Referendum: 10 “distruzioni per l’uso” al giorno (venerdì 11 novembre)

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Referendum: 10 “distruzioni per l’uso” al giorno (venerdì 11 novembre)

11 Novembre 2016

Nuova puntata della nostra rubrica quotidiana sul No al referendum e alla riforma costituzionale Renzi-Boschi-Verdini-Alfano.

1) Donne che odiano le donne. “Hillary Clinton faced misogyny from men – and women” così si intitola un articolo di Katie Rolphie sul Financial Times, abbastanza simile a un’inchiesta sul New York Times di Sheryl Gay Stolberg dal titolo “The women who helped Trump to victory” nel quale si intervistano una decina di elettrici del vittorioso candidato repubblicano che spiegano che l’hanno scelto perché ne preferivano il programma. Questa idea di scegliere una persona per le sue idee e non per il suo sesso sarebbe, secondo queste geniali osservatrici, “divisiva”. Altro tratto particolarmente ridicolo di alcune polemiche “femministiche” in corso è accomunare in questo senso il populismo trumpista a quello della Brexit, dimenticando che a Londra non solo il premier è una gentile signora (Theresa May) ma anche la prestigiosissima capa dello Stato è la regina Elisabetta II. Forse solo alcuni predicatori di BastaunSì riescono in Italia a raggiungere queste vette.

2) La rabbia dei bianchi (cristiani). “The rage of white christian America” così si intitola un articolo di Robert D. Jones sul New York Times che spiega come questa (dei bianchi cristiani) minoranza ansiosa ha infestato le urne. Se un giornalista di destra si permettesse di scrivere che un’ansiosa minoranza di negri musulmani ha infestato le urne, credo che ci si appellerebbe al consiglio di sicurezza dell’Onu (lo stesso vale per una considerazione ospitata dalla Repubblica di David B. Cohen sull’”l’ultimo rantolo dell’uomo bianco”). Di questa materia è fatta l’ottusità presuntuosa, che in Italia cogliamo nel perbenismo arrogante innanzi tutto di tanti sostenitori di BastaunSì, di chi crede di essere l’unico dotato di ragione. Una tendenza che non può non richiamare  l’antica considerazione romana: “Quos vult Iupiter perdere, dementat prius”.

3) Repubbliche e Repubblichine. “E’ finita l’epoca autoreferenziale dei media” dice Daniela Santanché a Salvatore Merlo sul Foglio. Non sfugge l’operazione come al solito insinuante di cercare di usare una pasionaria della destra per contrapporla a Silvio Berlusconi. Però è interessante il merito dell’affermazione santanchesca e suggerisce un interrogativo: è finita l’epoca autoreferenziale proprio di tutti i media? Sia delle Repubbliche sia delle Repubblichine?

4) Ma per chi cazzo votano questi mercati? “Effetto Trump: tassi in rialzo. Wall Street ai massimi storici” così il titolo di apertura del Sole 24 ore. Due considerazioni. La prima: per favore non date questa notizia a poveri giornalisti come Andrea Bonanni, sono già abbastanza depressi. La seconda: dopo il rilancio della City con Brexit e quello di Wall Street con Trump, preparate anche un bel boom per piazza Affari con una sonora vittoria del No (in questo senso difficile nonostante tante differenze di giudizio sul passato, essere in disaccordo con D’Alema sulla Repubblica: “Il rischio è che il Sì venga travolto e io mi accontento di questo”).

5) La disfida tra i volgari e i bolliiti. “Rispetto a Trump, alla sua disinibita, esibita volgarità, anche Berlusconi che al suo apparire (1994) sembrava aver sconvolto i canoni della propaganda, è relegato al passato” scrive Corrado Augias sulla Repubblica. Trump insomma è addirittura più volgare di Berlusconi. Invece Augias è proprio bollito come un giornalista del New York Times (e ribollirà ancora di più dopo la vittoria dei No).

