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Quella discussione alla Monthy Python su filosofi e sicurezza

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Quella discussione alla Monthy Python su filosofi e sicurezza. “Né Hobbes né Spinoza si sarebbero mai sognati di armare i cittadini” dice Massimo Cacciari alla Repubblica dell’11 maggio polemizzando con Marco Minniti. Il ministro degli Interni in carica, dalla sua, ha fatto sapere di avere il sostegno di Platone, mentre Aristotele e Leibniz gli devono ancora rispondere.

Le regole del Berliner consensus. “Abbiamo una politica monetaria comune serve una convergenza delle politiche economiche e finanziarie. Ora si tratta di  migliorare, intanto, nei Paesi dove mancano riforme strutturali e la competitività. Non mi piace essere criticato perché voglio che le regole siano rispettate” così Wolfgang Schäuble spiega sulla Repubblica dell’11 maggio la posizione tedesca sul post Macron. Se si fossero “applicate le regole” dei vincitori, come con il Trattato di Versailles nel 1919 dopo la Prima guerra mondiale, nel 1945 o nel 1990, la Germania, prima quella dell’Ovest poi tutta insieme, non avrebbe avuto lo sviluppo che ha avuto. Invece con il Piano Marshall si guidò la sua ricostruzione e consentendo un’unificazione con uno “sregolato” cambio paritario tra moneta tedesca dell’Ovest e quella dell’Est agli inizi dei ‘90, si permise una ricomposizione nazionale senza scosse. Dopo il 2008 quando le regole del Trattato di Maastricht apparvero disegnate solo per “le fasi di sviluppo” si sarebbe dovuto cambiarle. Invece l’eccezione più rilevante che si ricorda è quella (precedente alla crisi) per la Germania (con concessioni anche alla socia Francia) nel 2003 per consentire a Gerhard Schroeder di applicare le riforme (peraltro ultime) fatte da Berlino. Oggi l’egemonismo tedesco garantisce una buona stagione per la propria economia nazionale e una sostanziale stagnazione per gran parte del Vecchio continente: e alla fine si tratterà di scegliere tra le regole del Berliner consensus e lo sviluppo.

I nuovi “migliori”. “Barack Obama è il punto di riferimento dei democratici a livello mondiale” dice Matteo Renzi al Corriere della Sera del 10 maggio. Pare poi che, adesso, le teste più fini dell’opinionismo  filo-renzista abbiano scelto come capo dei democratici in Europa quel genio politico di François Hollande. In questo contesto non si potrà non finire per indicare come il miglior condottiero contemporaneo il generale Luigi Cadorna con la sua battaglia perfetta: Caporetto.

Corbyn parla come Grillo ma non è Grillo. Perciò il Regno Unito è solido. “Non badate agli evasori fiscali, ai baroni della stampa e ai banchieri corrotti” così la  Repubblica del  10 maggio riferisce una presa di posizione del leader laburista Jeremy Corbyn.  Sembrano le parole di un Beppe Grillo. Ma è importante che vengano espresse invece dal leader di un antico partito inglese, che spesso nella sua storia ha sbandato a sinistra trovando però poi gli uomini che l’hanno riportato su una linea riformistica più praticabile. La Gran Bretagna è una nazione forte anche perché i suoi partiti tendono a tenere insieme moderati e radicali, consentendo così un legame assai solido tra sovranità popolare e società. Alla faccia della postpolitica

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