti.

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5 COMMENTS

  1. Poiche’ il suo articolo e’
    Poiche’ il suo articolo e’ di levatura superiore ai vari che si sono visti qua e la’ ultimamente, volevo portare un piccolo contributo. Le cosiddette 3 Repubbliche Baltiche ex sovietiche, tuttavia, non hanno avuto storia parallela durante il periodo 1940-1991 (l’epoca dell’URSS). Per esempio l’eroica Estonia ha avuto migliaia di deportati (e successivamente “scomparsi”) in Siberia ed ha rischiato di fare la fine della Carelia Orientale ex Finlandese, dove invece la popolazione Ugro-Finnica e’ stata assimilata.
    La Lituania, invece, QUASI NESSUNO LO RICORDA, aveva partecipato alla spartizione della Polonia del settembre 1939 (grazie alla quale sposto’ la capitale da Kaunas a Vilnius, la ex Wilno Polacca) e tuttavia nel 1945 pote’ prendere Klaipeda (ex Memel) dalla Germania grazie all’essere “Sovietica”. Un cordiale saluto da Mantova.

  2. Lituania
    La Lituania nel 1939 rifiutò di partecipare all’aggressione alla Polonia, contro cui pure aveva un contenzioso per Vilnius, e occupò questa città solo dopo il crollo dello Stato polacco, evitando (per poco) che finisse sotto l’URSS.

  3. Resta il fatto che la
    Resta il fatto che la Lituania del 1992 (indipendente dall’URSS), rispetto alla Lituania del 1940 (pre-annessione) e’ del 25% di superficie piu’ grande. Grazie o no alla dominazione sovietica? Saluti da Genova

  4. MANIPOLAZIONE DEI FATTI STORICI NELL’ARTICOLO
    Precisazione sui fatti storici:

    Nel 1920 Estonia ha firamto un patto con i bolsheviki russi, i quali facevano la guerra contro governo russo. Con questo patto per la prima volta nella storia è stato difinito il territorio dell’Estonia. Estonia ha riucevuto le terre russe (attualmento questi russi sono sotto la persecuzione del governo attuale e vivono nello atato di segregazione e descriminazione, va condotta la politica di assimiliazione forzata).

    Nel 1939 dittatore Pats ha firmato un accordo con USSR sulle basi militari (come attualmente lo fa Amerika/Nato). Estonia ha ricevuto delle grande somme del denaro per gli affitti del territorio i per delle forniture.

    Nel 1940 la Russia ha presentato l’ultimatum per aumentare la quantità dei militari in Estonia. Dittatore Pats e generale Lajdoner hanno firmato il permesso per ingresso delle nuove forze militari. In tutti i due casi non è stato redatto l’atto di resa del paese o di capitulazione.

    Sempre nel 1940 dittatore Pats e il suo governo hanno chiesto di entrare in Umione Sovetica – solo dopo questa richiesta il paese è stato unito all’USSR. La gente aveva delle speranze di migliorare la vita, però erano arrivate le repressioni.

    Nei 1941- 1944 tanti estoni erano entrati in SS per dimostrare la loro volontà di servire il Reih per assimiliarsi con i tedeschi – loro hanno compiuto tanti reati contro la popolazione e contro ebrei – Estonija è stata perfino dichiarata il primo paese del mondo libero dagli ebrei.

    I tedeschi non ritenevano gli estoni la razza giusta, ma la razza debole, la quale doveva essere sterminata. Anche imparentati con tedeshi non venivano riconosciuti puri, in quanto prima della guerra tutti i tedeshi erano stati convocati al ritorno in Germania.

    La maggioranza del popolo era favorevole alle idee di socialismo, in quanto Estonia era un paese nello strato di miseria. Stesso Pats negli anni 30-40 riceveva il denaro dall’USSR.

    Estonia ha chiesto di uscire dall’Unione Sovetica solo nel 1991, ed è stata subito accontentata, in quanto la costituzione sovetica prevedeva la possibilità di uscita dei paesi dall’Unione. Nel 1945 nessuno chiesto di uscire dall’USSR, Estonia faceva la parte regolare dell’USSR, e quindi le dichiarazioni sull’occupazione sono non veri e, direi, isterici. Entrare nell’USSR è stata la libera scelta del dittatore, la parte del popolo era favorevole, il referendum è stato omesso. Si può, sicuramente, parlare delle pressioni dell’USSR, però il dittatore era libero di formare l’atto di resa del paese o di capitulazione, il dittatore fatto la propria scelta, sperando forse di fare una carriera in USSR.

    Lo scorso secolo era molto difficile per tutti i paesi Europei e bisogna trattare i dati storici con la dovuta attenzione, senza speculazioni e senza isterismi.

  5. MANIPOLAZIONE DEI FATTI STORICI NELL’ARTICOLO
    Precisazione sui fatti storici: Nel 1920 Estonia ha firamto un patto con i bolsheviki russi, i quali facevano la guerra contro governo russo. Con questo patto per la prima volta nella storia è stato difinito il territorio dell’Estonia. Estonia ha riucevuto le terre russe (attualmento questi russi sono sotto la persecuzione del governo attuale e vivono nello atato di segregazione e descriminazione, va condotta la politica di assimiliazione forzata). Nel 1939 dittatore Pats ha firmato un accordo con USSR sulle basi militari (come attualmente lo fa Amerika/Nato). Estonia ha ricevuto delle grande somme del denaro per gli affitti del territorio i per delle forniture. Nel 1940 la Russia ha presentato l’ultimatum per aumentare la quantità dei militari in Estonia. Dittatore Pats e generale Lajdoner hanno firmato il permesso per ingresso delle nuove forze militari. In tutti i due casi non è stato redatto l’atto di resa del paese o di capitulazione. Sempre nel 1940 dittatore Pats e il suo governo hanno chiesto di entrare in Umione Sovetica – solo dopo questa richiesta il paese è stato unito all’USSR. La gente aveva delle speranze di migliorare la vita, però erano arrivate le repressioni. Nei 1941- 1944 tanti estoni erano entrati in SS per dimostrare la loro volontà di servire il Reih per assimiliarsi con i tedeschi – loro hanno compiuto tanti reati contro la popolazione e contro ebrei – Estonija è stata perfino dichiarata il primo paese del mondo libero dagli ebrei. I tedeschi non ritenevano gli estoni la razza giusta, ma la razza debole, la quale doveva essere sterminata. Anche imparentati con tedeshi non venivano riconosciuti puri, in quanto prima della guerra tutti i tedeshi erano stati convocati al ritorno in Germania. La maggioranza del popolo era favorevole alle idee di socialismo, in quanto Estonia era un paese nello strato di miseria. Stesso Pats negli anni 30-40 riceveva il denaro dall’USSR. Estonia ha chiesto di uscire dall’Unione Sovetica solo nel 1991, ed è stata subito accontentata, in quanto la costituzione sovetica prevedeva la possibilità di uscita dei paesi dall’Unione. Nel 1945 nessuno chiesto di uscire dall’USSR, Estonia faceva la parte regolare dell’USSR, e quindi le dichiarazioni sull’occupazione sono non veri e, direi, isterici. Entrare nell’USSR è stata la libera scelta del dittatore, la parte del popolo era favorevole, il referendum è stato omesso. Si può, sicuramente, parlare delle pressioni dell’USSR, però il dittatore era libero di formare l’atto di resa del paese o di capitulazione, il dittatore fatto la propria scelta, sperando forse di fare una carriera in USSR. Lo scorso secolo era molto difficile per tutti i paesi Europei e bisogna trattare i dati storici con la dovuta attenzione, senza speculazioni e senza isterismi.

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