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Russia, l’Orso cattivo non esiste più

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Sarà che è grande. Sconfinatamene grande. Sarà che è fredda, terribilmente fredda - eppure Soci, la cittadina sul Mar Nero che ospiterà le Olimpiadi invernali del 2014, ha un clima subtropicale, palme e spiagge. Sarà che l’aura leggendaria dell’Unione Sovietica è così dannatamente affascinante che non è facile sbarazzarsene, sembra quasi un peccato. Il fatto è che la Russia è sempre stata percepita, in Occidente, con un misto di superstizione e ansia, fascino e timore. “Umom Rossiu ne poniat’’”, ammoniva un celebre poeta russo due secoli fa. “Impossibile capire la Russia con la razionalità”. E l’Occidente lo ha preso alla lettera. Ma quella era poesia. La politica è altra cosa. La Russia è però costantemente immersa, agli occhi delle cancellerie d’Occidente, in un’aura di sospetto e mistificazione. Condannata, per inerzia, a essere méchante. Ma non sarà giunto il momento di dissipare le nubi cospiratorie e i fantasmi mistificatori, e di interpretare la politica russa al pari di quella cinese, indiana, americana e di qualunque altra grande o media potenza - cioè con una dose di realismo, concretezza, e un tocco di cinismo che aiuta sempre a leggere le relazioni internazionali?

La Russia batte i piedi e chiede attenzione. Alza la voce e si aspetta che le si presti ascolto. Dopo un quindicennio di declino e di apatia, di ambizioni geopolitiche in frantumi e di un destino incerto e traballante, cerca di ricordare a un distratto ed egocentrico Occidente che esiste, che non ha fatto la fine dell’Unione Sovietica come si pensava, che - grazie a congiunture economiche favorevoli, certo, grazie a risorse naturali immense, d’accordo - ha smesso di precipitare e si è rimessa a camminare, pur tra mille incertezze. Nu chto?, esclamerebbero i russi. Embè?, tradurrebbero a Roma. Insomma, chiediamo noi - dov’è lo scandalo?

Ammettiamolo. Se nei torbidi anni della transizione si fosse intravista un’evoluzione della Russia simile a quella che è nei fatti avvenuta, si sarebbe tirato un gran sospiro di sollievo. In fondo, il paese più grande - e armato - del mondo non è andato in frantumi. Non è scomparso in un abisso di guerra, sangue e fratricidio. Ha perso vigore e status, inevitabilmente, ma non è diventato un paese del terzo mondo. Anzi, nel panorama geopolitico post-sovietico, se si escludono i paesi baltici che già ai tempi dell’URSS avevano una marcia in più, Mosca può vantare la pagella migliore. Non è il Turkmenistan, e nemmeno l’Ucraina. Ma avrebbe potuto essere l’uno o l’altra. Invece, ha fatto un vero balzo verso gli standard dell’Occidente. Certo, ancora ne è lontana. Ma l’aria di Mosca è così sorprendentemente diversa da quella di solo 15 anni fa, che i tempi sovietici sono davvero un’altra epoca. E scusate se è poco.

Allora perché ogni suo gesto un po’ plateale - eppure perfettamente razionale e in linea con le complesse danze e i duri rituali delle relazioni internazionali - suscita un pandemonio in Europa? La Russia dichiara di volersi ritirare dal trattato sulle armi convenzionali - e giù fiumi d’inchiostro per condannare l’arroganza imperiale, la minaccia anti-europea, il ritorno dei fantasmi della cortina di ferro. Ma in realtà, ormai era l’unica rimasta a rispettarlo. La Russia pianta una bandiera sotto al Polo Nord, con una spedizione quasi più da National Geographic che da ‘Ottobre Rosso’ - e via con accuse di espansionismo, con la retorica da Guerra fredda, con gli appelli alla resistenza contro l’Orso minaccioso che si risveglia. Ma esiste un accordo internazionale che dice che un paese può avanzare pretese territoriali sul Polo, se dimostra contiguità geologica con il proprio territorio. E qualunque sia la fondatezza delle pretese russe, e la scientificità delle sue argomentazioni, tutti i paesi interessati sono agguerriti sul fronte delle rivendicazioni territoriali - piccoli e presunti progressisti come la Danimarca, o giganti come il Canada. Dunque, perché non la Russia?