6) Rovesciamo il 1942 (e Yalta). “L’elezione di Donald Trump è stata accolta con freddezza a Berlino” scrive Stefano Cagelli sull’Unità. Sulla Repubblica intanto con Federico Rampini si annuncia la nuova internazionale populista mentre Timothy Garton Ash denuncia come fascisti russi e ungheresi (certi inglesi sarebbero più credibili se ci spiegassero il loro pensiero anche, per esempio, sui cinesi). Alla fine trapela un affidarsi ai tedeschi contro il trio Brexit-Putin-Trump: un perfetto rovesciamento del 1942. Se questa idea ti piace, BastaunSì. Se no, hai a disposizione un perfetto No

7) La politica, le sue aste e le sue tabelline. “L’establishment ‘populista’ è una contraddizione in termini” così il povero Stefano Folli cerca di insegnare le tabelline e le aste della politica al lupetto mannaro di Rignano che vuole presentarsi come il Trump italiano. Però Matteuccio gli fa osservare che nelle puntate di Happy Days non c’è alcun accenno alle pedanti nozioni follesche. E piuttosto segue le istruzioni, queste sì perfettamente fonziane, di Jim Messina che gli chiede di togliere la bandiera stellata europea dallo sfondo delle foto a Palazzo Chigi (vedi nota del Giornale). In questo caso non manca anche un tocco dell’arte in cui primeggiava Andrej Aleksandrovič Ždanov quando toglieva dalle foto ufficiali i volti dei bolscevichi caduti in disgrazia con il maresciallo Giuseppe Stalin

8) Quei fascisti dell’Anpi. La notizia che l’Anpi ha negato l’iscrizione alla senatrice Laura Puppato – così sull’Ansa si riporta un commento del capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda – motivandola con la sua posizione a favore della riforma costituzionale, è talmente incredibile e così lontana dalla tradizione democratica della lotta partigiana, che mi fa ritenere che la notizia non corrisponda al vero e sperare che venga rapidamente smentita”. Che Carlo Smuraglia non sia una persona tanto equilibrata è ben noto dalle parti di Milano. Ma questa idea di dare dei fascisti all’Anpi e sperare che non si incazzino, poteva venire in mente solo al lupetto mannaro di Rignano.

9) Chi in Molise chi a Rignano. “Probabilmente dovrò trasferirmi in Molise” così il Corriere della Sera riporta una battuta (smolto e sapientemente autoironica) di Robert De Niro. Povero Toro scatenato, povero tassista newyorkese, povero gangster di Bertolucci, Scorsese e De Palma,  ma anche poliziotto e agente della Cia in tanti altri film: in Molise come un Di Pietro! La mia compassione per lui si collega a quella che provo per quell’altro poveretto che dopo il 5 dicembre dovrà tornarsene a Rignano.

10) Se sta arrivando un Götterdämmerung della giustizia italiana. “La Procura generale di Milano sconfessa i pm della Repubblica che chiedevano al gip di archiviarla, gliela toglie e ritira la richiesta di archiviazione” scrive Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera riferendosi a un’inchiesta sull’Expo. Si legge nello scritto ferrarelliano lo sconforto di uno dei cantori più intonati dei pubblici ministeri milanesi (quasi un sostituto pm)  per le terribili contraddizioni nate in seno al popolo eletto. Il giornalista corrierista per l’evidente sconcerto che traspare tra le sue righe, sembra uno di quei vecchi stalinisti di quando Krusciov denunciò i crimini di Stalin.  Comunque questa notizia conferma come la giustizia italiana viva una fase di disordine. Che Andrea Orlando sia un pasticcione inconcludente anche questo appare evidente, e così che un’Assemblea costituente pure per questi motivi sia sempre più urgente. E infine che il pasticcetto Boschi non solo non curi questi problemi ma li aggravi a me sembra ugualmente chiaro così come il fatto che solo un No può (forse) salvarci e aprire una strada decente alla riforma dello Stato italiano.