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Russia, le lotte di potere all’ombra del Cremlino

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Il cadavere di un uomo annegato nella sua piscina con mani e piedi legati non è il set di un telefilm americano, ma la scena di un delitto che fa tremare le oligarchie del Cremlino. La vittima è Oleg Zhukovsky, top-manager di VTB, la seconda banca russa e la numero uno per capitalizzazione, con un patrimonio stimato all’aprile 2007 di 52 miliardi di dollari, che sta disfacendo gli equilibri di potere incentrati sul Cremlino.

Omicidi eccellenti. Odintsovo è un lussuoso quartiere nei pressi di Mosca. Il 6 dicembre una delle tante dacie terreno riservato dell’aristocrazia finanziaria moscovita è diventata il luogo di un delitto. Le ultime parole di Oleg Zhukovsky sono scritte a mano su un biglietto: “Sono davvero stanco della vita. Non è colpa di nessuno”. Questo commiato così laconico colpisce per la preoccupazione di scagionare qualcuno – specialmente quando le modalità di una morte del genere contraddicono palesemente l’ipotesi del suicidio, pista investigativa che la polizia ha subito abbandonato per aprire un’inchiesta per omicidio. Sarebbe irrealistico credere all’ipotesi del suicidio quando ci sono tracce di effrazione nella casa di Zhukovsky e il suo corpo presenta evidenti tracce di tortura. Ma la morte violenta di un banchiere scavalca l’ambito della criminalità per addentrarsi nella penombra dove gli affari si confondono col potere. Se poi lo scenario è la Russia, allora le distinzioni formali si vaporizzano, lasciando spazio ad un coacervo di forze in lotta per il predominio sulle risorse della potenza russa. Zhukovsky era uno dei principali dirigenti della banca VTB, uno dei polmoni bancari che finanziano il capitalismo russo sotto la ferrea egida dello stato – lo stesso che fino al dicembre 2006 controllava il 99,9% di VTB, scendendo dallo scorso gennaio al 50,1%. VTB è il cordone ombelicale tra lo stato, cioè il Cremlino, e l’economia. Dove arriva lo stato, arriva anche VTB. L’ultimo esempio è l’India. Il primo ministro Zubkov infittisce i rapporti con l’India e VTB inaugura la sua filiale a Delhi per celebrare la cooperazione tra Russia e India. La politica estera è anche annodata all’economia e al potere interno. La crisi di liquidità che ha prosciugato i mercati internazionali è affrontata in Russia con una stretta sinergia tra governo, banca centrale e istituti di credito per iniettare capitali nel sistema economico. La politica del presidente di VTB, Andrey Kostin, supera l’interesse del banchiere, perché punta ad impedire che la corsa alla liquidità si traduca in una destabilizzazione delle grandezze macroeconomiche. Parole degne di uno statista – forse perché Kostin parlava seduto al fianco di Putin?

Ecologia ed ecomafia. L’ultimo incarico di Zhukovsky era la responsabilità sulla concessione di ingenti crediti all’industria della deforestazione. Per numero di lavoratori e risorse impiegate, l’industria della deforestazione è pari a quella petrolifera. Ma la sua ascesa è appena iniziata. Abbattere le foreste in modo indiscriminato è il nuovo business su cui i tentacoli della criminalità si sono avvinghiati. Centinaia di milioni di dollari che vanno in fumo bruciando anche vaste superfici perché il crimine non persegue la tutela dell’ambiente. La Russia ha la percentuale più bassa al mondo per superficie di foreste sotto tutela, nonostante il patrimonio boschivo russo sia pari a quello di Brasile e Canada messi insieme. Il primo ministro Zubkov ha avviato una riforma generale del settore, per promuovere cospicui investimenti ed estendere la filiera industriale anche alla lavorazione. Impiantare nuovi rami produttivi nel ciclo di lavorazione del legno serve ad impedire che la Russia resti soltanto un grande magazzino verde. Il primo effetto di questa svolta stratetica è stata la modifica della legislazione. Tuttavia le nuove regole risultano opache e diffondono ambiguità. Ma il colpo più duro è stato l’annullamento di ogni contratto precedente all’entrata in vigore dei nuovi regolamenti. In questo modo il business del legno si è degradato in un far west dove l’unica legge è quella delle armi.

Mosca underground. La morte di Zhukovsky potrebbe non essere un fatto isolato. Il suo omicidio traccia una scia di sangue che nasce proprio dentro VTB. Alexander Plokhin, il responsabile della sede sud di VTB a Mosca, fu assassinato da due sconosciuti nello scorso ottobre con un colpo d’arma da fuoco alla testa. La procura di Mosca sostiene che l’assassinio presenta i tratti tipici dell’omicidio su commissione. Lo sparo risuona nell’opinione pubblica, perché quel proiettile penetra nel cranio di Plokhin il giorno dopo i funerali della giornalista Anna Politkovskaya, uccisa secondo modalità analoghe. Non finisce qui. A settembre anche il vice-presidente della Banca Centrale russa, Andrei Kozlov, fu ucciso con colpi d’arma da fuoco alla testa e al collo. Troppe concessioni revocate a banche colluse con il riciclaggio di denaro sporco. “Contract killing” è il gergo americano per designare gli omicidi su commissione – mafia. In Russia l’applicazione della legge può costare cara, anche alla Banca Centrale. La successione a Putin sembra una pratica scontata. Se in una democrazia l’avvicendamento tra due governi si ripercuote su una estese filiere di nomine e contratti pubblici, figurarsi in un’autocrazia dove ogni sussulto del vertice fa tremare fino gli angoli più remoti. La potenza di Putin si appoggia su circuiti economici dove mercato significa monopolio e la legge è interpretata, e quindi applicata, a seconda dell’interesse delle autorità che normalmente  coincidono con l’interesse del monopolista. Quando la suprema autorità rischia di cadere da cavallo per questo intralcio chiamato democrazia allora scatta il corto-circuito finanziario. La tutela degli interessi non è più garantita e, come nei mercati azionari, si attivano le prese di posizione per correre ai ripari – solo che in Russia si usano le armi per risolvere i problemi sui conti correnti. I soldi scavano cunicoli sotterranei tra le cripte del Cremlino, mentre in superficie il potere ostenta una patina rocciosa. Come nel gioco della morra, il pugno di ferro di Putin può finire fasciato in queste cartoline dall’underground russo – ovviamente in carta filigranata.

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