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Quella sporca ultima meta!

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E' domenica mattina. E sono sul treno Roma-Firenze. Ho un pranzo di lavoro con i vertici del partito toscano, convocato per organizzare le ultime due settimane di campagna elettorale. Di domenica mattina non è spiacevole. Nella vettura non c’è ressa. E la distanza è poco più lunga di quella che passa tra due stazioni lontane del metrò parigino. Se ne può approfittare per leggere i giornali in santa pace e, semmai, per farsi venire delle idee.

Sono in arretrato di qualche giorno. Sotto il braccio, per questo, porto un fascio di fogli che non finisce più. Ma la notizia più ghiotta per i suoi risvolti elettorali la trovo alla fine, sulla Stampa di oggi. Si riferisce a una riunione di 19 rettori a Bologna che, auto-proclamatisi virtuosi, hanno proposto allo Stato un patto privilegiato: rigore amministrativo contro maggiori finanziamenti.

Sul metodo ci sarebbe di che discutere. Ma l’accadimento non può passare sotto silenzio. Per il mondo universitario potrebbe avere lo stesso impatto che la rottura sindacale provocò in quello del lavoro o che il superamento del monopolio determinò in quello televisivo.

La notizia, insomma, è che la corporazione si è rotta e che di fatto si è aperta alla concorrenza. L’ha fatto male, perché non si può concorrere al riparo dello Stato, ma l’ha fatto. E ora anche gli studenti potrebbero seguire. Per decenni si sono mobilitati contro il loro futuro. Per decenni un falso egualitarismo ha premiato solo i ricchi che potevano permettersi di abbandonare un’università squalificata per trovare ospitalità in un ateneo di lusso, magari all’estero. Forse, in corrispondenza dell’anniversario del 1968, anche fra loro qualcosa può cambiare.

Me lo conferma il ragazzo che mi sta di fronte. Studia fisica e non se la passa certamente bene. Mi dice che per un serio sistema di incentivi e borse di studio sarebbero in tanti quelli come lui disposti ad abbandonare i falsi miti che hanno reso l’aria degli atenei impregnata di politicamente corretto. Me lo dice con convinzione. Sembra uno che fa comizi in campagna elettorale: sarebbe bello poterlo arruolare!

Prendo un impegno con me stesso: uscire dalla genericità del programma dedicato all’università. Come risposta a quel che è successo, voglio mettere a punto un decalogo di proposte, farlo validare dagli organi del partito e la prossima settimana renderlo pubblico. Magari in una iniziativa con gli studenti.

Accanto al mio interlocutore “fisico in erba” siede un ragazzone in tuta da ginnastica: di quelli che, se lo volessero, ti potrebbero spezzare con un dito. Nel frattempo Firenze si approssima e io sono arrivato alle pagine sportive. Confrontando le foto dei giornali con ciò che ho di fronte, capisco che si tratta di Andrea Marcato: colui il quale con un calcio piazzato allo scadere ha dato all’Italia del rugby la vittoria sulla Scozia. Alzo lo sguardo e gli dico: “quella sporca ultima meta!”. Lui mi sorride compiaciuto. Io penso fra me e me: “è quella che stavamo segnando nel 2006; è quella che assolutamente non dobbiamo subire in questi ultimi giorni”.

Diario di un candidato

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1 COMMENT

  1. L’ultima meta di Iaquinta
    Caro senatore, divertente il racconto del suo viaggio in treno, e assai arguto il riferimento all’ultima meta che ci separa dal 13 aprile, e a quella, mancata, dell’aprile 2006.
    Devo dirle, però, che da liberale quale lei si professa, mi sarei aspettato un cenno ad un’altra “ultima meta”: quella centrata ieri sera dal prode Iaquinta, sotto il naso di pocho Lavezzi e compagni…

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