La Russia striglia la NATO sulle difese missilistiche nell’Est europeo - e pare si sentano già i carri sovietici mandare in frantumi le vetrine di Prada ed Hermès nelle vie trendy di Budapest e Praga. E se invece un briciolo di ragione ce l’avesse? Se fosse la NATO a dimostrarsi sorda e miope verso le richieste di un partner che, per quanto ingombrante e a volte maldestro, è cruciale per i destini del pianeta e in particolare per le sfide che l’Occidente deve affrontare - instabilità, guerra al terrorismo, proliferazione nucleare - e a mancare di lungimiranza, di flessibilità, di una visione realmente nuova che prenda atto della fine del confronto bipolare e dell’evoluzione della geopolitica internazionale? D’altronde, non è soltanto Putin l’arcigno a predicarlo, ma già il beniamino dell’opinione pubblica occidentale, Gorbachev, rimproverava all’Occidente mancanza di coraggio n questo ambito.

La realtà è che l’Europa non ha ancora imparato a leggere la politica del mondo. Condanna e ammonisce i militari turchi per il loro ruolo di garanti della democrazia, perchè uno dei suoi dogmi è che le forze armate sono sempre e ovunque la bestia nera da tenere in gabbia. E non si accorge quanto questo finisca con l’indebolire la democrazia di quel paese. Non prende posizione nei confronti di movimenti estremisti e terroristi per non offendere non si sa bene quali sensibilità, e così condanna interi popoli alla dittatura del terrore. E  per tornare a noi, continua a servirsi di un misto di superstizione e timore atavico per giudicare la politica nuovamente realista di un paese che ha subito il trauma della perdita di un impero, di status internazionale, di tutte le coordinate che lo hanno governato, nel bene e nel male, per 7 decenni - e che pure ha adottato il mercato, è riuscito a preservare una minima pace in un tormentato e sempre incerto scacchiere geopolitico, ha mantenuto il controllo sull’arsenale nucleare più grande del mondo in un momento in cui terroristi, Stati canaglia e mafie internazionali avevano buon gioco a mettere le mani su armi di distruzione di massa, ha creato le condizioni per entrare nel WTO, e pur difendendo relazioni consolidate nei decenni e supposte sfere d’influenza, ha continuato a partecipare alla gestione delle crisi internazionali - dal Medio Oriente alla Corea del Nord - con buona dose di pragmatismo e flessibilità. É stata, in fondo, un alleato affidabile per l’Occidente.

Eppure, il Cremlino nell’immaginario occidentale è ancora un nido di vipere pronto ad avvelenarci tutti; le obiezioni russe in materia di relazioni internazionali amiamo sintetizzarle sulla stampa con quelle quattro lettere famigerate - niet - che risuonano ancora alle nostre orecchie così irresistibilmente esotiche e terribili, arroganti e prevaricatrici; e i tentativi di recuperare qualcosa della perduta influenza globale si trasformano - nella nostra percezione della Russia che in fondo adora continuare a nutrirsi di immagini di orsi famelici e falci affilate, inverni siberiani e armi letali - in intollerabili dichiarazioni di ostilità, e chiare avvisaglie di guerra. 

Certo, la Russia è lontana dall’incarnare un modello insuperato di democrazia. Certo molte riforme si sono arenate e la cultura  politica e sociale ha mostrato l’emergere di rigurgiti del passato, come era prevedibile. Tutto questo va sorvegliato e ove possibile, raddrizzato. Ma la Russia non è, oggi, più spregiudicata della Cina, dell’America o di qualunque altro paese che abbia, sul serio, una politica estera. Forse è per questo fa scandalo in Europa - la sola potenza mondiale che una politica estera non ce l’ha e che ha orrore della stessa idea di geopolitica. Ma forse è ora di capire che può essere un bene, per la nostra civiltà, che l’‘Orso si risvegli’ - tanto per impiegare ancora una metafora che amiamo tanto per dipingere la Russia che progredisce.

V Rossiu mojno tol’ko verit’ - “nella Russia si può soltanto credere, concludeva il poeta dell’Ottocento. E forse dovremmo riscoprirle, la poesia e la letteratura russe, per ritrovare il posto della Russia in Europa. Poi però dovremmo anche saperle mettere da parte, quando cerchiamo davvero di capirla, la Russia del 2007, per sostituirle con gli attrezzi prosaici e poco aulici con i quali si fa politica estera: pragmatismo, raziocinio, strategia, cinismo. É un po’ come da bambini. Accendiamo la luce. E il Lupo cattivo - o  l’Orso cattivo, per intenderci - forse davvero non c’è più.

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3 COMMENTS

  1. ritorno al passato del passato…
    Concordo sul giudizio che nell’articolo si ha dell’Unione Europea.
    Ecco perché le “medie-potenze” europee (Germania, Francia e Gran Bretagna) dovrebbero trovare il modo di guidare la politica estera dell’Unione e superare gli ostacoli posti dai membri “scontenti”.

