Referendum: 10 “distruzioni per l’uso” al giorno (venerdì 18 novembre)

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Referendum: 10 “distruzioni per l’uso” al giorno (venerdì 18 novembre)

18 Novembre 2016

Nuova puntata della nostra rubrica quotidiana per dire NO al referendum costituzionale e al pasticcetto Renzi-Boschi-Alfano-Verdini.

1) Si regalano scarpe sinistre. Ma con il tacco 12. “Se andranno al governo loro toglieranno il buono da 80 euro,” così il Giornale riporta un’affermazione di Maria Elena Boschi. A chi come me ha partecipato alle Guerre puniche e ricorda, sia pure raccontate e non vissute, le fantasmagoriche campagne elettorali del comandante Achille Lauro, dichiarazioni come quella registrata qui suscitano un sentimento di tenera nostalgia. Solo che oggi c’è una novità: le scarpe sinistre (quelle destre arrivano solo a risultato raggiunto) regalate ai cittadini per garantirne il voto hanno il tacco 12.

2) I soliti sospetti e i nuovi Jim Messina. “Vedo le solite valutazioni sui nostri conti,” dice Graziano Del Rio sul Sole 24 ore. Le valutazioni sui nostri conti sono proprio le solite. Quelle di quando abbiamo votato Jean-Claude Juncker presidente della Commissione, abbiamo sacrificato la Grecia, isolato gli inglesi nel loro tentativo pre Brexit di liberalizzare l’Unione, messo le sanzioni ai russi disinteressandoci peraltro del malessere di polacchi e ungheresi, di quando a Ventotene dicevamo di essere entrati nel nuovo triumvirato. Proprio “le solite valutazioni” che accompagnavano l’ordine di apprestare il pasticcetto Boschi. Oggi finalmente “le solite valutazioni” vengono criticate. Lo consiglia fermamente Jim Messina. Ma dopo il 5 dicembre se va bene (per loro) si torna al “solito”?

3) Il mondo semplice dei chiusi e degli aperti. “La globalizzazione è la sfida planetaria che si sta giocando in tutto il mondo tra il partito della chiusura e dell’apertura”, scrive Claudio Cerasa sul Foglio. E a che partito appartengono Francesco I e Benedetto XVI? Si deve stare per l’apertura dei confini di Hamas o per le chiusure da legittima difesa degli israeliani? L’austerità ordoliberista tedesca è aperta o chiusa? Difendere le proprie frontiere dalle invasioni è aperto o chiuso? Mettendo le sanzioni ai russi si apre o si chiude? Combattere soluzioni post Leave di libero scambio con gli inglesi come fa il ministro Carlo Calenda è aprire o chiudere? Ponendo dazi al libero mercato dell’acciaio cinese, si apre o si chiude? Ahimé nel cielo delle scelte politiche ci sono molte più cose dell’“aperto viottolo” che ci indica qualche lupetto mannaro con annesso pasticcetto Boschi.

4) La già bacchettata per austerità Merkel è “l’unico leader”. “L’unico leader occidentale che oggi sembra disposto a difenderne i valori”, scrive Alessandro Merli sul Sole 24 ore. Si tratta di quella Angela Merkel contro cui si erano all’unisono schierati qualche settimana fa Barack Obama e Matteo Renzi perché la sua stolta austerità stava portando in un precipizio l’Occidente?

5) Il colore delle frangette. “Non mi ero reso conto di quanto fosse forte questo sentimento”, scrive Beppe Severgnini su Sette. Le frangette sono fatte così: ci sono quelle giallo-arancioni che nonostante tutto ti permettono di capire che cosa c’è nella testa della gente, e quelle grigiastro-sporche che non ti fanno vedere niente (neanche ad esempio – oltre ai sentimenti degli americani – la dannosità dei pasticcetti alla Boschi).

6) La palude sbagliata. A questo punto che resterebbe della sconfitta di Matteo Renzi? Semplice. La palude immobile che va avanti da 30 anni”, scrive Roger Abravanel sul Corriere della Sera. Questa idea che per trenta anni c’è stata una palude e adesso ci sia un dinamismo senza precedenti può venire in mente solo a intellettuali pur colti e intelligenti ma irrimediabilmente astratti. Noi viviamo da 5 anni in una palude da mancanza di legittimità del voto popolare che ha prodotto una protesta – in questo senso unica in Europa – senza vere radici politiche e culturali. Se questa “vera” palude degli ultimi 5 anni proseguirà – come è nelle corde del pasticcetto Boschi – la protesta senza cultura e radici diverrà l’arma contundente per colpire l’astrattezza delle nostre élite e la concretezza della cricca del lupetto mannaro.

7) Pasticci che vengono, pasticci che vanno. “Qualcuno vuol fare strani pasticci” dice Matteo Renzi alla Repubblica. Al nostro lupetto mannaro non piacciono i pasticci strani, lui privilegia i pasticci chiaramente schifosetti come quello approntato dalla Boschi.

8) Quei cazzari dei giornalisti. “Il giornalismo ha ormai perso ogni contatto con la realtà” scrive Curzio Maltese su Venerdì. Non ho capito se questa è un’analisi, un’autocritica o un’orgogliosa rivendicazione.

9) Via Porro e Giannini anche dai social media? “L’aggressività dei social media nell’orientare il voto”, così il Corriere della Sera riporta una dichiarazione del sottosegretario Michele Anzaldi. Adesso i renziani vogliono che i Giannini e i Porro non possano usare neanche Facebook e Twitter?

10) Casta contro casta. “Chi vota No, difende la casta”, così il Sole 24 ore riporta un’affermazione di Renzi. Ma che cosa ti pagano a fare fannullone di un Jim Messina, non ti avevano detto di ricordargli ogni mattina che è lui il presidente del Consiglio?
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