Roma chiama Pechino per celebrare insieme la grandezza dei due imperi

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Roma chiama Pechino per celebrare insieme la grandezza dei due imperi

28 Novembre 2010

Cinquanta musei coinvolti, di cui 14 italiani e 36 della Repubblica Popolare Cinese con opere, talune mai uscite prima dalla Cina, provenienti dallo Shaanxi, Henan, Hebei, Jiangsu, Liaoning, Hunan, Guandong, Guanxi e Guansu. Oltre 450 capolavori che narrano la storia della fondazione e dello sviluppo di due grandi culture, Roma e Cina, attraverso reperti e oggetti della tecnica, del culto dei defunti, del gioco, della vita militare che fanno rivivere usi e costumi dei popoli dei due imperi. "L’aquila e il dragone", allestita a Roma alla Curia Senatoria e a Palazzo Venezia dopo la tappa di Palazzo Reale a Milano, rappresenta al contempo un importante momento di riflessione sulla storia della civiltà e un tassello fondamentale della strategia di diplomazia culturale adottata dall’Italia nel consolidamento delle relazioni con Pechino.

La mostra costituisce il perno delle celebrazioni dell’anno della Cina in Italia, voluto per ricordare il quarantennale delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, culminato in un accordo museale che non ha precedenti e prevede a partire dal 2011 la creazione di un Museo Italia nell’erigendo Museo Nazionale di piazza Tien nan men e di uno spazio espositivo cinese nelle Sale Monumentali di Palazzo Venezia.

Già nel 1971, con la partecipazione fortemente voluta da Gian Luigi Rondi del film Hung sik laung dje ching (Il distaccamento femminile rosso) di Cheng Yin alla Mostra del Cinema di Venezia, la cultura è stata il veicolo del dialogo tra Cina e Italia. La bandiera della Repubblica Popolare Cinese garrì per la prima volta nel nostro Paese sul Palazzo del Cinema al Lido, issata personalmente sul pennone dal sub-commissario della Biennale Rondi e dall’ambasciatore cinese, giunto a Venezia per celebrare la solenne occasione. Quarant’anni dopo, più prosaicamente, la ricorrenza è stata ricordata a Roma con l’affissione di lanterne rosse lungo via dei Fori Imperiali e l’illuminazione notturna del Colosseo con i colori delle bandiere dei due Paesi.

Luci che finora all’Anfiteatro Flavio avevano brillato solo per la difesa dei diritti umani e contro la pena di morte si sono accese dal 7 al 10 ottobre per celebrare una grande potenza asiatica che certo non eccelle per quanto riguarda la tutela della libertà di pensiero e il rispetto della vita dei suoi cittadini. La speranza è che il confronto e la reciproca contaminazione culturale, favorita dagli accordi siglati, consenta all’Italia di festeggiare la prossima volta una solida relazione con un partner asiatico rivelatosi non essere solo un gigante economico ma anche, se non un paladino del libero pensiero, almeno uno Stato meno repressivo riguardo la circolazione di idee e informazioni.