Riforma della giustizia: indipendenza vo’ cercando
29 Novembre 2025
La legge costituzionale di riforma dell’ordinamento giudiziario approvata nelle scorse settimane dal parlamento in via definitiva ha, com’era prevedibile, aperto la strada a polemiche e contestazioni politiche durissime. L’opposizione ha espresso la propria contrarietà assoluta ed ha preannunciato l’attivazione del meccanismo del referendum confermativo previsto dalla costituzione per le leggi costituzionali approvate
senza la maggioranza qualificata.
L’accusa principale che viene rivolta al testo proposto dal governo è quella di mirare ad introdurre nel nostro sistema delle forme di ingerenza del potere politico nell’ambito dell’attività della magistratura. Attraverso la separazione delle carriere si perseguirebbe l’obiettivo di creare una sorta di dipendenza dei magistrati, ed in particolare dei pubblici ministeri, al governo, o al ministro della giustizia.
In realtà analizzando il testo della legge tale accusa sembra totalmente infondata. La legge infatti non incide minimamente sulle garanzie che oggi caratterizzano l’esercizio dell’attività giurisdizionale in generale ed in particolare l’esercizio delle azioni penale da parte dei pubblici ministeri. E’ vero che il CSM viene sdoppiato in due, occupandosi uno dei magistrati giudicanti e l’altro dei magistrati inquirenti, ma la composizione del CSM non viene in alcun modo modificata e quindi si può ritenere che nulla cambia rispetto alle garanzie di indipendenza e terzietà dei magistrati, di tutti i magistrati.
Da un punto di vista del merito si può ritenere che il tema della separazione delle carriere sia in realtà oggi sopravvalutato. Aldilà di quel che se ne pensi nel merito, si deve sottolineare come oggi le carriere dei magistrati siano già abbastanza separate. Dopo la riforma Cartabia del 2022 i magistrati nella loro carriera possono fare un solo passaggio dalla funzione giudicante a quella inquirente, o viceversa, e tale passaggio deve essere fatto nei primi 10 anni di carriera quando il magistrato è ancora in fase di formazione e consolidamento della propria esperienza.
Quindi già oggi il meccanismo delle porte girevoli è sostanzialmente precluso. Pertanto tanto clamore e tanta polemica sul tema della separazione delle carriere è sicuramente strumentale. Se la riforma verrà confermata degli elettori la scelta se fare il pubblico ministero o fare il giudice dovrà essere compiuta al momento di presentazione della domanda per i concorsi per l’accesso alla magistratura. Peraltro, al di là degli effetti concreti sullo sviluppo delle carriere dei magistrati che sono molto limitati, occorre dire che introdurre un regime si separazione fra giudici e pubblici ministeri potrebbe avere delle conseguenze positive sull’atteggiamento professionale dei magistrati giudicanti.
Appartenere ad un ordine professionale separato rispetto a quello dei magistrati inquirenti potrebbe rafforzarne l’autonomia e l’indipendenza, riducendo quei fenomeni di soggezione psicologica che talvolta si riscontra nelle relazioni con i pubblici ministeri e soprattutto con quei p.m. che siano riusciti a conquistare posizioni di grande notorietà e visibilità sui media e nel dibattito pubblico. Ma vi è un altro punto della riforma che viene poco sottolineato nelle discussioni politiche e giornalistiche che a nostro avviso è invece estremamente importante e che da solo rende assolutamente opportuno questo intervento.
Ci riferiamo al criterio di formazione del CSM o meglio di due CSM. L’attuale meccanismo è fondato su un sistema di elezione da parte dei magistrati dei componenti togati e di elezione da parte del parlamento dei componenti laici. Con la riforma per la nomina di tutti i componenti, laici e togati, è previsto il ricorso al sorteggio. Nel caso dei componenti laici, il sorteggio sarà operato su una lista Approvata dal parlamento stesso. La cosa veramente importante è proprio l’abolizione dell’elezione da parte dei magistrati dei propri rappresentanti in CSM.
Attraverso il meccanismo elettorale infatti si determinano alcune delle conseguenze negative, causando fenomeni di politicizzazione della magistratura. Lo strapotere delle correnti interne alla magistratura, il loro essere correnti politicamente orientate è strettamente connesso al fatto che i magistrati sono periodicamente chiamati a votare per i propri rappresentanti. Infatti, ogni momento elettorale determina inevitabilmente un fenomeno di strutturazione di tipo politico sia dell’offerta che viene avanzata in quella sede, sia della domanda che opera una scelta fra le diverse offerte in campo. Se io vado a votare inevitabilmente mi schiero con gli uni o con gli altri. Se io mi candido inevitabilmente devo caratterizzarmi in un senso o nell’altro.
Per questo motivo prevedere l’abolizione del meccanismo elettorale ha delle conseguenze profonde che non riguardano solo il CSM in quanto tale, ma riguardano la magistratura nel suo complesso. In una magistratura in cui non c’è un momento elettorale è molto probabile che il grado di terzietà ed autonomia dei magistrati sarà molto più elevato. Oggi ciascun magistrato sa che, se vuole fare carriera, dovrà ingraziarsi le correnti interne la magistratura, le quali sono il vero dominus del CSM. Pertanto ciascun magistrato che voglia fare carriera avrà la tentazione di esercitare le proprie funzioni in modo coerente con l’orientamento politico di una di queste correnti, sperando così di acquisire meriti che potranno essere fatti valere nel momento delle nomine da parte del CSM.
Della riforma voluta dal governo Meloni l’unico punto che non ci convince pienamente è quello del ricorso al sorteggio che rischia soprattutto per la componente togata di introdurre un margine di aleatorietà eccessivo. Dal nostro punto di vista sarebbe stato preferibile prevedere che i componenti togati del CSM venissero nominati sulla base di un meccanismo automatico. Si potrebbe, ad esempio, prevedere che i capi della Cassazione, dei tribunali, delle corti d’appello delle procure, della Repubblica e delle procure presso le corti d’appello delle circoscrizioni più importanti d’Italia dopo alcuni anni di servizio siano di diritto nominati componenti del CSM. In questo modo il CSM sarebbe stato totalmente liberato da pressioni politiche e i meccanismi di funzionamento interno alla magistratura sarebbero stati totalmente autorisolti.
I magistrati più importanti avrebbero così la competenza a decidere chi saranno i magistrati più importanti nel prossimo futuro. Ed in questo modo verrebbe molto rafforzata l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, garantendone al contempo il buon funzionamento.
