Referendum: 10 “distruzioni per l’uso” al giorno (lunedì 14 novembre)
14 Novembre 2016
Nuova puntata della nostra rubrica quotidiana sul NO al referendum e alla riforma Renzi-Boschi-Alfano-Verdini.
1) BastaunSì e arriva la Cuccagna! “Se vince il Sì ci sarà una bella Finanziaria che aumenta i soldi ai pensionati, dà più finanziamenti alla sanità, che elimina Equitalia e si va avanti.” Così diceva, secondo Blasting news, qualche giorno fa Fabrizio Rondolino. Poi Matteo Renzi ha aggiunto: “Se passa la riforma Milano sarà la città con più vantaggi”. La sobria e realistica propaganda di BastaunSì si colloca a metà tra Ettore Petrolini-Nerone e il suo faremo Roma “più bella e più superba che pria” e la cinquantacinquesima sura del Corano: “Entreranno quindi attraverso la porta del giardino solcato da fiumi di latte, miele e vino non inebriante, rallegrato da fontane aromatizzate da canfora e zenzero, in cui i buoni di entrambi i sessi saranno intrattenuti e assistiti nell’eterno gaudio da soprannaturali fanciulle e fanciulli”.
2) Serve urgentemente altro condottiero per resistere sul Piave. “Interpreto il 4 dicembre come un’occasione in cui si fa chiarezza” così il Corriere della Sera riporta una dichiarazione di Matteo Renzi che ha un vaga aria di somiglianza con la lettera che Luigi Cadorna spedì a Roma prima di Caporetto parlando di una situazione che da critica avrebbe potuto “da un momento all’altro diventare criticissima ed assumere carattere di eccezionale gravità, ove l’offensiva nemica che, attraverso molteplici indizi, pare imminente sul fronte trentino, si sferrasse con tale violenza che le nostre forze fossero impari a fronteggiarla”.
3) We are not the establishment. “We are not the establishment, we are a new political class” dice Graziano Del Rio al Financial Times. Già: ex-sindaci, prodiani, fanfaniani, intrecciati a un ampio sistema di potere che fu anche del Pci, ben coccolati da una Confindustria su cui brilla l’astro del “nuovissimo” Luigi Abete, ben affiancati dalle novissime Banca Etruria e Monte dei Paschi, ben protetti e coccolati dalla appena nata Repubblica (con contorno di repubblichini) non sono l’establishment, sono una nuova classe politica. Oh! Yeah!
4. Non saltiamo nel buio. W il Re! “L’argomento più forte del Sì (anche se il meno esibito, non fosse altro perché è un classico di tutti i conservatorismi di ieri, di oggi e di domani) comincia a diventare la paura del salto nel buio” scrive Paolo Franchi sul Corriere della Sera. “No al salto nel buio!” Lo slogan dei monarchici nel 1946: un po’ ridicolo per un capo lupetto (mannaro) che certamente non ha commesso le infamie dei Savoia (fascismo ed entrata in guerra) ma non ha neanche lontanamente i loro enormi meriti nell’averci dato l’unità d’Italia.
5) Limiti e imperfezioni. “La democrazia è un sistema con molti limiti e largamente imperfetto” scrive Sabino Cassese sul Corriere della Sera. La democrazia è proprio così e perché aggravarla allora con un pasticcetto Boschi che ha ancora più limiti di quelli medi di una democrazia ed è ancora più largamente imperfetto?
6) Juncker-Trump. “Una vittoria netta, rapida e convincente. Ma forse, per l’Italia, il 4-0 in Liechtenstein è anche un’occasione sprecata” così una nota della Gazzetta dello Sport. Italia- Liechtenstein? Un po’ come uno scontro Trump-Juncker?
7) Rapidi e approssimativi. “Non è facile spiegare i temi complessi del mondo oggi a chi vuole ascoltare solo notizie veloci e approssimative” così scrive Corrado Augias sulla Repubblica. Egregio carissimo eccellente pregiatissimo dottor direttore Mario Calabresi mi permetta di farle osservare pur con il massimo ossequio come sia veramente sguaiato pubblicare queste valutazioni augiassiane esattamente nella stessa pagina e sopra le veloci e approssimative considerazioni che su Trump e referendum fa Michele Serra dalla sua amaca.
8) La lezione del ’53. “Renzi conosce certamente la legge De Gasperi del 1953” scrive Eugenio Scalfari sulla Repubblica. Sulle conoscenze del passato da parte del presidente del Consiglio avrei qualche dubbio perché mi convince molto quello che dice Ciriaco De Mita su Matteo Renzi cioè uno che fa partire la storia da quando inizia a parteciparvi. Però il richiamo scalfariano al ’53 è puntuale. Anche un gigante come lo statista trentino non riuscì a convincere innanzi tutto un bel pezzo dell’elettorato centrista a semplificare le procedure istituzionali. E i conservatori che scelsero la strada della “non semplificazione forzata” ebbero ragione perché subito dopo si aprì la stagione del miracolo italiano. Non si vede un motivo al mondo per cui una decisione che si rivelò concretamente sbagliata da parte di uno dei grandi della Repubblica, dovrebbe essere oggi giusta praticata da un capo lupetti (nel suo caso mannari) di Rignano.
9) 4 o 5. “Una via d’uscita per 4-5 persone che non se la sentivano di votare No” così Massimo D’Alema commenta sul Corriere della Sera il documentino del Pd sulla riforma della riforma del sistema elettorale a cui ha collaborato Gianni Cuperlo. 4 le abbiamo individuate (il detto Gianni, Barbara Pollastrini, Carlo De Benedetti ed Eugenio Scalfari) ci manca la quinta su cui però anche D’Alema è incerto.
10) Alé! Si torna sulle Ardenne. “Nel campo della difesa comune, Trump costituirà un punto di inizio per una Ue più forte” dice al Corriere della Sera Manfred Weber, tedesco e capogruppo del Partito popolare europeo. E dove lo disponiamo il nuovo esercito europeo? Sulle Ardenne?
