Quell’insopportabile ministro non politico e neppure fiorentino!

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Quell’insopportabile ministro non politico e neppure fiorentino!

11 Aprile 2017

Un insopportabile ministro né politico né, almeno, fiorentino. “Una trappola più che una riunione. Con il Pd renziano che liquida le parole di Pier Carlo Padoan come quelle di un tecnico e il titolare del Tesoro costretto a ricordare: ‘un ministro è un ministro’” scrive Goffredo de Marchis sulla Repubblica del 5 aprile. Ma che cosa vuole ‘sto Padoan? E’ un tecnico, scriveva sull’odiata rivista dalemiana Italianieuropei, e non è neanche di Rignano o di Firenze o almeno di Arezzo. 

La diversità che sparge terrore in Europa. “Una diversità che non sappiamo gestire si trasforma un po’ dovunque nel proliferare di sospetti e ostilità” scrive Roberto Toscano sulla Repubblica del 23 marzo riferendosi all’attentato compiuto a Westminster il 22 marzo. Gli attentati di islamisti radicalizzati avvengono con una certa frequenza in Europa e comprendiamo quindi la difficoltà di chi magari all’ultimo minuto, richiamato in redazione per la bisogna, deve scrivere un commento a caldo. Però definire l’islamismo terroristico “una diversità che non sappiamo gestire” forse è un po’ eccessivo e ugualmente strana è la conclusione a cui si arriva da questa promessa: non bisognerebbe sospettare chi prepara gli attentati e non bisognerebbe incazzarsi (suscitare la propria “ostilità”) dopo che avvengono?

Me la suono e me la canto. “Quando esplose il Russiagate, il segretario di stato americano Tillerson compariva regolarmente nell’elenco degli ‘amici di Mosca’” scrive Federico Rampini sulla Repubblica dell’11 aprile. In effetti collocare l’amministratore delegato di Exxon Mobil, cioè di una delle grandi potenze petrolifere mondiali, tra gli uomini di Putin era una sciocchezza sesquipedale. Meno male che ora ci sono i Federichi Rampini a mettere a posto gli errori di valutazione commessi dai vari Rampini Federichi.

Uffa! Perché fate imbizzarrire il Fondatore. Chiamatelo al telefono per favore. “1 — Trump voleva mettersi all’altezza di Putin che finora aveva dovuto trattare con devota amicizia per l’appoggio che lo ‘Zar di tutte le Russie’ gli aveva fornito nella sua difficilissima competizione con Hillary Clinton. 2 — Trump è un eccentrico che amando molto se stesso, ama la sua eccentricità e vuole quindi farne mostra. 3 — Trump ama stupire e l’improvviso intervento nella guerra siriana contro Assad (protetto da Putin) ha stupito il mondo intero. 4 — Trump sarà pure un eccentrico e un egotista, ma è anche un uomo di istinto; ha intuito che aver fatto presa soltanto sui movimenti populisti europei gli stava dando una sorta di popolarità ‘minore’ e di conseguenza una impopolarità ‘maggiore’ presso la classe dirigente” sulla Repubblica del 9 aprile Eugenio Scalfari analizza – per così dire – con queste ipotesi la “logica” dietro alle recenti mosse “missilistiche” del nuovo presidente americano e conclude che c’è un poco di ognuna di queste motivazioni dietro al suo agire, aggiungendo che comunque il “mondo è strutturalmente nel caos”. Se proviamo a usare il metodo che il Fondatore ha messo in pratica verso Trump, cioè affidarsi più a un profilo pettegolo-cervellotico della realtà invece che cercare cause un tantino più profonde, l’analisi delle posizioni scalfariane ci viene così: 1- Scalfari crede di essere Eraclito; 2- la polemica contro il caos è in realtà rivolta contro il povero Mario Calabresi; 3- il Fondatore è scocciato perché questa settimana Papa Franceco I non lo ha chiamato al telefono; 4 – anche Mario Draghi non si fa più trovare e così per farsi notare tocca buttare giù le prime due (scellerate) ideuzze che si raccattano sull’operato di Trump.