#RestiamoUmani non valeva per Vincent Lambert

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Vincent Lambert non c’è più. E’ morto questa mattina dopo quasi 10 giorni senza avere la possibilità di potere essere alimentato e idratato. E’ morto di fame e di sete. A quanto pare, l’hastag #RestiamoUmani non valeva per lui. Lui era “troppo umano” per poter rimanere tale. Era troppo fragile per poter rimanere uomo. Lo abbiamo già detto più volte: in tanti continuano a riempirsi la bocca con il motto #restiamoUmani, soprattutto a sinistra. Ma guarda caso, da quella parte non registriamo nessun grido a difesa dell’umanità quando uno Stato (si, uno Stato) condanna a morte una persona di fame e di sete per la sola colpa di essere disabile. Anzi, c’è chi come Marco Cappato in un tweet arriva a dire “Ma a voi che vi frega” riferendosi al fatto che se la moglie di Vincent era d’accordo a farlo morire nessuno doveva proferire parola. E invece no. A noi ci frega eccome.

Sì perché questa volta non si poteva nemmeno fantasticare sulla volontà del soggetto che in diverse occasioni e più volte ha dimostrato di essere tutt’altro che d’accordo con la “soluzione finale”. Nè tantomeno si poteva dire che non c’era nessuno che se ne voleva prendere cura: i genitori hanno combattuto fino all’ultimo proprio per questo.

Per non parlare delle sue condizioni: è vero che per Lambert non c’era possibilità di guarire, ma c’era eccome la possibilità di ricevere cure. Eppure tutto questo per i “compagni” non basta: è disabile? È irreversibile? Ok, il suo miglior interesse è farlo morire di fame e di sete.

Ma in questo modo, alla lunga (nemmeno tanto) non si andranno forse a delegittimare tutti gli studi finalizzati a curare o trovare soluzioni migliori a casi del genere? A cosa servirà se tanto, prima o poi, qualcuno li condanna a morire? In pratica si smontano i principi cardine della medicina. Eppure sembra proprio che chi grida a squarciagola #RestiamoUmani, tutto questo freghi ben poco. Il best interest è morire. Punto.

Ora, come ha scritto giustamente qualcuno, è molto facile difendere un debole che sta in Francia magari lasciando soli, per un motivo o per un altro, anziani o malati che vivono proprio accanto a noi, oppure persone fragili da cui a volte, per paura di incontrare anche la nostra fragilità, fuggiamo apposta. Tutto vero. Ci siamo tutti dentro. Ma appunto per questo non si può far passare il principio che a dare la morte sia chi, come lo Stato e i medici, hanno come primo obiettivo quello di fare di tutto per farci rimanere in vita nelle migliori condizioni. Ecco perché a noi ci “frega” provare a rimanere umani. Sempre, però.

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