Ritratto semiserio dell’Amato “democratico”

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Ritratto semiserio dell’Amato “democratico”

09 Aprile 2008

Un uccellino che frequenta l’alta quota del pensiero mi ha
sussurrato all’orecchio, destro naturalmente, che la democrazia non è affatto
un affare di check and balances (l’uccellino parla le lingue, niente male…),
no, la democrazia è tutta roba che riguarda il potere, vale a dire risponde
alla urgente e drammatica domanda: chi comanda? E chi si candida ad essere
“democratico”, magari mettendoci su anche un partito, ha un unico desiderio:
prendere il potere, costi quello che costi, e massacrare chiunque si avvicini
alla stanza dei bottoni. Tutto qua. Caspita, che uccellino d’alta quota, questo
va a volare sui grattacieli delle grandi metropoli, che non temono l’onda
d’urto dei nuovi “democratici”. Eh, già, i nuovi “democratici”: chi sono? Fare
nomi è sempre brutto, si sa, si dice il peccato giammai il peccatore, ma,
insomma, a pochi giorni dall’Armageddon elettorale, si può anche sventagliare
qualche nome nell’aria pesante di Roma. Io dico che il primo grande
“democratico” sul mercato istituzionale è Amato Giuliano. Per i pochi,
ovviamente, che non lo sapessero, trattasi dell’attuale, ancora in carica,
Ministro dell’Interno. Un gran cervello, anzi il Dottor Sottile. Acutissimo
analista, mai banalizzatore delle grandi questioni, scrittore di tutto, anche,
in compagnia di Tonini, senatore diessino oggi anch’egli “democratico”,
cattolico di quelli da cui devi prendere lezioni, perché è l’uomo
dell’evangelizzazione e della promozione umana, dunque zitti e mosca, insomma,
con questi personaggi autorevoli, l’Amato Democratico scrive tomi, saggi sulla
libertà di coscienza, roba grossa insomma. L’Amato Democratico è così, kantiano
quando polemizza, sempre garbatamente, con “Il Sabato”, rivista ciellina
d’assalto, parliamo della fantomatica Prima Repubblica (ma l’Amato Democratico
era già un Bel Tipo di Italiano, ovviamente); cattolico in nuce quando
sorveglia le norme sulla fecondazione assistita, dicasi legge 40, summa
dell’integrismo neoguelfo, chiaramente, e qui ci risiamo col Tonini di cui
sopra; costituzionalista insigne già ai tempi del famigerato Craxi Bettino,
caspita ma ho fatto il Nome che non avrei mai dovuto fare, va bè, ormai l’ho
scritto: sì, l’Amato Democratico era amico, chissà forse fraterno, del Craxi
Benedetto, alias Bettino, che qualcuno vorrebbe addirittura proclamare
statista, per me gran politico di razza, ma io sono straccio rispetto all’Amato
Democratico; sì, lui conobbe il Craxi Benedetto, alias Bettino, addirittura
inciuciò con quest’ultimo, fu il di lui Consiglieri, passando la linea rossa e diventando
autorevole parlamentare. Insomma, l’Amato Democratico è sempre stato bravo,
anzi il più bravo. Ricordo una sua tribuna politica-fiume, alla Festa
dell’Unità, in èra diessina (ops, la prima battitura è stata “diossina, nomen
omen? Chissà…ho comunque corretto, che diamine), con Dalemoni ad arringare
insieme a lui, di cosa? Di Unità Socialista, mentre Craxi Benedetto aveva ad un
tiro di schioppo i tiratori di monetine professionisti, non solo comunisti,
dirò, per onestà intellettuale, ma anche fascio-leghisti, ma, si sa, la Storia ripulisce tutto e da
tutte le parti; ecco, dicevo, l’Amato Democratico astrologava di questa roba
qua, con i comunisti, che sono sempre tutti colti e dòtti, per natura, sono
nati dall’unico dio possibile, quello Democratico, che conquista il potere: già
s’intendevano, i due. Meglio così, perché oggi tutto è più facile e l’Amato
Democratico può essere un grande Ministro dell’Interno, che se ne fotte
altamente delle schede, di come sono stampate, suvvia, che roba è mai questa? La
democrazia è altra cosa, è sempre un’altra questione, che solo Loro, e Lui,
oggi, in primis può scandagliare. Bell’articolone-lettera o viceversa fate voi,
su “La Repubblica”,
e l’uomo vive…come si dice dalle mie parti. A domanda risposta: ma le schede, come
le avete stampate? Come ci pare, no? E ha ragione l’Amato Democratico, perché
le schede le fa stampare lui e gli altri come si permettono di dissentire dalla
Democrazia Stampante. Tutto fila liscio, perché “deve” filare liscio. Jawohl,
Herr Kommandant (si scrive così, no?). Se a Biancrdi stava antipatico il
fuorigioco, ad Amato sta antipatico il fuori-scheda che somiglia troppo al
fuori-onda, non c’è Fede qui, dunque si tratta di cosa serissima. Del resto,
Amato è serissimo e Democratico e butta la cosa in politica, censurando il
fatterello del 2006, quelle schede bianche che giacevano nei bidoni della
spazzatura, quelle quattro lamentele da niente su tutto ciò, quei voti del
Kaiser volati di qua e di là, il voto degli italiani all’estero, insomma, tutto
ciò è la Complessità
Democratica, che c’entra l’Amato Democratico? E poi,
soggiunge il Democratico, se nel 2006 c’erano più coalizioni di oggi, perché
prendersela tanto oggidì, che ce ne sono soltanto due? Ovvio, non fa una
grinza: perché dibattersi quando il Democratico ha sentenziato? Doveva forse
dimettersi per la sparata, sempre in punta di Democrazia Operante, sulla
proroga delle elezioni, sette giorni di più o di meno che differenza fa, è come
la pubblicità su Sky, l’avete vista, tre ladri devono fare il furto e
coordinano gli orari, uno di loro è un’ora avanti, ma, beato, domanda agli
altri: e che differenza fa? Nessuna, nell’Universo Democratico, alle urne ci si
va quando vuole Lui, l’Amato Democratico. Che, sia detto tra parentesi, non si
è dimesso, anzi ha rincarato la dose democratica di brocardi e procedure. Fino
a ieri o l’altroieri. Lui sì che può. L’Amato Democratico. Lenin avrebbe
trovato in Lui buone qualità di tattico, anzi, insieme a Lui, prima della
rivoluzione, volendo farsi la pennica del rivoluzionario, avrebbe fatto
rimettere gli orologi, la
Storia può attendere, tanto che differenza fa?.