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Paure all'italiana

Renzi forse rimpiangerà Schulz. Noi no!

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Oggi tutti si pongono il terribile interrogativo: che effetto avrà l’esito delle elezioni tedesche sull’Italia? Che fine faranno le riforme per un’Europa più unita che Macron sta spingendo? Il nuovo governo tedesco avrà un po’ di indulgenza per i conti sempre in bilico del nostro paese, perlomeno quanta ne ha avuto finora, permettendogli margini di sforamento, e soprattutto prendendo per buone previsioni di bilancio un po’ così? E tutti rispondono: i liberali sono più duri di un kapò bonaccione come Schulz, la Merkel sarà costretta dagli alleati, e anche dai propri elettori in fuga, a concedere assai meno di prima, le riforme europee sono a rischio, e insomma, le condizioni per noi saranno più dure. Si alzano lamenti e si fanno previsioni buie, vaticinii su un’Italia schiacciata su fiscal compact e vincoli di bilancio che non consentiranno le famose, e tanto sospirate, politiche di sviluppo.

Ma quando mai gli sforamenti e le esaudite richieste di “flessibilità” (reiterate da Renzi fino allo stalking molesto) hanno prodotto, negli ultimi tempi, politiche di sviluppo? Come sono stati utilizzati quei margini, dove sono finite le risorse che abbiamo ottenuto indebitandoci? Potremmo fare un lungo elenco degli sprechi, e soprattutto dei tanti regalini “ad categoriam” che il governo Renzi prima e quello Gentiloni poi, hanno fatto e continuano a fare. Le risorse servono a creare consenso, a coltivare il proprio elettorato, senza mai mettere mano a una riforma davvero incisiva e coerente, ma dando a questo e a quello in modo che ciascuna categoria, ciascun piccolo segmento della società italiana si senta trattato come un’eccezione alla regola, e contragga un debito politico.

Stendendo un velo pietoso sul passato, pensiamo ad esempio alla proposta di una Grande Infornata di assunzioni nel settore pubblico che è stata ventilata, con cui si prenderebbero due piccioni con una fava: mandare in pensione anticipata (con l’ennesima eccezione alla legge Fornero, che però non si tocca) un bel numero di persone di una certa età, facendo entrare un bel numero di persone giovani, e assicurandosi un bel numero di voti grati. Non sembra importare a nessuno che una massa di assunzioni fatta in un'unica soluzione, con un maxiconcorso, ha una serie di gravi controindicazioni. Per esempio l’impossibilità di una vera selezione, con un numero così alto di posti da coprire; o il fatto che gli ingressi sarebbero bloccati per un lungo periodo, creando il classico scalino, un tappo ingiusto che penalizzerebbe le generazioni successive.

E intanto della famosa spending review nessuno parla, la spesa pubblica non sembra più un problema e le tasse non scendono, anzi minacciano di salire ancora. In questo quadro, la rigidità dei liberali non è detto che sia un fatto negativo: magari, invece, costringerà il nostro governo a pensare al bene dell’Italia e non solo al bene elettorale del Pd.

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