    Per quanto riguarda la Russia è difficile apprezzare pienamente un paese che offre una prospettiva di vita media per la popolazione maschile di circa 55 anni.
    Alcool e petrolio sono la ricetta per la disgregazione sociale.
    I proventi delle risorse naturali possono essere un vantaggio quanto uno svantaggio per lo sviluppo economico e umano del paese che le detiene.

    Controllo della stampa ed uno Stato che si è fatto promotore della diffusione, soprattutto tra i giovani, di un forte “nazionalismo” sono la cura alla crisi della società russa offerta dal Cremlino.
    Sono sintomo di un desiderio di autoritarismo e di ordine civile diffuso che esprime però una perdurante debolezza interna del potere.

    Mi pare che paesi confinanti con la Russia lecitamente vogliono essere rassicurati sulla certezza dei rifornimenti energetici e di non venire minacciati anche militarmente.

    Putin, nonostante tutto, sembra agire in politica estera in modo calcolato secondo quelli che sono gli interessi nazionali russi.

    Questo però non vuole dire che sarà sempre così in futuro.
    L’Occidente ha bisogno di una Russia che ha fiducia in se stessa ma che al contempo dimostri di essere una società aperta e dinamica , non chiusa e disperatamente aggrappata ad un passato senza futuro.

  2. Russia, l’Orso cattivo non esiste più
    Ho letto il Vs articolo sulla Russia di oggi 2007
    Si in Parte cindivido le vostre riflessioni sul-
    la situazione odierna della nazione Russa.
    Una cosa che per esempio non ho gradito come cit-
    tadino europeo è stato quando Busch ha deciso
    insieme alla NATO di installare lo scudo spaziale
    in R.Ceca e Polonia senza mettersi daccordo con
    la Russia sulle modalità di impiego in caso di
    necessità. Secondo me è stata una manovra sbagliata da parte della Casa Bianca. Oggi se c’è
    una cosa di cui noi europei non abbiamo più biso-
    gno è una nuova guerra fredda con la Russia.
    Sarebbe stato bene che l’America avesse dimostrato più buona volontà e avesse accettato
    la proposta del premier russo Putin di installare
    una parte dello scudo in Uzbechistan (mi sembra di
    ricordare). Questo avremme stemperato la tensione fra i due paesi e non si sarebbe ritornati a rie-
    sumare il pericolo dell’Orso sovietico.

    Per quanto riguarda le libertà democratiche in Russia, noi europei faremo un buon servizio al-
    la nazione Russa cercando di aiutarla ad uscire
    da quell’impasse di nazione talvolta autoritaria
    aumentando gli scambi commerciali e culturali.

    Lo sviluppo dei popoli e il rispetto tra di essi
    è l’unica medicina che ci permette di costruire
    una pace duratura nel tempo.

    Piantare una bandiera sotto il Polo Nord mi sembra
    un’idea che ha più del propagandistico. Se c’è
    l’oro nero la sotto, come qualcuno asserisce,
    deve costare un patrimonio la sua estrazioene.
    Non so se conviene oppure no, è una cosa che solo
    gli esperti sono in grado di sapere.

    Ho visto e appreso dal Vs giornale, che la Russia
    fa esercitazioni militari con la Cina in funzione
    antioccidentale (USA+NATO), sarebbe il caso di
    adoperarsi per tirarla dalla nostra parte e non
    lasciarla alla Cina. A nio avviso i due veri
    avversari economici e militari da cui dovremo
    difenderci saranno la Cina e l’India. Sarà bene
    non dimenticarcelo.

  3. Un bell’articolo, finalmente
    Un bell’articolo, finalmente qualcosa che non grida all’avanzata sovietica e alla rovina ormai prossima.

    Per quanto riguarda l’unico commento presente, beh, non conosco quali siano le vostre fonti ma non ho mai sentito parlare di aspettativa di vita di 55 anni…tantomeno nei miei frequenti viaggi in Russia ho mai visto un granché di alcolizzati…siamo nella media, ogni nazione è paese.

    Purtroppo è difficile sfatare dalla mente delle deviate masse quanto i media politicamente influenzati hanno inculcato nella mente per anni.

    Chissà per quanti anni ancora dovremo assistere alla demonizzazione di questo paese.

    Chissà per quanti anni dovremo ancora assistere nei telegiornali a collegamenti in “diretta” da Mosca con filmati datati, che danno l’impressione di vecchio e povero(fateci caso).

    Sono un commerciante italiano e sapete cosa dico?

    Viva la Russia,paese immenso e ricco che altro non può fare che continuare a svilupparsi esponenzialmente e che mi ha salvato dalla rovina economica causata da questo governo democratico europeista di delinquenti.

    Saluti.

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